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Le
associazioni, le organizzazioni e le istituzioni europee delle
comunità armene in Europa e le organizzazioni europee per i
Diritti Umani, sottopongono ai 15 governi membri
dell’Unione Europea il seguente appello:
In
prossimità dell’incontro di Copenhagen del 12-13 dicembre 2002,
la Turchia ha intensificato le
pressioni sui
paesi dell’Unione al fine di forzare il Consiglio d’Europa a
fissare un calendario che definisca le date della propria adesione
all’Europa.
Esprimiamo
la nostra forte opposizione politica ed etica, ad una tale
prospettiva, per quanto riguarda le gravi mancanze, in quel paese,
rispetto ai Diritti
Umani ed in generale per l’insensibilità
ai valori morali ed agli ideali di pace e di giustizia
propria dei paesi dell’Unione Europea.
La
Turchia è uno stato genocida.: anche se il genocidio degli
Armeni era stato programmato e perpetrato da un precedente regime,
la Turchia moderna, stato successore
nei termini del diritto internazionale,
ha la responsabilità morale, legale e materiale di quello
che è stato definito il primo genocidio del XX° secolo. Estranea
a qualsiasi idea di pentimento, la Turchia moderna aggrava la
propria posizione prolungando il genocidio attraverso:
-
le
leggi anti-armene, promulgate dall’attuale Repubblica Turca,
che legittimano ufficialmente
la confisca di tutti i beni degli Armeni deportati e
assassinati. Nel 2002 queste leggi sono ancora in vigore.
-
La
distruzione passata e attuale - o la turchizzazione –
del patrimonio millenario dell’Armenia Occidentale.
Ad Ani, per esempio, la repubblica turca è riuscita a
ricostruire la
“storia” di
questa capitale millenaria dell’Armenia storica, senza
menzionare nemmeno una
volta la parola armenia o armeno.
-
Il
mantenimento di uno status di cittadini di secondo livello per
la piccola minoranza armena attuale. Gli armeni della turchia
sono costretti ad adottare cognomi turchi per evitare
discriminazioni e vessazioni
quotidiane. L’insegnamento della lingua, della
religione e della storia armena è a malapena tollerato e si
svolge sotto il controllo di un commissario politico turco. I
luoghi di culto sono spesso bersaglio di attentati e
vandalismi ed i membri della minoranza armena subiscono spesso
minacce verbale
e fisiche.
La
Turchia è uno stato negazionista: sotto
l’alta sorveglianza del suo Consiglio di sicurezza, la
Turchia diffonde le proprie tesi della vergogna all’interno
delle sue frontiere come all’esterno ed in particolar modo in
Europa. Così chiunque parla del genocidio degli armeni oggi in
turchia, rischia la prigione e si espone di fatto alla tortura.
D’altronde una decisione governativa del 2002 rende ufficiale la
negazione del genocidio degli armeni e ne prescrive
l’insegnamento nelle scuole primarie e secondarie .
La
Turchia è uno stato aggressivo ed è fattore d’instabilità
nella regione: oltre al caso di Cipro, la Turchia ha messo in
atto da anni un criminale e alquanto ingiustificato blocco delle
frontiere nei confronti della piccola Repubblica d’Armenia,
alimentando così i conflitti regionali nel Caucaso. Inoltre la
Turchia non manca di lanciare ripetute minacce di “dare ancora
una buona lezione” agli Armeni. Essa
non ha mai rinunciato alle sue ambizioni d’espansione
pan-turaniana come è emerso da una recente rivelazione di un
piano strategico per invadere l’Armenia due anni dopo
l’indipendenza.
Oggi
siamo fermamente contrari che l’Unione Europea
ammetta nel proprio seno un paese che continua a mettere in
atto comportamenti contrari ai valori europei. Rifiutiamo
l’integrazione in Europa di un paese dove le
minoranze vivono sotto la minaccia permanente di
rappresaglie amministrative e fisiche, quando denunciano le pressioni subite da parte dell’autorità,
dei mass media e della maggioranza Turca . Rifiutiamo l’adesione
di uno stato che si è costruito sui cadaveri del popolo armeno,
per due terzi sterminato; di uno stato che senza vergogna
occulta il genocidio. Rifiutiamo questa giunta che
quotidianamente si fa beffe dei Diritti Umani e del Diritto
Internazionale.
Noi,
cittadini dell’Unione Europea, chiediamo
che l’Unione ponga il riconoscimento del genocidio
degli Armeni da parte dello stato turco come condizione per la sua
adesione, nel quadro del rispetto dei valori di democrazia e dei
diritti umani, conformemente
all’impegno già preso secondo il quale “ il rifiuto
dell’attuale governo turco di riconoscere il genocidio commesso
contro il popolo armeno, costituisce un ostacolo insormontabile per
accedere all’esame di una eventuale adesione della Turchia”
(risoluzione del parlamento Europeo su una soluzione politica
della questione armena –18 giugno 1987). Protestiamo affinché
l’Unione imponga alla Turchìa
di fornire delle garanzie per tutelare la sicurezza
degli eredi del genocidio.
Noi,
cittadini dell’Unione Europea, chiediamo che l’Unione
Europea esiga dalla Turchia l’abolizione
delle leggi anti-armene così come ha combattuto, negli
ultimi decenni, per la condanna delle leggi anti-ebraiche. E che la turchia cessi la
sua politica razziale contro le minoranze ed in particolar modo
contro la minoranza armena.
Noi,
cittadini dell’Unione Europea, chiediamo che l’Unione
Europea dichiari in modo esplicito e forte che l’eliminazione
del blocco delle frontiere con la Repubblica d’Armenia
è una delle condizioni per l’adesione della Turchia
all’Unione Europea secondo la convenzione di Copenhagen.
Riteniamo
che è responsabilità politica dell’Unione Europea operare per
la democratizzazione della Turchia ed esigere il verificarsi delle
condizioni sopra indicate. Riteniamo inoltre che solo la
soddisfazione di queste esigenze potrebbe attestare la trasformazione della società turca in senso
democratico e multiculturale.
Saremo
estremamente vigili e sapremo distinguere quelli che offendono gli
ideali europei da quelli che aderiscono veramente al progetto di
civilizzazione dell’Unione Europea. Se l’errore commesso a
Monaco nel 1938 dovesse ripetersi a Copenhagen nel 2002 i membri
del Consiglio d’Europa ne saranno responsabili davanti alla
storia. Noi li ricordiamo pertanto ad essere all’altezza della
situazione per l’allargamento dell’Unione Europea e per quanto
riguarda la Turchia a scegliere tra i vantaggi
delle circostanze ed il rischio della morte (morale)
annunciata della stessa Unione.
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