|
Se
ne parla, finalmente! E’ proprio, crediamo, il caso di dirlo.
Un
bellissimo film, dibattiti, libri e non ultima una casa editrice con un’intera
collana tutta dedicata al dramma del popolo armeno, all’olocausto voluto dai
“giovani turchi”, gli ufficiali nazionalisti che, deposto il Sultano,
crearono la Turchia moderna, un Paese troppo importante per la strategia degli
Usa e che peraltro rischiamo di ritrovarci in Europa senza nemmeno le scuse …
per quel crimine abietto commesso dal 1915 al 1923. In effetti, il Parlamento
Europeo già nel 1987 riconobbe pubblicamente la necessità di ricordare, a
perenne memoria, il genocidio, ma da analogo dibattito nel 2002 nulla fu
deliberato.
Desideriamo
qui proporre che la Regione Puglia, stante i vincoli di carattere storico,
culturale ed in passato ed in prospettiva anche economici con l’Armenia,
esprima la necessità che la Turchia riconosca il genocidio e proponga per un
prossimo futuro l’ ingresso anche di Armenia e Georgia nella Unione Europea.
Profilo Storico del popolo armeno
Gli
Armeni sono vissuti per secoli su un vasto territorio compreso fra la parte
nord-orientale dell’attuale Turchia e le terre a nord dell’ Impero Persiano
su fino alle cime del Caucaso. E’ la storia quindi di una Nazione eternamente
contesa da grandi imperi: persiano, romano, ottomano, russo, e che nel corso dei
secoli è stata invasa e saccheggiata da tanti eserciti fra i quali i Turchi
Selgiuchidi ed i Mongoli.
L’Armenia
indipendente dei nostri giorni si estende nel sud della Transcaucasia e confina
con la Georgia, l’Iran, la Turchia e l’Azerbaigian.
La
popolazione – tre milioni e mezzo di abitanti - è composta al 98% da Armeni.
L’origine
di questo popolo va con tutta probabilità ricercata in Frisia ma la loro
presenza nel Caucaso è documentata sin dal X secolo a.C. Una volta giunti in
queste terre essi si fusero con la popolazione autoctona di stirpe turrita,
discendente dagli antichi regni.
Il
primo nucleo di stato armeno fu il regno di Urartù, IX-VII secolo a.C. Nel 782
a.C. fu fondata la capitale Erevan.
L’area
abitata dagli Armeni si estendeva su un territorio particolarmente aspro, assai
vasto, intorno al monte Ararat comprendendo anche territori che dai monti
dell’Anatolia giungevano ad altopiani dell’Iran.
Una
leggenda armena narra che quando Dio creò la terra buttò tutte le pietre in
Armenia!
Indipendente
dal X all’VIII secolo a.C., subì le invasioni dei cimieri, degli sciiti, dei
persiani ed infine delle armate di Alessandro Magno.
Unificata
dal re Tigran l’intera regione venne a lungo contesa fra le milizie romane ed
i parti, che per decenni si scontrarono nell’intero territorio.
L’Armenia
fu quindi occupata definitivamente da Traiano, divenne provincia romana ed il
suo popolo nel 301 d.C., per volere del re Tiridate III, si convertì, primo al
mondo, al Cristianesimo. Gli Armeni avrebbero poi pagato duramente nel corso dei
secoli questa scelta!
Gli
Armeni abbracciarono il cristianesimo nella versione monofisita e questa
particolare fede religiosa assieme alla lingua armena divennero da allora i
capisaldi dell’identità nazionale armena. Essa si caratterizzerà quindi, nei
secoli, per essere autonoma culturalmente rispetto alla Chiesa di Roma ed
all’Occidente, ma anche assolutamente differente dai confinanti Paesi arabi o
comunque a prevalenza islamica. Già dalla battaglia di Avarayr nel 451 il
generalissimo Vardan Mamikonian diceva ai suoi soldati: “ Chi credeva che il
cristianesimo fosse per noi come un indumento , ora intenda che non può
strapparcelo come il colore della nostra pelle”.
Il
cristianesimo penetrò in Armenia per due vie concomitanti, dal sud e dall’
ovest, ossia da Emessa e da Cesarea di Cappadocia.
Nel
387 l’Armenia fu divisa fra persiani e bizantini, nel VII secolo venne
occupata dagli arabi. E’ dell’862 il vangelo della regina Mlkè, del X
secolo la predicazione di Gregorio di Narek.
