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Spetta
a me il gradito, ma difficile compito, di presentarvi in breve
tempo l'Armenia, il suo popolo, la sua cultura. L'Armenia può
sembrare, ad una prima impressione, un paese lontano e dal sapore
esotico. In realtà, è un paese più vicino di quanto non si
creda, e presente nella realtà italiana. Nel passato, antichi,
lunghi e assidui contatti hanno legato l'Armenia all'Italia, a
cominciare dall'età romana, continuando nel medioevo e nell'età
moderna. Per quanto riguarda la realtà odierna, vorrei indicare
solo alcuni dati:
- ricordo che esiste in Italia un
piccolo pezzo di terra armena, un'isola per la precisione - che vi
invito a visitare perché fa parte degli itinerari turistici
veneziani - che si trova di fronte a Venezia, nella laguna veneta:
è l'isola di San Lazzaro, definita "faro" della cultura
armena in Occidente, sede, dal 1717, dell'illustre Congregazione
Armena dei Padri Mechitaristi, i quali hanno svolto e svolgono un
fondamentale compito di salvaguardia e diffusione della loro
cultura nazionale;
- esistono poi comunità armene
in Italia, non così numerose come altrove nel mondo, ad esempio
in Francia e negli Stati Uniti, ma ugualmente attive e laboriose,
in particolare a Milano, Venezia e Roma. Esistono diverse chiese
armene (non può esserci comunità armena senza una chiesa): per
parlare solo di Roma, la chiesa di San Biagio della Pagnotta e
quella di San Nicola da Tolentino, cui è annesso il Pontificio
Leoniano Collegio Armeno, deputato alla formazione dei giovani
seminaristi armeni cattolici. A Roma sorge, inoltre, la casa madre
della Suore Armene dell'Immacolata Concezione;
- esiste dal 1995, con sede a
Roma, un'Ambasciata della Repubblica Armena in Italia;
- la cultura armena, poi, è
presente nelle Università italiane con due cattedre di lingua e
letteratura (una a Bologna, l'altra a Venezia), e un lettore di
lingua armena all'Università Statale di Milano. L'Università di
Bologna, in particolare, ha stretto ormai da diversi anni una
convenzione con l'Università Statale di Erevan che prevede
reciproci scambi di studio. Accanto a questi Atenei, vanno
ricordati tanti altri docenti di altre Università italiane che si
interessano alla cultura armena, in particolare nel settore
dell'architettura (Roma e Milano, in particolare), della
letteratura, della linguistica e della storia.
E
perché tanto interesse per l'Armenia? Perché la sua cultura è
profonda e antica, e presenta addentellati con tanti e tanto vari
ambiti di studio, ed ogni volta che gli studiosi si imbattono in
essa, sembra che ne restino affascinati, continuando a farne
oggetto delle proprie ricerche. Soprattutto negli ultimi anni,
l'interesse verso l'Armenia è cresciuto considerevolmente, tanto
da potersi annoverare, sparsi in diverse città italiane, una
quindicina tra associazioni e centri culturali armenistici.
Tornando
al tema assegnatomi, la presentazione dell'Armenia, c'è da dire
subito che la conoscenza di un popolo e del suo Paese si compone
di tanti settori: c'è la geografia, la storia, la lingua, la
letteratura, la religione, la liturgia, la musica e così via. È
impossibile adesso considerarli tutti come meriterebbero. Procederò
dunque seguendo un filo, un po' sentimentale e un po' ragionato,
che passa per alcuni dati relativi a questi aspetti (storia,
geografia, lingua, religione, letteratura ecc.), ma anche per
alcune immagini, evocate, queste, con la lettura di una poesia di
un famoso poeta armeno, Paruyr Sevak, vissuto in epoca sovietica.
