Si
è tenuta ieri, giovedì 6 maggio 2004, a Roma presso la Sala
Marconi della Radio
Vaticana gremita di gente, la presentazione del romanzo della
professoressa Antonia Arslan La masseria delle allodole,
edito da Rizzoli.
Dopo la
lettura del telegramma inviato dall'Armenia da S. E. Gaghik
Bagdassarian, Ambasciatore della Repubblica d'Armenia,
attraverso il quale Sua Eccellenza l'Ambasciatore ha espresso
un ringraziamento agli organizzatori per l'invito rivoltogli e
si è scusato per la
sua assenza dovuta a motivi indipendenti dalla sua
volontà, il moderatore Robert Attarian ha dato il benvenuto
al numeroso pubblico cedendo poi la parola a Padre Federico
Lombardi, Direttore Generale della Radio Vaticana. Nel suo
intervento Padre Lombardi ha ricordato la diffusa presenza del
popolo armeno nel mondo ed ha sottolineato come la Sezione
Armena della Radio Vaticana – con la cui collaborazione è
stato organizzato l'evento – interagisca con le diverse
comunità armene sparse nei cinque continenti, nel tentativo
di venire incontro alle esigenze di ciascuna di esse e di
soddisfarne le richieste. Padre Lombardi ha definito il popolo
armeno degno di rispetto ed ammirazione non solo per essere il
primo popolo convertitosi al cristianesimo, ma anche per non
aver perso la propria fede a seguito della tragedia del
genocidio.
Alle
toccanti parole di Padre Lombardi è seguito l’intervento di
Flavia Amabile – giornalista de La Stampa e coautrice,
assieme a Marco Tosatti, di due opere concernenti la storia
popolo armeno, I baroni di Aleppo e La vera storia
di Mussa Dagh - cui era stato affidato il compito di
presentare il romanzo; a tal fine Flavia Amabile ha scelto di
far parlare l'autrice stessa, porgendole interessanti domande
allo scopo di far luce sulle motivazioni che l'hanno spinta a
comporre tale opera in questo momento della sua vita, e di
riflettere sui temi affrontati nel romanzo e sul ruolo di
taluni personaggi. La professoressa Antonia Arlan ha deliziato
il pubblico con risposte capaci di catturarne l'attenzione e
di mantenerla viva grazie alla sapiente miscela di racconti di
memorie familiari e di riflessioni generali di carattere
scientifico, oscillando tra ironia e sobrietà e dimostrando
una straordinaria capacità di comunicazione con il pubblico.
Di
particolare interesse sono state le riflessioni circa il grado
di istruzione della popolazione armena di Anatolia nel XIX-XX
secolo, in particolare sull'educazione femminile che ha
consentito alle donne armene di assumere un ruolo decisivo per
la sopravvivenza del popolo armeno durante e dopo il
genocidio; quelle sulla psicologia del sopravvissuto, con vari
riferimenti a teorie e a risultati di ricerche scientifiche
operate da psicologi americani di origine armena, e quelle
sulla figura del "turco buono" e più in generale
dell'uomo medio turco, attraverso la rievocazione di uno dei
personaggi del romanzo.
A
conclusione dell'intervista di Flavia Amabile, si è dato
spazio alle domande dei presenti, che hanno consentito
all'autrice di esprimersi su temi attuali, quali la
progressiva sensibilizzazione di un pubblico sempre più
numeroso nei confronti del genocidio degli armeni attraverso
la pubblicazione e la diffusione di romanzi che rievocano
fatti concernenti le vittime del genocidio e loro famiglie. In
un contesto più propriamente italiano, l'autrice ha
sottolineato la vivacità culturale che caratterizza le
piccole ma laboriose comunità italiane, ed in particolare ha
sottolineato come i giovani della Comunità Armena di Roma
abbiano saputo sfruttare al meglio le opportunità concesse
dai moderni mezzi di comunicazione, in particolare l'efficacia
del sito internet www.comunitaarmena.it
da essi creato e gestito, che consente di dare una sempre
maggiore visibilità alla realtà degli armeni d'Italia e,
soprattutto, consente agli armeni di interagire tra loro e di
interagire con tutti coloro che si interessano alla storia ed
alla cultura di questo antico popolo.