Diventata
nuovamente indipendente sotto i bagraditi, l’Armenia mantenne una specificità
nazionale fino al 1064, anno dell'invasione turca.
Gli
armeni ripararono in Cilicia dove diedero vita alla “piccola Armenia” una
sorta di stato indipendente armeno in esilio, rimasto in vita fino
all’invasione dei mamelucchi.
Nell’Armenia
occupata dai Turchi, dopo dure lotte, s'insediarono, nel 1240, i mongoli
provenienti dall’Asia orientale.
Nel
1512 a Venezia , fu edito a stampa il primo libro in armeno.
Tra
il XVII ed il XVIII secolo avvenne la spartizione dei territori armeni fra
turchi ad occidente e persiani ad oriente. Fra il 1602 ed il 1604, molti armeni
furono deportarti in Persia.
L’Impero
Ottomano operò nei confronti degli Armeni con relativa tolleranza. Essendo un
popolo cristiano gli Armeni secondo la Sharia erano, comunque, cittadini di
second’ordine, tutelati ma con pesanti discriminazioni.
Nel
1829 l’Armenia orientale venne annessa alla Russia zarista ed unificata in
provincia con Azerbaigian e Georgia.
L’inizio
del genocidio
Nella
zona occidentale il governo di Costantinopoli intensificò la repressione del
nazionalismo armeno cercando di spezzare i legami religiosi del cristianesimo
ortodosso d’Armenia con i paesi europei dell’area mediterranea, in
particolar modo con Roma.
Il
declino della potenza ottomana, la conquista dell’indipendenza del popolo
greco, le spinte nazionalistiche nel Caucaso contribuirono alla rinascita del
sentimento nazionale armeno.
Alla
fine dell’ottocento lo Stato turco era ormai in piena ed irreversibile crisi.
Di quest'occasione cercarono di approfittare le potenze europee ed il rinato
nazionalismo armeno.
Nel
1984, infatti, i partiti nazionalisti armeni, con l’aiuto di altre formazioni,
attuarono una radicale opposizione interna, che diede vita ad un'insurrezione
popolare sostenuta, anche finanziariamente, dalla Francia e dalla Gran Bretagna.
L’azione
degli irredentisti armeni si articolò su due piani: a Costantinopoli il
Patriarcato armeno sollevò il riconoscimento della specificità armena mentre
nell’Armenia “storica” nacquero i primi partiti rivoluzionati armeni
clandestini.
Il
sultano Abdul Hamid II preoccupato del rafforzamento del sentimento nazionale
armeno che poteva contare, fra l’altro, anche sull’ appoggio delle floride
comunità degli Armeni dell’ Impero, in larga parte operanti nel commercio dei
più vari beni, rispose con una dura repressione che eliminò fisicamente dai
200.000 ai 300.000 armeni nel periodo 1895-1897. La repressione costrinse
inoltre una considerevole minoranza armena, circa 400.000 persone, ad emigrare
in Russia. Tutto questo avvenne sotto gli occhi delle potenze europee che, come
avverrà anche in un prossimo futuro, non riusciranno ad intraprendere alcuna
seria iniziativa per soccorrere gli armeni.
La
repressione sortì quindi gli effetti sperati dal governo turco: furono
arrestati i leader nazionalisti e religiosi e conseguentemente annullate le
velleità espansionistiche delle potenze europee.
Gli
Armeni crearono la Federazione Rivoluzionaria Armena, detta Dachnak, con basi
nella vicina Armenia russa.
Nel
1908 la situazione precipitò. Un gruppo di ufficiali, i “Giovani Turchi”
animati da sentimenti nazionalisti e riformisti, tentò un colpo di stato contro
il governo e l’ala dura dell’esercito. Fra le linee programmatiche del
movimento vi era la costituzione di una federazione fra i popoli già
costituenti l’Impero Turco. Questo sentimento insieme nazionalista e
sopranazionale escluderà però gli Armeni considerati anche dai Giovani Turchi
un’insidia da annientare.
Nel
1909, in Cilicia, avvengono i primi massacri: 30.000 armeni vengono uccisi dalle
milizie del partito Ittihad ve Terakki (Unione e progresso).
Queste
azioni barbare furono il risultato dell'ideologia che aveva ormai impregnato il
partito allontanandolo dagli iniziali principi “liberali”, derivanti anche
dall’adesione di alcuni dei suoi principali esponenti alla massoneria.