Cominciamo
dai dati:
La geografia: dov'è l'Armenia? -
L'Armenia, oggi, è una delle quindici repubbliche sorte all'indomani
del crollo dell'Unione sovietica, agli inizi del 1990. Si trova
"incastonata" - vien voglia di dire così soprattutto
perché non ha sbocco sul mare - fra quattro paesi: a Nord la
Georgia e l'Azerbaigian, a Sud la Turchia e l'Iran. Per collocarla
in un panorama più ampio, immaginiamo una cartina geografica con
l'Europa al centro. Volgiamo lo sguardo verso destra, osservando i
due grandi mari vicini, il Mar Nero e il Mar Caspio, e, tra di
essi, la catena montuosa del Caucaso, che in un certo senso li
lega. Ecco, sotto questa catena, circondata nel modo che vi ho
detto, si trova l'Armenia di oggi.
Ma
questa Armenia è solo piccola parte di un'Armenia più grande, la
cosiddetta Armenia storica, grande almeno dieci volte più di
questo piccolo ma importante pezzo di terra, per immaginare la
quale dobbiamo pensare alla penisola anatolica, alla sua parte
centro-orientale, dove spiccano i tre laghi di Van, Sevan e Urmia.
Ecco, la zona che circonda questi tre laghi racchiude l'Armenia
storica, cioè quel territorio abitato per millenni da Armeni fino
ad arrivare alla data più terribile per questo popolo, quella
segnata dall'anno 1915, l'anno del genocidio, che in breve tempo
spazzerà via la presenza armena dall'Anatolia.
L'Armenia
ex-sovietica porta dunque con sé, oggi, agli occhi degli Armeni e
del mondo, l'eredità di tutta l'Armenia storica, il cui
territorio ha funto, nel corso della storia, da grande strada di
collegamento tra l'Occidente e l'Oriente: e "ponte tra
Occidente e Oriente", "crocevia di civiltà" sono,
infatti, alcune delle definizioni più usate dell'Armenia, che
mettono in evidenza le due componenti fondamentali di questa
cultura e insieme il suo ruolo di tramite fra le varie civiltà
appartenenti ai due orizzonti europeo e asiatico.
La
storia: chi sono gli Armeni?. - Gli antenati degli Armeni si affacciarono
sulla scena del mondo intorno al 1.000 a.C. Venivano
dall'Occidente (gli storici greci li dicono
"imparentati" con la stirpe indeuropea dei Frigi), e si
stabilirono sull'altopiano dell'Ararat, dove incontrarono una
civiltà autoctona già alfabetizzata, fatta di abili costruttori
e guerrieri, la civiltà dell'Urartu, con la quale si fusero,
dando origine al popolo armeno nella sua fisionomia storica.
Questo popolo, in tremila anni di storia, è stato soggetto a
continue invasioni, e solo poche volte, e per breve tempo,
ha formato un regno o una compagine statale a sé. Ciononostante,
gli Armeni hanno sempre conservato gelosamente la propria identità
etnica grazie a un attaccamento fortissimo alla propria cultura, e
reso possibile da tre elementi fondamentali - la lingua, la
religione, l'alfabeto - che ora passo a considerare.
La
lingua: al cuore del sistema linguistico indoeuropeo.
- La lingua armena è indoeuropea. Essa fa parte di quel grande
gruppo di lingue parlate dall'India all'Europa (da qui il nome),
tra le quali figurano fra le altre il sanscrito, il
persiano, il greco, il latino, l'antico slavo, l'antico tedesco.
Tutte queste lingue, lo ha dimostrato la linguistica, risalgono
geneticamente a un'unica matrice linguistica comune
(l'indoeuropeo, appunto) non attestata ma ricostruibile nei suoi
meccanismi fonetici e nelle sue radici, proprio attraverso il
confronto tra elementi del lessico, della fonetica, della
morfologia delle lingue storicamente attestate. L'armeno,
in particolare, si presta molto a ricostruzioni di questo tipo ed
è particolarmente amato e considerato dai glottologi, che
talvolta trovano proprio in esso la chiave di volta per le loro
ricostruzioni linguistiche.
L'armeno
è dunque una lingua indeuropea, parente, per citare le lingue a
noi più note, del greco e del latino; e dunque, in un certo
senso, anche dell'italiano, che dal latino deriva.
La
religione: un popolo di antichissima fede cristiana.
- L'Armenia è un paese cristiano, anzi, se così si può dire,
cristianissimo; e ora vi spiego il senso del superlativo.
