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Il
24 maggio scorso, al Cinema Lumière di Bologna, in una sala
gremita, Atom Egoyan ha risposto alle domande degli
spettatori al termine della proiezione del film
"Ararat". Durante il lungo e interessante dibattito
apertosi, il regista ha esposto alcune delle caratteristiche del
suo film, soffermandosi in modo particolare sull'intreccio della
trama e sulla sua presentazione del genocidio armeno.
L'intento è stato, ha detto Egoyan, non concentrare il film
sul genocidio, ma sulle sue ripercussioni nel tempo
sulle generazioni successive, a partire dai racconti dei testimoni
diretti, sui quali sono basate le scene delle deportazioni,
per passare alla generazione immediatamente seguente
(rappresentata da Aznavour, regista del film nel film), la
successiva (Arsinè Khandjian) e infine l'ultima (suo figlio) che
recupera la memoria della tragedia. Parlando poi della sua
filmografia in generale, Egoyan ha detto che i suoi film non sono girati allo
scopo di "fare budget" ma trattano tematiche profonde e
complesse, relative in modo particolare a problemi irrisolti
individuali e collettivi. Proprio per queste sue caratteristiche,
ha concluso il regista, "Ararat" è un film destinato
a rimanere nel tempo.
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akhtamar@comunitaarmena.it
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