La
nuova base ideologica era quindi un intreccio fra panturchismo e turanismo, in
pratica l’attualizzazione di miti antichi con moderne finalità che fra
l’altro comprendevano l’identificazione fra indipendenza nazionale e purezza
razziale.
Intanto
il governo si trasforma in una sorta di dittatura oligarchica affidata a tre
uomini forti: Djemal, Enver e Talaat che ottengono i ministeri della Marina,
della Guerra e dell'Interno.
La
Grande Guerra e lo sterminio
La
Grande Guerra offre al governo turco l’opportunità di “chiudere i conti”
con gli Armeni. La Turchia entra in guerra a fianco degli Imperi centrali,
Austria e Germania, contro Russia e potenze occidentali.
Gli
armeni si dividono: chi è per la neutralità, chi si propone di combattere
comunque per la Turchia in quanto cittadini ottomani e chi infine si schiera con
i Russi.
L’inizio
del conflitto vede il prevalere delle forze russe. La Terza Armata turca è
infatti male equipaggiata, le condizioni climatiche sono sfavorevoli. I soldati
turchi si convincono che la sconfitta va attribuita ai traditori armeni.
In
realtà gli armeni sono sì presenti fra le forze russe ma trattasi di cittadini
russi e non turchi !
Ormai
il sentimento di odio etnico divampa. Fra il dicembre 1914 ed il febbraio 1915
il Comitato centrale del partito Unione e Progresso, guidato da due medici –
Nazim e Behaddine Chakir – pianifica la totale soppressione degli armeni come
popolo. Viene creata la famigerata "Organizzazione speciale", una
struttura paramilitare alle dipendenze del ministero della Guerra, ufficialmente
incaricata di operazioni spionistiche oltre confine, ma segretamente incaricata
di sterminare gli armeni (ai messaggi ufficiali di non toccare la popolazione
armena seguivano contrordini di segno opposto). Furono inoltre create squadre di
irregolari – i tchété – costituite di detenuti comuni scarcerati ed
addestrati per le operazioni più sporche.
Il
piano scatta tra il gennaio e l’aprile 1915: i soldati armeni inquadrati
nell’esercito turco, vengono disarmati, raggruppati con la scusa di eseguire
lavori di ricostruzione ed eliminati lontano dai centri abitati.
Alla
fine di aprile, con il pretesto di una rivolta armena scoppiata a Van, 2345
notabili armeni di Costantinopoli vengono arrestati, nei mesi successivi tutta
l’élite intellettuale (scrittori, giornalisti, poeti come Daniel Varujan,
parlamentari come Krikor Zohrab) vengono deportati verso l’ interno
dell’Anatolia e massacrati lungo il percorso. Tra il mese di maggio ed il
luglio dello stesso anno gli armeni di sette province orientali – Erzerum,
Bitlis, Van, Diyarbakir, Trebisonda, Sivas e Kharput – vengono eliminati. Gli
uomini sono uccisi sul posto mentre donne, bambini ed anziani vengono deportati
verso il deserto che raggiungono con lunghe marce. Il trasferimento forzato ha
lo scopo di farli morire di fame e stenti o per mano di nomadi curdi che
attaccano i convogli su istigazione del governo.
Già
nell’agosto del 1915, quindi, il governo turco è riuscito ad eliminare
completamente gli Armeni dalla Anatolia orientale. Scatta quindi la seconda fase
del genocidio con l’ eliminazione degli Armeni dalle altre zone della Turchia,
in particolare quelle occidentali, come la Cilicia.
I
sopravvissuti vengono raccolti in campi di concentramento in Siria , alcuni
vengono deportati in Mesopotamia , a Deis es-Zor dove il martirio del popolo
armeno, nel luglio del 1916, diventerà il simbolo del genocidio armeno.
Nel
giro di un anno vengono uccisi un milione e mezzo di armeni mentre centomila
bambini armeni vengono affidati a famiglie turche e curde.
La
fine della guerra e del sogno d’ indipendenza
Con
la sconfitta della Turchia nella prima guerra mondiale sembrò possibile che gli
Armeni sopravvissuti al genocidio potessero costituire uno Stato indipendente
così come i Curdi.
Queste
almeno erano le risultanze degli Accordi della Conferenza di Pace e del
conseguente Trattato di Sèvres nell’agosto del 1920.
