Replica all'intervento di Lamberto Dini apparso sul quotidiano la stampa il 5/12/2002 col titolo "Ankara ha le carte in regola" - Fissiamo una data certa per la Turchia in Europa.
Egr. Direttore,
ho letto con vivo interesse sul suo giornale l'intervento di Dini relativo
alla necessità che l'Europa fissi in Dicembre una data certa per l'ingresso
della Turchia.
Non sono d'accordo per le seguenti ragioni:
- la Turchia non ha ancora ammesso il genocidio perpetrato nel
1915 ai danni di oltre 1 milioni di armeni e Erdogan non pare nei suoi primi
incontri europei orientato alla resipiscenza;
- leggi anti-armene sono tuttora vigenti in Turchia;
- la Turchia almeno fino al 1974 con l'invasione di Cipro ha
mostrato un volto quanto meno aggressivo;
- 65 milioni di turchi sposteranno significativamente a
sud-est l'asse degli aiuti europei, con riflessi importanti sul nostro
welfare, già provato;
- la Turchia è paese significativamente indebitato verso
l'FMI;
- il piano ONU che prevede uno stato federale a Cipro presenta
due problemi:  la delicatezza della questione non è compatibile con i brevi
tempi "richiesti" da Kofi Annan; uno stato federale a Cipro sarebbe un vero
e proprio "cavallo di Troia" per aggirare eventuali lunghi tempi d'attesa,
compatibili peraltro con l'adeguamento della Turchia agli standard europei.
Non mi sfugge, mi creda, l'importanza strategica che per l'Occidente il
Caucaso riveste in questo secolo; ritengo peraltro doveroso ricordare il
piccolo grande popolo armeno, il cui genocidio è stato riconosciuto dal
nostro Parlamento e che dall'Europa è già stato abbandonato una volta in ben
più tragiche condizioni.

Distinti saluti,

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