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Come
conclusione del ciclo di lezioni organizzate nella primavera 2002
dalla Societas Veneta per la storia religiosa si è svolto
il 7 giugno 2003, a Padova, il convegno Dal Caucaso al Veneto.
Gli Armeni tra storia e memoria, sulla cultura e la storia
armena. I relatori – Boghos Levon Zekiyan, Antonia Arslan e Aldo
Ferrari, noti specialisti della materia in Italia e all’estero
– si sono soffermati su alcuni concetti chiave: innanzitutto
sulla grande capacità di integrazione del popolo armeno con la
cultura dove è si trovato a vivere, senza per questo perdere o
rinunciare alla propria identità: ciò si può dire costituisca
per tutti un esempio di come si possa davvero essere cittadini del
mondo preservando le proprie radici. Sottolinea, infatti, Zekiyan
che gli armeni erano ben inseriti nella società ottomana
dell’Ottocento: ciò dimostra anche la scarsa influenza della
componente religiosa – in contrasto con quanto si potrebbe
pensare al giorno d’oggi – e la conseguente preponderanza
delle motivazioni ideologiche, politiche ed economiche, nella
decisione del governo dei Giovani Turchi di eliminare il popolo
armeno dall’Anatolia dal 1909 in poi, e di dar l’avvio a
quello che viene oggi considerato il primo genocidio del
Ventesimo Secolo.
Altro
tema toccato è stata la questione dell’ “alterazione
storica” operata dal governo turco (e non solo) sin dagli anni
Venti e ancora oggi problema chiave nella risoluzione della
questione armena: fintantoché, infatti, il genocidio del popolo
armeno non verrà ufficialmente riconosciuto da parte della
Turchia e degli altri Stati Europei, fintantoché i manuali
scolastici, le mostre nei musei, le sale cinematografiche
“dimenticheranno” che per più di mille anni un popolo ha
vissuto nella sub-caucasia e improvvisamente nel secondo decennio
del Novecento è sparito, la storia rimarrà incompleta e non
potranno essere scritte né la parola “giustizia” né la
parola “pace”. Il “reato di pensiero” ancora vigente nel
codice penale turco condanna a tutt’oggi al carcere quanti,
anche tra i turchi, vogliano sia detta e scritta la verità su
quanto capitò a circa un milione e mezzo di armeni all’inizio
del secolo, ma più della legge può l’ignoranza, cosicché è
il concetto di “rimozione” quello su cui è stata attratta
infine l’attenzione del pubblico che numeroso ha affollato la
Sala S. Luca, nell’Abbazia di Santa Giustina, sabato 7 giugno.
Il caso armeno è un classico esempio di “rimozione storica”
tanto che gli stessi sopravissuti affetti dal terribile senso di
colpa causato dall’essersi salvati (caso studiato in psicologia
come sindrome armena) per anni non hanno raccontato la loro
storia, nemmeno ai propri figli.
Sicuro
antidoto alle “dimenticanze” della nostra epoca il convegno di
Padova ha offerto un importante momento di riflessione e
approfondimento sulla questione armena e mediorientale,
proponendosi anche come vetrina dove presentare le novità
editoriali e cinematografiche sull’argomento, tra cui il volume,
che dà il nome al convegno, Dal Caucaso al Veneto. Gli Armeni
tra storia e memoria (2003, Adle edizioni) che raccoglie in
buona parte i testi delle lezioni svolte nella primavera 2002
dalla Societas Veneta per la storia religiosa,
approfondendo la questione dell’identità culturale e religiosa
del popolo armeno (B. L. Zekiyan), le “tecniche” che hanno
permesso di realizzare il massacro e i “silenzi occidentali”
che lo resero possibile (A. Arslan), per concludere infine con il
tracciare i profondi legami che uniscono gli Armeni all’Italia e
in particolare a Venezia (A. Ferrari).
Indice
akhtamar@comunitaarmena.it
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