Paradossalmente,
però, le pressioni dei vincitori per processare i responsabili dello sterminio
servirono a rinfocolare il nazionalismo turco ed a scatenare nuove persecuzioni.
Dopo
la caduta del Sultano Abdul Hamid e finita la stagione dei Giovani Turchi, prese
il potere il leader nazionalista Mustafà Kemal, deciso ad imporre alla Turchia
una svolta modernista e laica , non scevra quindi di dolorose rinunce che si
pensava di poter compensare con nuovi slanci populisti.
Sfruttando
la diffidenza fra le potenze occidentali e la Russia bolscevica ed in violazione
del trattato di Sèvres Kemal ordinò alle sue truppe di invadere l’Armenia e
con l’aiuto della rediviva Organizzazione speciale riprese le violenze
antiarmene che culminarono nell’incendio di Smirne nel settembre del 1922.
La
conferenza di Losanna nel 1923 annullò gli accordi di Sèvres cancellando le
espressioni Armenia ed armeno persino dai protocolli. L’Europa aveva di fatto
dato l’avallo al genocidio.
La
II Guerra mondiale ed i conflitti degli ultimi decenni
Con
la Conferenza di Losanna l’unica entità statuale “armena” rimase quella
sovietica. Entrata già nell’influenza sovietica nel 1920 due anni più tardi
entrerà ufficialmente a far parte dell’ Unione dove nel 1936 diverrà
Repubblica autonoma.
La
fede cristiana degli Armeni sarà motivo di profonde e continue persecuzioni da
parte dei comunisti sovietici tanto che nel 1941, allo scoppiare delle ostilità
fra Germania ed URSS buona parte della popolazione armena simpatizzerà per la
causa dell’Asse e tremila armeni moriranno arruolati nelle divisioni di
volontari anticomunisti aggregati ai Tedeschi.
Con
la fine del conflitto la regione sarà definitivamente spartita fra Iran ,
Turchia ed URSS e sulla causa del popolo armeno e delle tragiche vicende del
genocidio scenderà un velo di colpevole silenzio.
La
questione armena ritornerà alla ribalta della scena politica internazionale
solo intorno ai primi anni settanta grazie alle attività della ASALA, Armata
segreta armena per la liberazione dell’Armenia.
Questo
gruppo militante radicale fu il diretto erede dei primi movimenti
indipendentisti che avevano contrastato anche armi in pugno l’impero ottomano
alla fine dell’ ottocento: l’Hintchak ed il Dachnak.
Nei
primi anni settanta crearono basi operative in Europa e nelle aree più calde
del Medio Oriente.
Il
loro obiettivo era riportare la questione armena al centro dell'attenzione
internazionale ed ottenere il diritto ala formazione di uno stato armeno
indipendente e riconosciuto dalle Nazioni Unite.
L’ASALA
colpì quindi diplomatici, militari, politici e personalità turche rivendicando
la paternità degli attentati.
Le
azioni erano ben organizzate sotto un profilo militare perché l’ASALA aveva
raggiunto anche un accordo con l’ OLP per scambio di mezzi ed uomini.
In
Europa fu la Francia la principale base dell’ ASALA che potè contare sul
sostegno di parte dei trecentomila francesi di ascendenza armena, comunità che
annovera anche nomi celebri del mondo della cultura e dello spettacolo, fra cui
il cantante Charles Aznavour, impegnati nella difesa dell’ identità armena.
Furono
quindi numerose le azioni in Francia fra il 1975 ed il 1983, nel 1984 altra
spettacolare azione a Vienna ma alcune azioni furono eseguite anche in Turchia.
Le
azioni dell’ ASALA cessarono intorno alla metà degli anni ottanta per due
ragioni: il riconoscimento via via crescente dell’ olocausto armeno perpetrato
dai turchi e l’inizio della riscossa nazionale armena nella Unione Sovietica
con la perestroika di Gorbaciov.
Era
ampiamente prevedibile, infatti, che da quel caleidoscopio di situazioni
cristallizzate che erano i regimi comunisti, e l’URSS in particolare,
divampasse immediatamente il fuoco della ribellione non appena le maglie della
tirannia fossero state allentate.
Tra
la fine del 1988 ed i primi mesi del 1989 nel territorio del Nagorny –
Karabach posto dal 1922 sotto l’amministrazione dell'Azerbaigian, ma a
larghissima maggioranza etnica armena iniziarono grandi manifestazioni di piazza
della comunità armena.