L'Armenia è stato il primo paese del mondo a fare del
Cristianesimo la propria religione ufficiale, nell'anno 301,
venendo a precedere così la data dell'Editto di Milano, del 313,
con il quale il Cristianesimo fu ufficialmente accettato
nell'Impero romano, e tanto più quella dell'Editto di Teodosio
(del 380), con cui l'Impero riconobbe il Cristianesimo come
religione di Stato.
L'anno
appena trascorso, il 2001, ha segnato dunque i 1700 anni di
fedeltà del popolo armeno al messaggio cristiano. La ricorrenza
è stata celebrata solennemente dentro e fuori i confini
dell'Armenia. A festeggiarla, anche un invitato d'eccezione: il
papa Giovanni Paolo II, che, come sapete, nel settembre dello
scorso anno si è recato in Armenia in una visita storica - il
primo pontefice romano giunto in visita in questa terra - e dal
profondo significato ecumenico.
Ma
torniamo alla storia più antica. Artefice del passaggio
dall'Armenia pagana all'Armenia cristiana fu san Gregorio
l'Illuminatore, che riuscì, dopo diverse vicissitudini e lunghi
anni di prigionia, a convertire, appunto nel 301, il re armeno
Tiridate e la sua corte.
L'alfabeto:
una creazione unica e originale. - Dicevo prima che tra i
fattori di unione e di identità del popolo armeno va annoverato
senz'altro l'alfabeto, meraviglioso strumento - che gli Armeni
considerano divino perché elargito loro da Dio - ancor oggi
ammirato dai linguisti per la sua funzionalità. È stato proprio
l'alfabeto che ha consentito agli Armeni di conservare nel tempo
la loro lingua e i loro testi. Senza l'invenzione, o meglio la
creazione dell'alfabeto armeno, la cultura armena non avrebbe
potuto certamente essere tramandata. È forse questo il
motivo per cui gli Armeni sono così profondamente legati
al loro alfabeto, unitamente al fatto che esso è stato creato
appositamente ed esclusivamente per la lingua armena: non fissa,
infatti, nessuna altra lingua al di fuori di essa.
Inventore
dell'alfabeto nei primi anni del V secolo (tradizionalmente, nell'anno
404 ca.), fu il monaco Mesrop Mashtotz che operò con esso, dopo
san Gregorio, una seconda illuminazione del Paese. Questo perché
Mesrop comprese che il popolo armeno, nonostante si fosse già da
un secolo convertito al Cristianesimo, non era realmente in
grado di comprendere il messaggio cristiano finché i testi sacri
erano letti in altre lingue, in greco o in siriaco. Dopo una lunga
ricerca, segnata anche da insuccessi, dopo patimenti, suppliche e
preghiere rivolte a Dio, la richiesta del monaco fu, ci dicono le
fonti, esaudita. Per seguire le parole di uno storico armeno del
tempo, Lazzaro di P‘arp, nel momento culminante della sua
ispirazione il santo Mesrop vide "non un sogno nel sonno, né
una visione nella veglia, ma nel laboratorio del suo cuore (i
srtin gorcaranin), una mano che, apparendo agli occhi
dell'anima, tracciava le lettere...". Nacque così l'alfabeto
armeno, che un altro scrittore del V secolo, Koriwn, discepolo
prediletto di Mashtotz e suo biografo, ha definito astuacapargew,
cioè "dono di Dio".
Una
volta reperito, il nuovo strumento fu immediatamente impiegato per
tradurre la Sacra Scrittura e le opere dei padri, ponendo così,
al contempo, le basi della letteratura armena. Leggiamo le
parole di giubilo, ancora una volta di Koriwn, che commentano
l'avvenuta traduzione in armeno della Bibbia: "A quel tempo
l'Armenia divenne beata e straordinariamente mirabile, quando, per
opera di quei due [cioè Mesrop e Sahak, l'allora capo [Catholicos]
della Chiesa armena, che aiutò il monaco nell'impresa], Mosé con
lo stuolo dei profeti, e Paolo, con l'intera schiera degli
apostoli e con il Vangelo di Cristo salvezza del mondo, parlarono
in armeno e si espressero nella lingua nazionale".
