Il
territorio iracheno è sottoposto ai bombardamenti delle truppe
anglo-americane da diversi giorni, l'opinione pubblica mondiale
assiste inerme alla morte di numerose vittime tra i civili
residenti in Irak, persone innocenti che vivono in questo Stato
perché vi sono nate o hanno deciso di trasferirvisi per motivi
di studio o lavoro dagli Stati limitrofi. Tra questi vive da
lungo tempo anche una consistente comunità armena che,
insediatasi in Mesopotamia già prima dell'VIII secolo d.C., si
è accresciuta durante il periodo abbasside [VIII – XIII
secolo], quando il numero degli Armeni a Baghdad, così come a
Bassora e nei suoi dintorni, aumentò notevolmente. La
costituzione di una diocesi armena nel 1222 ha ulteriormente
incentivato l'incremento degli Armeni in Irak.
All'inizio
del XVII secolo vi fu una seconda ondata migratoria, quando lo
Scià di Persia, Abbas I, costrinse gli Armeni ad emigrare dal
territorio della Grande Armenia, cosicché molti trovarono
rifugio in Irak. Questa comunità armena, all'indomani del
genocidio perpetrato dai Giovani turchi nel 1915, ospitò molti
sopravvissuti al massacro, nel 1920 si contavano circa 90.000
rifugiati, molti dei quali hanno in seguito lasciato il
territorio per emigrare verso Occidente, mentre una parte ha
preferito tornare nella Repubblica Socialista Sovietica
d'Armenia, durante il rimpatrio degli anni Quaranta.
Oggi
il numero degli Armeni è notevolmente diminuito se ne contano,
infatti, secondo alcune fonti circa 40.000, mentre altre
affermano che attualmente la comunità non consta di più di
20.000 membri. Dediti al commercio e alle libere professioni gli
Armeni, concentrati soprattutto nella capitale Baghdad, ma anche
a Kirkuk, Mosul e Zakho nel nord e a Bassora nel sud, hanno
goduto sempre di una certa libertà in quanto considerati
tradizionalmente una comunità fedele e non coinvolta nelle
lotte politiche del paese ospitante. Proprio per questa ragione
anche l'attuale regime iracheno, guidato da Saddam Hussein, ha
permesso una certa libertà alla comunità armena; ciò
nonostante, a seguito della prima guerra del Golfo nel 1991 ed
al successivo embargo, molti Armeni hanno preferito emigrare
verso l'Europa occidentale e gli Stati Uniti.
Principale
luogo di aggregazione degli Armeni dell'Irak sono le chiese, ma
sono presenti anche diverse associazioni armene quali l'Unione
Generale Armena di Beneficenza (UGAB) dal 1911, l'Unione dei
Giovani Armeni dal 1926 e l'Unione Generale degli Sportivi
Armeni (F.M.E.M.), sono però assenti i partiti politici
nazionali armeni perché ufficialmente vietati dal governo.
Della sorte dei connazionali armeni,
che sono in pericolo a causa dei bombardamenti delle truppe
anglo-americane, si stanno preoccupando le istituzioni statali
ed ecclesiastiche armene, ma, già prima che cominciasse il
conflitto, anche diverse associazioni armene della diaspora
hanno manifestato la loro solidarietà facilitando
l'accoglienza
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di
coloro che hanno preferito lasciare l'Irak, trasferendosi in
Siria, in Libano o in Giordania. In particolare nella capitale
giordana, Amman, il Consiglio Mondiale delle Chiese, il cui
presidente è il Catholicos degli Armeni di Cilicia Sua Santità
Aram I, sta organizzando un centro di assistenza umanitaria aperto
a tutti i rifugiati provenienti dall'Irak indipendentemente dal
loro credo religioso, in cooperazione con il Consiglio delle
Chiese del Medio Oriente e altre organizzazioni ecumeniche.
Accanto
all'aiuto prontamente offerto da tutte le diocesi armene degli
Stati limitrofi, Iran, Siria e Paesi del Golfo anche il governo
armeno si è adoperato perché a tutti gli Iracheni di origine
armena fossero semplificate le formalità per ottenere il visto
per l'Armenia e, il ministro degli affari esteri della Repubblica
d'Armenia, Vartan Oskanian, ha indicato la possibilità di aprire
delle vie di transito attraverso l'Iran.
Diversamente
dagli altri due Stati transcaucasici, l'Azerbaigian e la Georgia,
l'Armenia non si è affiancata agli Stati Uniti nella coalizione
per il disarmo dell'Irak, il ministro degli Affari Esteri, Vartan
Oskanian, ha dichiarato che il disarmo dell'Irak, sia esso per vie
pacifiche o meno, deve avere l'appoggio del Consiglio di sicurezza
delle Nazioni Unite. La politica estera del governo di Erevan,
preoccupa però certi ambienti armeni che accusano la cosiddetta
politica di "complementarità", tra la Russia e gli
Stati Uniti, di essere sbilanciata a favore della prima.
Intanto
il governo armeno ha respinto l'appello statunitense di rompere le
relazioni diplomatiche con l'Irak con l'espulsione dei
rappresentanti del governo di Baghdad.
Nonostante
le misure prese dalle istituzioni statali e religiose, la maggior
parte degli Armeni residenti in Irak non ha abbandonato il
territorio iracheno. Secondo il comunicato diffuso da Sua
Eccellenza Mons.Vartan Ashkarian, vicario generale del Patriarca
di Cilicia degli Armeni cattolici, il 26 marzo 2003, a proposito
di una sua conversazione telefonica con il primate della Chiesa
cattolica armena d'Irak, Mons. Andon Atamian, la condizione della
comunità armena in Irak è attualmente tranquilla: nessun armeno
sembra esser stato ferito e nessun edificio appartenente alla
comunità è stato colpito dai bombardamenti. Inoltre, Mons.
Atamian ha riferito che la chiesa armena cattolica è stata
adibita a rifugio dove si svolgono regolarmente riti religiosi e
sono stati preparati viveri e medicinali per aiutare i bisognosi,
la chiesa è aperta a tutti gli iracheni senza distinzioni etniche
o religiose, ciò che è stato apprezzato anche dai rappresentati
del governo iracheno recatisi per un controllo nella chiesa prima
del conflitto. Infine Mons. Atamian ha sottolineato che lui e gli
altri Armeni cattolici non hanno intenzione di allontanarsi dall'Irak,
uno Stato nei cui confronti hanno amore e riconoscenza sia come
cittadini che come Armeni.
Indice
akhtamar@comunitaarmena.it
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