A
queste seguirono la repressione degli Azeri con decine di armeni trucidati. Gli
Azeri, popolo di incerta origine asiatica, non riconoscono i diritti degli
Armeni ed osteggiano la presenza della fede cristiano-apostolica degli armeni
presenti in maggioranza nella provincia del Nagorny – Karabak.
Fu
necessario l’intervento delle truppe russe per pacificare l’instabile zona
del Caucaso peraltro quasi tutta in fiamme in quegli anni, e riportare una
tregua che a tutt'oggi è fragile e si regge su uno status quo in difficile
equilibrio.
Anche
in Iran nei primi anni del dopo rivoluzione komeinista la minoranza armena è
stata oggetto di dure discriminazioni per poi essere sostanzialmente tollerata
dal regime teocratico islamico.
Nell’
Iraq del laico Saddam Hussein, invece, i circa trentamila armeni non hanno mai
subito vere vessazioni in quanto Armeni o cristiani ma notevole è stato
l’esodo così come per gli altri cristiani.
Analoga,
sostanzialmente la situazione in Siria. Piccole comunità di Armeni sono
presenti anche in Libano ed in Palestina, sia in Israele che nei territori
palestinesi, ed ancora in Egitto.
Il perché
del genocidio
Ancor
oggi la Turchia con l’appoggio di USA ed Israele cerca di negare o di
minimizzare le cifre e la drammaticità dell’olocausto armeno, sovvenzionando
anche pseudo storici di varie nazionalità. Troppe sono, però, le testimonianze
non solo armene ma di diplomatici e militari Inglesi, Americani, Italiani e di
altre nazionalità che documentarono il genocidio avendone avuta diretta
coscienza. Fra di loro spicca l’ ufficiale tedesco Armin Wagner, che a rischio
della vita, essendo un militare di un Paese alleato della Turchia nella I Guerra
Mondiale, documentò anche fotograficamente le indicibili sofferenze di questo
popolo martire.
Il
negazionismo turco poggia su tre argomenti.
Il
primo, sostenuto sin dal 1915 , cerca di ribaltare la responsabilità dei
tragici eventi accusando gli Armeni di aver tradito la Turchia tentando una
specie di genocidio antiturco. Si prendono a tal fine ad esempio alcuni attacchi
a villaggi turchi da parte di bande armene venute dalla Russia.
La
seconda tesi cerca di negare la premeditazione dello sterminio ma dall’ esame
di atti estratti nel 1988 dagli archivi ottomani emerge sostanzialmente solo una
grossolana falsificazione di documenti.
Il
terzo argomento verte sulle statistiche. Secondo il patriarcato armeno di
Costantinopoli vivevano nell’Impero Ottomano 2.100.000 persone, i turchi
dicono 1.290.000, quindi per i primi le vittime sarebbero un milione e mezzo per
i secondi fra 200.000 ed 800.000.
Perché
furono sterminati fra il 1915 ed il 1923 un milione e mezzo di Armeni di Turchia
?
Abbiamo
provato a schematizzarne alcuni motivi fra i più degni di nota con la premessa
che nell’ Impero Ottomano, erede “diretto ed ultimo” dell’ Impero
Romano, grande realtà multiculturale, multietnica e multiconfessionale, gli
Armeni furono rispettati ed in un certo senso anche protetti, ma considerati
sempre oltre che minoranza etnico-linguistica-religiosa, una realtà temibile
economicamente e politicamente inaffidabile o comunque sospetta.
Questa
è sinteticamente la ragione dei massacri hamidiani ossia del tragico precedente
dell'olocausto del 1915-1923. Alla fine dell’Ottocento, infatti, fra 50.000 e
300.000 Armeni furono sterminati perché ritenuti eversivi nei confronti del
potere ottomano già in profonda ed inarrestabile crisi. Dati precisi sui morti
non ce ne sono, stante l’assenza di testimoni attendibili, neutrali.
Già
alla fine dell’Ottocento, peraltro, l’influenza delle idee di rinascita
nazionalista avevano permeato la ricca borghesia armena dove fiorivano le logge
massoniche che tanta importanza avranno anche nella genesi del movimento dei
giovani turchi e nella ideologia modernizzatrice di Mustafà Kemal “Ataturk”.