Da
questo momento in poi gli Armeni si diedero con fervore all'arte
della scrittura e al culto del libro. Essi produssero così, fra
l'altro, e tramandarono sino a noi, una quantità davvero notevole
di manoscritti, in rapporto alla loro esiguità numerica: solo
nella principale biblioteca di manoscritti armeni del mondo - il Matenadaran
che si trova a Erevan, la capitale della Repubblica armena - si
conservano circa 14.000 manoscritti armeni.
Il
manoscritto è, dunque, uno dei manufatti più significativi che
gli Armeni hanno lasciato nel corso della loro storia. Spesso
prezioso, di pergamena, abbellito da legature in argento e pietre
preziose, di frequente miniato, esso è stato oggetto di cure
infinite da parte degli Armeni, ed è fonte inestimabile per gli
eventi della loro storia. Già, perché questi codici non solo
trasportano e trasmettono le opere in esso contenute, ma sono
letteralmente costellati di yishatakaran, ovvero
memoriali, vergati il più delle volte dalla mano dello scriba o
di successivi possessori, che ci tramandano preziose notizie sul
manoscritto stesso, su chi lo ha commissionato, scritto, decorato,
restaurato, riscattato da mani di infedeli, ecc., insieme con
un'infinità di nomi (ad esempio quelli dei genitori, spirituali o
naturali, dei personaggi nominati, o quelli dei loro fratelli o
confratelli, ecc.), con l'indicazione del monastero nel quale è
avvenuta la copia del libro e delle condizioni storiche
(invasioni, eventi bellici, terremoti) che l'anno accompagnata,
fino a giungere a particolari minimi di vita quotidiana (difficoltà
dello scriba nel reperire l'inchiostro o la carta, il freddo, la
scarsa luce, ecc.).
E
concludendo questo mio troppo rapido schizzo di alcuni aspetti
della cultura armena, terminerò, come ho anticipato,
leggendo una bella lirica che un famoso poeta armeno, Paruyr Sevak
(1924-1971), rivolge appassionatamente alla sua terra. La poesia,
il cui titolo è Hayastan ("Armenia"), è una
fedele rappresentazione in versi di questo Paese, tutta un
susseguirsi di immagini che evocano i suoi paesaggi scabri e al
contempo dolci, la sua storia, le sue tradizioni millenarie. Forse
ritroverete in essa alcuni dei concetti ed immagini che son venuta
introducendo sinora.
Armenia
Ecco il mio paese dal dolce nome,
il mio paese dal nome solenne,
il mio paese tormentato,
la mia gloria.
Tra i vecchi, tu hai i capelli bianchi,
tra i giovani, sei nuova e vigorosa.
Tu, vite sorretta da sostegni,
i tuoi dolori sono l'acqua, e tu la sabbia.
Tu, pioppo dalle fitte foglie,
tu, olivo selvatico disteso sopra il ruscello.
Tu, fortezza e castello semidiroccato,
foglio di manoscritto di pergamena.
Tu, chiesa in rovina di Zvartnotz,
"Albero di albicocche" di Komitas.
Tu, mulino nella valle profonda,
tu, cantilena dolcemente modulata,
bagliore di vomere d'argento.
Tu, freccia, arco, rozza lancia,
tu, fumo del focolare dei padri,
tu, poema orale, tu "folle di Sasun"...
Mia gloria,
mio paese tormentato,
mio paese dal nome solenne,
mio paese dal dolce nome.
Tu, deposito di frutta,
cantina di vino dei tralci dorati.
Tu, pesca vellutata, tu, pane spumeggiante appena cotto,
uva dagli occhi neri di Artashat.
Tu, onda ribollente di Sevan,
colonna e capitello di Erevan.
Tu, porto, faro che chiama a sé,
tu, stemma e sigillo armeno.
Testimone parlante della strage,
e occhi limpidi di pianto estinto,
severa corte di giustizia,
fodero di spada,
libro d'amore,
sempre antica e nuova, terra mia d'Armenia.
Indice
akhtamar@comunitaarmena.it
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