Egr.
Direttore,
ho letto con vivo interesse sul suo giornale l'intervento di Dini
relativo
alla necessità che l'Europa fissi in Dicembre una data certa per
l'ingresso
della Turchia.
Non sono d'accordo per le seguenti ragioni:
- la Turchia non ha ancora ammesso il genocidio perpetrato nel
1915 ai danni di oltre 1 milioni di armeni e Erdogan non pare nei
suoi primi
incontri europei orientato alla resipiscenza;
- leggi anti-armene sono tuttora vigenti in Turchia;
- la Turchia almeno fino al 1974 con l'invasione di Cipro ha
mostrato un volto quanto meno aggressivo;
- 65 milioni di turchi sposteranno significativamente a
sud-est l'asse degli aiuti europei, con riflessi importanti sul
nostro
welfare, già provato;
- la Turchia è paese significativamente indebitato verso
l'FMI;
- il piano ONU che prevede uno stato federale a Cipro presenta
due problemi: la delicatezza della questione non è
compatibile con i brevi
tempi "richiesti" da Kofi Annan; uno stato federale a
Cipro sarebbe un vero
e proprio "cavallo di Troia" per aggirare eventuali
lunghi tempi d'attesa,
compatibili peraltro con l'adeguamento della Turchia agli standard
europei.
Non mi sfugge, mi creda, l'importanza strategica che per
l'Occidente il
Caucaso riveste in questo secolo; ritengo peraltro doveroso
ricordare il
piccolo grande popolo armeno, il cui genocidio è stato
riconosciuto dal
nostro Parlamento e che dall'Europa è già stato abbandonato una
volta in ben
più tragiche condizioni.
Distinti saluti,
Dott.
Giacomo Bertacchi - via C. Cerioli, 18 - 24126 - Bergamo .
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