Gli
Armeni costituivano per il Sultano, così come per chi lo detronizzò nel 1908,
una pericolosa enclave cristiana nel cuore della madrepatria turca, non cioè
una realtà periferica come Serbi, Bulgari, Greci.
Altra
grave “colpa” … era di possedere una cultura ed una lingua scritta
antichissime in conflitto pertanto con il concetto base del Panturchismo: la
lingua turco-turanica è la lingua più antica dell’Umanità intera da cui,
poi, sono derivate tutte le altre … ad essa quindi debitrici …
Come
accennato gli Armeni, minoranza coesa, erano in media nettamente più colti,
ricchi e socialmente influenti rispetto ai Turchi ed alle altre nazionalità
dell’ Impero e poi dello Stato Laico turco.
Altra
causa scatenante furono i profughi mussulmani sia balcanici, ossia Bosniaci e
Bulgari , sia provenienti dal Caucaso i quali , a seguito delle sconfitte subite
dai Turchi, venivano insediati nelle regioni della Anatolia orientale
tradizionalmente abitate in larghissima maggioranza da Armeni (Costituenti
pertanto l’ Armenia occidentale dell’ ipotetico Stato Gran – Armeno nel
sogno ottocentesco di rinascita nazionale armena , elemento, però , puramente
culturale ).
L’
Impero Ottomano era pertanto vicino al collasso, anche in Nordafrica aveva perso
la Libia ceduta all’ Italia.
Gli
Armeni sono stati qui di un capro espiatorio. Neavevano pienamente le
caratteristiche, purtroppo …
L’
olocausto armeno , quindi , è la risultante di un insieme di sfortunate
coincidenze ed accadimenti, naturale epilogo della diffusione di idee quali
quella che coincidendo territorio ed etnia si debba …procedere… ad estirpare
tutto ciò che in un modo o nell’ altro è alieno !
E’
nostra opinione pertanto che né la Fede Islamica in quanto tale né tanto meno
motivi di carattere ideologico-politico possano aver prodotto un crimine di tale
portata.
Se
si considera che comunque in Turchia si celebrarono già nel 1919 alcuni
processi a carico dei responsabili del massacro degli Armeni, è davvero
singolare che dopo novant’ anni la Turchia non si assuma la piena
responsabilità di questo odioso crimine, cercando , ad esempio , di individuare
con i moderni sistemi aereofotogrammetrici le centinaia di fosse comuni ancora
ignote ma sicuramente presenti nella odierna Turchia orientale ed in Siria.
Come
ha scritto lo storico turco-americano Teren Ashcian la perdita della memoria di
questo genocidio è un grave danno per gli stessi Turchi in considerazione ,
anche , aggiungiamo noi, del prossimo ed inevitabile ingresso della Turchia
nella Unione Europea, patria comune – speriamo - di libertà, fraternità ed
uguaglianza .
La
Puglia e l’Armenia
Ancora
oggi non molti a Bari ed in Puglia conoscono il Villaggio Nor Arax, in Via
Amendola. In questo centro di raccolta i pugliesi accolsero fino a duemila
sopravvissuti allo sterminio. Sono tuttora ben visibili le ultime costruzioni di
quel campo profughi sorto nel 1926 per volere del ministro Luzzato e costituito
prima solo da un capannone vicino ad una fabbrica di tappeti e poi da sei
padiglioni di tipo Docher, residuati bellici tedeschi.
La
storia dei rapporti fra Italia, e Puglia in particolare, ed Armenia non si
limita all’accoglienza ricevuta dai profughi all’indomani delle stragi in
Anatolia.
Una
prima fonte sicura attesta l’incoronazione a Roma da parte di Nerone del re
armeno Tiridate I nel 66 d.C. Successive tracce di presenza armena si
riscontrano in epoca medievale, nell’esarcato bizantino di Ravenna. Alcuni
degli Esarchi, infatti, erano di origine armena come Narsete ( Nerses ) l’
eunuco, 541 – 568, ed Isaccio ( Sahak ), 625 – 644.
Al
primo si deve sicuramente la costruzione delle Chiese di San Teodoro e dei Santi
Germiniano e Mena a Venezia. Successivamente comunità armene si riscontrano a
Napoli, in Sicilia, a Gaeta, a Firenze.
