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Nel
corso della storia il territorio abitato dal popolo armeno, la
cosiddetta Grande Armenia, che si estendeva per circa 600.000 km2
ed era pressappoco circoscrivibile intorno ai tre grandi laghi
Sevan, Van ed Urmia, è stato oggetto di successive invasioni da
parte di diverse popolazioni: nei tempi antichi il territorio è
stato conteso dai Romani, Parti, Bizantini, Medi, Persiani, Arabi,
Turchi e Mongoli; in tempi più recenti, nel diciannovesimo secolo
il territorio è stato amministrato dall'Impero Ottomano e
l'Impero zarista, finché, nel 1918, è stata costituita per un
biennio la Prima Repubblica d'Armenia che ha aderito poi
all'Unione delle Repubbliche socialistiche sovietiche.
La
posizione geografica strategica del territorio armeno, vero e
proprio ponte tra Oriente ed Occidente, oltre a provocare la
spartizione dell'Armenia storica attraverso successive invasioni
ha causato la dispersione del popolo armeno, cosicché si sono
costituite nel corso dei secoli importanti comunità armene nel
mondo. A lasciare l'Armenia furono soprattutto i mercanti che
percorrendo le vie della seta crearono in India ed in Cina
importanti colonie ed usufruirono di privilegi simili a quelli dei
mercanti inglesi; per la loro abilità nel commercio, gli Armeni
furono trasferiti dallo scià Abbas I nelle prime decadi del XVII
secolo ad Ispahan perché agissero da catalizzatori sulle vie del
grande commercio. Ma l'attenzione dei mercanti era rivolta
soprattutto al Mar Mediterraneo ciò che contribuì alla creazione
di comunità armene in tutto il Mediterraneo orientale in Grecia
così come a Cipro, in Bulgaria, Romania ed in Egitto e ad
Occidente in Italia ed in Francia, fino al corno d'Africa in
Etiopia.
Ma se è vero che già prima del XX secolo gli Armeni avevano
costituito diverse comunità in Asia, Africa ed Europa è solo nel
1915 che si può parlare di una vera e propria diaspora armena
perché fino a questa data ancora la maggior parte degli Armeni
viveva in Transcaucasia e nell'Anatolia orientale.
Nel
1915, mentre le grandi potenze erano impegnate a combattere la
prima guerra mondiale, 1.500.000 Armeni furono deportati e
massacrati nel deserto siriano di Der es Dzor perché la loro
presenza impediva, come impedisce tuttora, la realizzazione del
disegno panturco dei Giovani Turchi, che individuando la
presenza delle minoranze come fonte di debolezza per l'Impero e
progettando l'allargamento ad est di quest'ultimo in risposta alla
proclamazione dell'indipendenza delle popolazioni dei Balcani,
prevedeva la congiunzione di tutti i popoli Turchi dalla Turchia
alla provincia cinese dello Xinjiang attraverso le repubbliche
dell'Asia centrale.
Gli
Armeni che sopravvissero al genocidio costituirono comunità
diasporiche principalmente in Siria e Libano, ma anche in Grecia e
poi in Francia e nelle Americhe (USA, Canada, Brasile, Argentina)
con la speranza di ritornare presto in patria a conclusione del
conflitto mondiale con la costituzione di uno Stato armeno che
comprendesse le province amministrate dall'Impero zarista e quello
ottomano. Presto però le loro speranze furono disilluse e furono
definitivamente frustrate quando negli anni Venti fu costituita la
Repubblica Socialista sovietica Armena sulle ceneri della Prima
repubblica d'Armenia del 1918-1920, a sua volta costituita solo
sulle regioni orientali dell'Armenia storica e appartenenti
precedentemente all'Impero zarista.
Dal
1920 all'indipendenza nel 1991, gli Armeni dell'Armenia Hayastanzi
e gli Armeni della diaspora Espurkahay hanno vissuto due
realtà parallele ciò che ha determinato una diversa sensibilità
nell'affrontare le problematiche inerenti lo sviluppo politico ed
economico dell'Armenia.
Oggi
uno dei problemi principali della repubblica d'Armenia è il
rischio di isolamento per i difficili rapporti instaurati con gli
Stati limitrofi, l'attuale governo armeno diversamente da quello
precedente sta tentando di rafforzare le relazioni con la diaspora
armena invitandola a promuovere la cultura e l'economia armena
all'estero e cercando di costruire parallelamente un'identità
armena mondializzata caratterizzata dall'esistenza di diversi
attori interdipendenti, siano essi inseriti in ambito governativo
o non governativo, statale o diasporico. La diaspora si è,
infatti, mostrata più rigida nell'affrontare le questioni in cui
è coinvolto il popolo armeno, ha cercato subito di collaborare
alla ricostruzione dell'Armenia ma si è scontrata con un
differente modo di lavorare e di rapportarsi alle questioni
interne od internazionali da parte degli Armeni dell'Armenia.
In
tal senso può essere letta anche la diversa percezione del
riconoscimento del genocidio perpetrato dall'Impero ottomano nel
1915, considerata dalla diaspora come presupposto essenziale per
la normalizzazione dei rapporti con l'attuale Repubblica di
Turchia; il governo armeno a sua volta ha accolto tale istanza,
che è comunque propria di tutti gli Armeni, ma ha sottolineato
che non può essere altrettanto rigida nei confronti della
Turchia. Infatti, la normalizzazione dei rapporti con il governo
di Ankara le
permetterebbe
di rompere il suo isolamento e renderebbe più semplice la
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risoluzione del conflitto in Nagorno Karabagh. Quindi
il riconoscimento del genocidio è una delle priorità del
governo, ma non può essere una condizione preliminare per la
normalizzazione dei rapporti economici e commerciali con la
Turchia.
