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Conversione
del popolo armeno al cristianesimo e la fondazione della Chiesa
Armena.
Il
cristianesimo secondo un’antichissima tradizione, penetrò in
Armenia direttamente per opera degli apostoli Taddeo e Bartolomeo.
L'impero
Romano nella sua espansione ad Oriente aveva soggiogato anche la
regione dell'Armenia; Il re Armeno Tiridate III verso la fine del
terzo secolo aveva appena riconquistato il trono d'Armenia,
conformemente agli usi dell'epoca, volle rendere omaggio alla dea
Anahite (Diana), che l'aveva aiutato nella difficile impresa.
Con
lui offrirono doni tutti i cortigiani tranne Gregorio, che
giunto il suo turno, rifiutò, perché era cristiano,
educato in Cesarea di Cappadocia.
Allora
il re lo torturò per 25 giorni e lo rinchiuse nella fossa di
“Khor Virap” (cella sotterranea) nella fortezza di Artashat,
piena di rettili velenosi il cui solo nome terrorizzava i
criminali più incalliti. Il Santo vi sopravvive invece
miracolosamente per 13 anni.
Frattanto
Tiridate III si innamorò della bella Hripsimé, che faceva parte
di un gruppo di vergini che, scappate da Roma, dalle persecuzioni
di Diocleziano, si erano rifugiate in Armenia al seguito della
loro badessa Gayané; il re la scelse come sua sposa ma la giovane
si rifiutò poiché aveva scelto di consacrarsi al Signore;
Tiridate sentendosi oltraggiato fece uccidere Hripsimé e tutte le
sue compagne.
Poco
dopo il sovrano fu colpito da una strana malattia, che nessuno era
in grado di curare. Si narra che la sorella del sovrano,
Khosrovitoukhd, udita in sogno una voce che le diceva che solo
Gregorio sarebbe stato in grado di guarire il fratello, lo fece
uscire dalla sua fossa “Khor Virap” dopo 13 anni di
reclusione. Gregorio guarì il re, il quale si convertì al
cristianesimo e si fece battezzare con tutta la sua corte dallo
stesso Gregorio. Correva l’anno 301.
Animati
di zelo per Cristo, il Re e l'Apostolo distrussero tutti i templi
pagani e stabilirono i siti delle future Chiese. Gregorio fu
consacrato in Cesarea e ritornò in Armenia come primo Catholicos
della Chiesa Armena operandovi numerose conversioni.
Questo
Santo, padre nella fede, è molto caro al popolo armeno ed il
luogo in cui egli trascorse i 13 anni di prigionia è divenuto poi
meta di pellegrinaggi, con proprio monastero e luogo di culto.
Dopo
la conversione al cristianesimo, le vicende del popolo armeno sono
una costante testimonianza di fedeltà a Cristo Signore ed alla
Croce anche a prezzo
della vita. Al cristianesimo sono collegate non solo la sua storia
e l'identità nazionale, ma anche la sua ricca cultura che è ben
visibile nei vari campi in cui si è espressa: dalla letteratura
alla storiografia, dalla musica alla miniatura, dall'architettura
alla liturgia.
Ma
forse, è, soprattutto, ad un simbolo il “KHATCHKAR” che è
stata affidata la testimonianza della millenaria identità e
tenace adesione alla fede cristiana.
Il
Khatchkar (croce di pietra) di cui l'Armenia è disseminata, è la
vera icona della spiritualità armena, ed è simbolo della sua
identità. Il Santo Padre durante
l'udienza del 14 settembre 2000 ai pellegrini del Patriarcato
Armeno Cattolico ricordava:
"
… Le croci, di cui la
vostra terra è disseminata, sono di pietra nuda, come nudo è il
dolore dell'uomo … Il popolo armeno conosce bene la Croce: la
porta incisa nel suo cuore. E il simbolo della sua identità,
delle tragedie della sua storia e della gloria della sua rinascita
dopo ogni evento avverso ".
La
fedeltà a Cristo, è stata l’origine di sofferenze e di
martirio in tutti i tempi della storia del popolo armeno.
Nella
metà del V secolo, la Persia mazdeista, cercò di
“assimilare” gli armeni tentando di imporre il culto del sole;
Gli armeni però opposero
un secco rifiuto, che pagarono duramente con il martirio del
Generale Vartan Mamikonian e
dei suoi 1036
compagni (Vasn Groni yev Haireniatz – Per la fede e la patria)
battaglia di Avarayr nel 451.
La
stessa fede e la stessa fedeltà a Cristo, sono state le cause
della risurrezione e della rinascita del popolo armeno. Il secolo
XX, iniziato con il “grande male” il genocidio (il primo del
ventesimo secolo) perpetrato nel 1915 dall’allora governo turco
causando la morte di un milione e mezzo di armeni,
è finito con la creazione di una repubblica Armena libera
e indipendente, al termine del secolo (1991).
Partecipazione
della Chiesa Armena alle celebrazioni Giubilari del 2000 e
prospettive per
il
Giubileo Armeno del 2001.
La
Chiesa Armena Cattolica ha partecipato alle celebrazioni giubilari
del 2000 con 2 cerimonie:
a-
Commemorazione dei martiri del XX° secolo, al Colosseo, in
cui sono stati ricordati i martiri della Chiesa Armena del 1915.
b-
Col rito di Antasdan (la benedizione delle quattro parti
della terra) il 14 settembre, festa dell'Esaltazione della Santa
Croce, con processione dalla Basilica di Santa Croce alla Basilica
di S. Giovanni in Laterano.
Riguardo
alle celebrazioni del 1700° del Battesimo d'Armenia :
-
Promulgazione nel febbraio scorso di una lettera pastorale
da parte del Santo Padre, dedicata a questo evento giubilare.
-
Santa Messa Pontificale in rito armeno, presieduta dal
Santo Padre, e celebrata da Sua Beatitudine Nerses
Pietro XIX, Catholicos Patriarca di Cilicia degli Armeni
Cattolici, nella Basilica di San Pietro il 18 febbraio con la
partecipazione di varie comunità armene del mondo; durante la
cerimonia è stata consegnata al Catholicos – Patriarca la
reliquia si S. Gregorio l’Illuminatore, custodita ad oggi nel
famoso monastero di S. Gregorio l’Armeno a Napoli.
-
Emissione di francobolli commemorativi dalle Poste Vaticane
- 15 febbraio 2001.
-
Beatificazione dell'Arcivescovo di Mardin Mons. Ignazio
Maloyan: L'Arcivescovo Maloyan della Congregazione Patriacale di
Bzommar, era Arcivescovo dei cattolici armeni di Mardin,
quando, nel 1915 - come in altre centinaia di città
armene- la popolazione venne deportata, torturata e massacrata. L'Arcivescovo Maloyan,
prima del suo martirio con altri 14 sacerdoti, chiese di poter
celebrare la messa ed assistere i sacerdoti: ciò affinché
nessuno di loro venisse meno alla propria fede. Secondo molti
testimoni il suo corpo emanò raggi di sole per 3 giorni
consecutivi.
Non
bisogna dimenticare inoltre che Sua Santità Giovanni Paolo II ha
espresso la volontà di compiere una visita in Armenia, che
potrebbe avvenire nell’autunno di quest’anno. Tale visita avrà
un grande significato ecumenico e occasione di gioia e
rinnovamento spirituale per tutto il popolo armeno.
Indice
akhtamar@comunitaarmena.it
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