In
seguito gli Armeni raggiunsero la Puglia, negli ultimi decenni del X secolo, al
tempo della riconquista bizantina. Di quegli anni restano tracce in documenti
notarili. Una testimonianza suggestiva ed importante, ma senza prove certe,
vuole che fosse di origine armena Curcorio uno dei promotori nel 1087 della
traslazione delle ossa di San Nicola da Mira a Bari. Agli inizi dell’XI secolo
un chierico armeno di nome Mosè fece costruire in Bari la Chiesa di San Giorgio
nei pressi della Basilica di San Nicola. Nel 1008 – 1010 il Catalano di Bari
fu un armeno: Giovanni della casata dei Curcuas (Gurgen ). Nel 1011 l’ armeno
Leone Tornikos ( Tornik ) riconquistò Bari sotto le armi bizantine.
Nello
stesso periodo tracce di presenza armene si ritrovano in Ceglie del Campo e,
successivamente, a Taranto nel XIV secolo con la Chiesa di sant’Andrea degli
Armeni ed ancora a Matera con la chiesa rupestre di Santa Maria “de Armenis
”, la cui realizzazione si deve con tutta probabilità ad un gruppo di armeni
presenti già nell’XI secolo.
Fra
il XII ed il XIV secolo la presenza armena in Italia si consoliderà grazie alle
crociate ed al regno di Cilicia, per cui il contatto degli Armeni con l’
Occidente è più immediato e non più mediato dai Bizantini.
Ritornando
al villaggio Nor Arax, che ospitò un centinaio di persone circa, esso fu
abitato da armeni giunti a Bari a partire dal 1924 su navi stracolme di profughi
provenienti dai campi di raccolta di Atene e Salonicco dove avevano trovato
asilo dopo le stragi di Smirne. Altri profughi armeni giunsero direttamente da
Smirne a Brindisi, altri raggiunsero Torino, Milano ed in particolare Venezia.
Fu
il grande poeta Hrand Nazariantz esule a Bari già dal 1913 perché condannato a
morte in Turchia, ad organizzare la loro accoglienza. In quegli anni viveva a
Bari anche il letterato Yenovk Armen che si recò in Grecia per offrire a
rifugiati armeni la possibilità di trasferirsi a Bari per intraprendere la
produzione di tappeti.
Grazie
all’ opera di sensibilizzazione svolta da Nazariantz si creò una disponibilità
da parte del governo italiano e di alcuni privati fra cui l’ing. Lorenzo
Valerio ed il suo amico l’avv. Scipione Scorcia che costituirono la “Società
Italo – Armena dei tappeti orientali “.
Lorenzo
Valerio era proprietario, infatti, di un lanificio in contrada Graziamone,
attuale Via Lattanzio, nel quartiere San Pasquale in Bari. La fabbrica di
tappeti sarà annessa al lanificio.
Hrand
Nazariantz riuscì ad ottenere dalla Società di navigazione Puglia il passaggio
gratuito dal Pireo a Bari per i suoi connazionali.
Circa
ottanta armeni giunsero così a Bari nel gennaio del 1924 ed altri quaranta
arrivarono sei mesi dopo.
I
fondi per le prime necessità degli esuli furono in primo luogo garantiti
dall’Associazione Nazionale degli interessi nel Mezzogiorno (Animi), fondata
da Umberto Zanotti-Bianco e dal circolo filologico barese, diretto da Carlo
Maranelli, geografo di origine napoletana. Il primo sito di asilo, come
accennato, fu un capannone di un'industria tessile dove poi i profughi
lavorarono con eccellenti risultati. Un anno dopo la fondazione del campo Nor
Arax, cioè nel 1927, l’Acquedotto pugliese donò una fontana garantendo l’
acqua potabile.
Principale
attività continuò quindi ad essere quella della tessitura che ebbe tale
successo da filiare poi una scuola in Calabria ed una ad Oria, nel brindisino.
A
quel tempo i principali Paesi produttori ed esportatori di tappeti erano la
Grecia, la Turchia e l’Iran. Grazie alla presenza di maestranze armene Bari
divenne un centro di produzione così come, con ben altre proporzioni, Marsiglia
dove si erano stabiliti circa trentamila Armeni.
Il
17 ottobre 1924 nel “foyer” del Teatro Margherita di Bari si svolse una
mostra di tappeti orientali prodotti dagli armeni esuli a Bari.