Attraverso
l'organizzazione delle Conferenze Armenia – Diaspora, a
partire dal 1999, il governo di Erevan ha voluto abbattere il muro
che ha a lungo diviso l'Armenia da una parte consistente del suo
popolo che si rivela oggi essenziale per impedire l'isolamento
dello Stato. I rapporti dell'Armenia con gli Stati limitrofi,
infatti, sono stati complicati dalle ripartizioni territoriali
delineate negli anni Venti quando le tre Repubbliche
trancaucasiche, Armenia, Azerbaigian e Georgia hanno aderito
all'Unione Sovietica. In particolare allora l'Armenia fu privata
di due territori: il Karabagh annesso all'Azerbaigian e l'Akhalkalak
annesso alla Georgia. Ciò influisce ancor oggi sui rapporti
dell'attuale repubblica d'Armenia con gli Stati limitrofi.
Già
prima di proclamare l'indipendenza l'Armenia ha dovuto affrontare
il conflitto con la Repubblica Democratica dell'Azerbaigian per
sostenere la richiesta di revisione dello status quo della
Regione Autonoma del Nagorno Karabagh, enclave armena in
territorio azero, formulata, nel febbraio del 1988, dalla
popolazione armena ivi residente.
Malgrado
oggi sia in vigore il "cessate il fuoco" proclamato nel
1994, le conseguenze del conflitto continuano a pesare
sull'economia dell'Armenia; non solo a causa del blocco energetico
imposto dall'Azerbaigian, che ha costretto Erevan a riattivare la
pericolosa centrale nucleare di Metzamor, ma soprattutto per
l'isolamento cui è condannata per effetto della solidarietà
subito manifestata dalla Turchia all'Azerbaigian, infatti, in nome
dell'ideale panturcico sono stati bloccati il traffico ferroviario
e la fornitura dei beni di consumo, ciò che ha notevolmente
danneggiato l'economia armena, un tempo basata su una forte
cooperazione a livello regionale.
La
Turchia chiede, come condizione per la normalizzazione dei
rapporti, il ritiro delle truppe armene dalle terre occupate in
Azerbaigian e la creazione di un corridoio che congiunga la
Repubblica Autonoma del Nachicevan al resto dell'Azerbaigian e
quindi indirettamente la Turchia all'Azerbaigian e alle
repubbliche turcofone dell'Asia centrale, così da consolidare il
ruolo di potenza regionale capace di opporsi all'influenza della
Russia e dell'Iran nell'area.
Proprio
la contrapposizione ad un tale progetto avvicina l'Armenia alla
Russia e all'Iran, suo principale partner economico nell'area, con
le quali si oppone non solo all'alleanza Baku – Ankara, ma anche
al gruppo GUUAM (che raggruppa Georgia, Ucraina, Uzbekistan,
Azerbaigian, Moldavia), un'alleanza politica, economica e
strategica che dal 1996 ha lo scopo di rafforzare l'indipendenza e
la sovranità delle Repubbliche ex-sovietiche che vi aderiscono.
Parallelamente
alla costituzione del GUUAM, l'Armenia ha confermato la sua
adesione al Trattato di Sicurezza collettiva e quindi la scelta
strategico-militare di affiancarsi oltre che a Mosca, alla
Bielorussia, al Kazakhistan, al Kirghizistan ed al Tagikhistan,
con lo scopo di rafforzare la difesa dei territori degli Stati
membri.
Ma
la difesa del territorio non è l'unico obiettivo dell'Armenia,
essa cerca di inserirsi nei progetti internazionali o regionali
che la coinvolgono direttamente o indirettamente, anche se la
mancata risoluzione della questione del Nagorno Karabagh ha già
determinato la sua esclusione dalla realizzazione dell'oleodotto
che trasporterà l'oro nero da Baku al porto turco di Ceyhan e
rischia di influenzare la costruzione della ferrovia Kars –
Akhalkalak.
Quest'ultimo
progetto lederebbe direttamente gli interessi degli Armeni poiché
si realizzerebbe, attraverso la Georgia, il congiungimento
terrestre tra la Turchia e l'Azerbaigian e, di conseguenza,
l'isolamento armeno anche verso Nord.
La
crescente cooperazione tra Ankara, Tbilisi e Baku non può che
preoccupare il governo di Erevan che a sua volta è
particolarmente attento a non incrinare i rapporti con la Georgia,
l'unica via attraverso la quale può accedere al Mar Nero,
raggiungere la Russia e l'Occidente. Proprio la ricerca di
relazioni amichevoli con la Georgia influenza la politica del
governo armeno nello Djavakhk (Akhalkalak), la regione georgiana
abitata in prevalenza da Armeni.
Oggi
l'isolamento è dunque il problema principale dell'Armenia.
Consapevole di ciò l'attuale Presidente della Repubblica, Robert
Kociarian, ha intrapreso una politica di complementarità volta a
conciliare la tradizionale alleanza strategico-militare con la
Russia, rafforzata recentemente da un accordo economico decennale,
con una maggiore collaborazione con gli Stati Uniti e l'Unione
Europea.
L'adesione
dell'Armenia, il 25 gennaio del 2001, al Consiglio d'Europa
rappresenta un primo passo in tale direzione.
Indice
akhtamar@comunitaarmena.it
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