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Si
è da poco conclusa con successo a Bologna la rassegna
cinematografica dal titolo "Finestra sul cinema armeno",
organizzata dall'Università di Bologna (cattedra di lingua e
letteratura armena; cattedra di storia del cinema) con il
coinvolgimento della Cineteca del Comune di Bologna e del Cinema
Lumière. Intento comune dei curatori della manifestazione è
stato quello di contribuire a far conoscere il cinema armeno
attraverso alcune delle sue realizzazioni più significative, sia
risalenti indietro nel tempo che recenti e contemporanee
(successive, cioè, alla caduta dell’Unione Sovietica).
Espressione
fondamentale della cultura armena, il cinema di questo popolo, dai
suoi inizi negli anni 1923-24 fino ai nostri giorni, ha dato più
volte prova del suo valore facendosi conoscere e apprezzare anche
all’estero in diverse manifestazioni e competizioni
internazionali. Tuttavia da parecchio tempo oramai non si
realizzava in Italia un’ampia rassegna di film armeni. Dopo
infatti la manifestazione veneziana del 1983 dal titolo “Tra
passato e presente: Cinema dall’Armenia”, e quella di Pesaro,
successiva di tre anni (“Mostra Internazionale del Nuovo Cinema.
Il cinema delle Repubbliche Transcaucasiche Sovietiche: Armenia,
Azerbaigian, Georgia”), non ci sono state altre iniziative del
genere che potessero favorire l’incontro, altrimenti difficile,
tra pellicole armene e pubblico italiano.
Ecco
quindi che la "Finestra" ha potuto offrire non solo agli
studenti e ai docenti dell’Ateneo bolognese ma anche agli
amatori del cinema in generale, la possibilità di gettare uno
sguardo su questa produzione artistica, sovente in ombra, con una
rosa di film diversi per carattere e genere. Sono state proposte
alcune tra le più celebri opere della cinematografia armena, a
partire dai primi film muti (le commedie “Shor yev Shorshor” [Shor
e Shorshor] e “Mexikakan Diplomatner” [Diplomatici messicani],
nelle quali domina incontrastata l'espressività della stessa
coppia di attori, H. Katchanian e A. Amirbekian), per poi passare,
attraverso capolavori di maestri della regia quali S. Paragianov
["Il colore della melagrana", probabilmente il film
armeno più noto in occidente] e H. Malian ["Noi siamo le
nostre montagne"], alle ultime produzioni, giunte per la
prima volta in Italia e legate a tematiche del tutto nuove e
attuali.
E
proprio alla novità e all'attualità si è voluto rivolgere
un'attenzione particolare riservando a due pellicole prodotte in
Armenia in questi ultimi anni il compito di aprire la
manifestazione: "Sinfonia del silenzio", girato nel 2001
da Vigen Chaldranyan, e "Ritorno alla Terra Promessa"
(1991) di Harutyun Khatchadryan, ospite della manifestazione.
Entrambi i film, già vincitori di importanti riconoscimenti
internazionali, e i temi da essi proposti (i problemi della società
armena contemporanea nel primo, le tristi conseguenze del recente
conflitto armeno-azero nel secondo), hanno riscosso anche a
Bologna il favore e il consenso di una folta presenza di pubblico.
Oltre a "Ritorno alla Terra Promessa", l'argomento
universale della guerra e degli strappi irricucibili che genera
nel tessuto delle relazioni e degli affetti della vita ordinaria
ha accomunato diverse delle pellicole proposte, trovando una delle
più incisive rappresentazioni nel volto del ragazzino Vahè che
attende con ingenua fiducia il ritorno del padre dal fronte
("Hndzan"), nella lacerazione del legame di sangue che
lega due fratelli separati invece da opposte ideologie ("I
fratelli Saroyan"), fino al culmine tragico dell'anziana Mayr
Hayastan, o Madre Armenia, cui la guerra sottrae con inesorabile
stillicidio tutti e quattro i suoi figli ("Il canto del tempo
andato").
Un
gruppo di specialisti provenienti dall'Armenia – tra cui il già
citato regista Harutyun Khatchadryan – ha introdotto e
presentato alcune delle proiezioni, rendendo così più diretto,
facile e vivace l'incontro con gli spettatori.
Infine,
le pagine del catalogo intitolato "Il fascino discreto del
cinema armeno" hanno accompagnato lo svolgersi
dell'iniziativa e contribuiranno a farla ricordare. La curatrice,
Cristina Bragaglia, spiega nell'introduzione che tale fascino
nasce, tra l'altro, "dalla commistione fra Oriente e
Occidente che un popolo di origine indeuropea come quello armeno
ha saputo operare, temperando gli eccessi dell'una e dell'altra
tendenza".
Augurandoci
che tali manifestazioni possano ripetersi in futuro con frequenza
maggiore, riportiamo qui di seguito il programma della Rassegna,
segnalando che informazioni generali sul cinema armeno sono
reperibili sul sito www.arm-cinema.am
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Università
di Bologna, Cineteca
del Comune di Bologna, Cinema
Lumière
Assessorato
alla Cultura della Regione Emilia Romagna
FINESTRA
SUL CINEMA ARMENO
Bologna
9-18 marzo 2003
Cinema
Lumière, Via
di Pietralata, 55/A, Tel.
051-523812, www.cinetecadibologna.it
Calendario delle proiezioni:
Domenica
9, ore 20,20: Sinfonia del silenzio (Lrutyan
Simfonia, Armenia 2001) di Vigen Chaldranyan. Introduce
Gevorg Gevorgyan Direttore dell’Hayfilm Studio di Erevan
Lunedì
10, ore 20.00: Ritorno
alla Terra Promessa (Veradardz Avetiats Yerkir, Armenia 1991) di
Harutyun Khatchatrian. Al termine della proiezione incontro coin
il regista.
Martedì
11, ore 20,10: Il colore del melograno (Sayat-Nova,
Armenia 1969) di Sergei Paragianov. Introduce
Ruzan Zakarian Critico
cinematografico
Mercoledì
12, ore 17,30: Shor
e Shorshor
(Shor yev Shorshor, Armenia 1926) di H. Bek Nazarian L’Uva
acerba (Hndzan, Armenia 1973) di B. Hovhannisian
Giovedì
13, ore 17,30: Diplomatici Messicani (Mexikakan
Divanaghetner, Armenia 1931) di Ye. Chubar, A. Martirosian Il
canto del tempo andato (Hin
oreri erghe, Armenia 1982) di A. Mkrtchyan
Venerdì
14, ore 20,30: Terra di Santi Riti (Surb
Tseseri Erkir, Armenia 2002) di E. Baghdasaryan. Introduce
Susanna Harutyunyan - Armenian
Association of Film Critics and Cinema
Sabato
15, ore 15,30: I Fratelli Saroyan
(Saroyan Eghbayrner,
Armenia/1968) di Kh. Abrahamyan e A. Hayrapetyan
Martedì
18, ore 18,00: Noi siamo le nostre montagne
(Menk enk Mer Sarere,
Armenia 1969) di H. Malian.
Indice
akhtamar@comunitaarmena.it
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