Non
mancavano le testimonianza strazianti fra i profughi, come quella di Santukh,
una donna armena che fu venduta ad un arabo dai turchi. Dopo aver visto morire
di stenti o massacrati tutti i suoi sedici congiunti fu presa da otto donne
arabe che la immobilizzarono e con cinque grosse spille le sfregiarono il viso.
E’
doveroso ricordare, se pur brevemente, la figura di Hrand Nazariantz cui si è
accennato in precedenza. Nato nel 1886 ad Uskudar, nei pressi di Istanbul, da
famiglia armena giunse a Bari nel 1913 per sfuggire alla condanna a morte
comminatagli per la difesa dell’ identità nazionale del suo popolo.
Giunto
in Italia strinse legami sia con esponenti della diaspora armena che con
protagonisti della cultura italiana, francese ed inglese soggiornando anche
all’estero per motivi di studio. Particolarmente intenso il rapporto di
amicizia con G.P. Luchini e E. Cardile.
Dopo
aver pubblicato presso la casa editrice Humanitas di Piero Delfino Pesce la
versione italiana dei “sogni crocefissi”, la raccolta “Vahakan” ed il
poemetto dialogato “Lo specchio” visse un periodo difficile avendo perduto
anche il posto di insegnante di inglese. Dopo il 1943 collaborò a Radio libera
Bari, fondò la rivista “Graal” sulla quale scrissero fra gli altri G.
Ungaretti ed Ada Negri e stese nel 1951 il “manifesto graalico” nel quale si
affidava al primato dell’arte assoluta la soluzione del rapporto
intellettuale-società. Nel 1952 pubblicò infine la sua ultima raccolta di
liriche, “Il ritorno dei poeti”.
Le
ristrettezze economiche ricominciarono e lo accompagnarono fino alla morte pur
sfiorando il Nobel per la letteratura nel 1953 con il poema “Grande canto
della cosmica tragedia”. Alla fine degli anni 50 fu ricoverato nell’ ospizio
di Conversano e qui visse circondato dall’ affetto e dalla stima di alcuni
giovani amici.
Morì
a Bari nel 1962 ed a Bari è sepolto grazie all’intervento di altri esuli
armeni, i Timurian, che impedirono che le spoglie fossero disperse. Lasciò
invece a Conversano tutto quello che aveva: libri, manoscritti, epistolario.
Inutile
sottolineare che la vicenda umana e culturale di Nazariantz costituisce un
ulteriore eccezionale elemento di incontro fra Puglia ed Armenia.
Hrand
Nazariantz fu sicuramente un uomo di frontiera esule in una terra di frontiera
come la Puglia. Le linee teoretiche della sua ricerca poetica sono assai
complesse: dal simbolismo francese di tipo ermetico, rosacrociano ed
occultistico egli cercò di operare una mediazione verso particolari forme di
idealismo auspicando una palingenetica rinascita dell'uomo che guarda dentro ma
anche oltre la realtà, fino agli orizzonti irrazionali dell’utopia.
L’Armenia nell’Unione Europea
Da
quanto esposto fino ad ora crediamo sia scontato il rilevante e peculiare
apporto che l’ingresso dell’ Armenia nella Unione potrà offrirci.
La
Puglia, in particolare potrebbe creare una serie di accordi bilaterali in
svariati settori considerando che praticamente tutte le infrastrutture
industriali, i trasporti, la rete alberghiera sono in via di ammodernamento.
Gli
scambi culturali riserveranno altresì innumerevoli situazioni di incontro con
questo popolo, considerando anche che la diaspora armena fornisce una serie di
stimoli propositivi nei campi più diversi fra cui non possiamo non ricordare la
medicina e l’architettura, attività in cui da sempre l'emigrazione armena si
è particolarmente distinta in ogni parte del mondo.
Infine utile segnalare la specificità
della posizione della Repubblica d’Armenia, crocevia di enorme importanza
geopolitica, cuore di una delle zone più importanti per il futuro dell’Umanità.
Luigi Antonio Fino
COMITATO PUGLIA-ARMENIA
Via
Matteotti , 24 - 70121 Bari
Cell.
335/8018103 - luigifino@libero.it
Note:
l’ autore ringrazia la Dott.ssa Emilia De Tommasi per alcune note sulla storia
dei profughi armeni a Bari.
Questo
intervento, in forma più succinta, è il contributo presentato dall'autore ai
seminari dell’Università d’estate della Repubblica di San Marino (11-13
luglio 2003).
Indice
akhtamar@comunitaarmena.it
|