|
Mgr.
Ignazio Maloyan della Congregazione Patriacale di
Bzommar,
era Arcivescovo dei cattolici armeni di Mardin,
quando, nel 1915
- come in altre centinaia di città
armene -
la popolazione venne deportata, torturata e massacrata.
L'Arcivescovo Maloyan,
prima del suo martirio con altri 14 sacerdoti,
chiese di poter
celebrare la messa ed assistere i sacerdoti:
ciò affinché
nessuno di loro venisse meno alla propria fede. Secondo molti
testimoni il suo corpo emanò raggi di sole per 3 giorni
consecutivi.
Il
7 ottobre 2001 con una solenne cerimonia nel sagrato di S. Pietro
in Vaticano fu elevato al rango dei Beati da Giovanni Polo
II.

IGNAZIO MALOYAN MARTIRE DI CRISTO (1915)
Choukrallah
Maloyan, figlio di Melkon e Faridé, nacque a Mardine, in Turchia,
il 19 aprile 1869. Il padre Joseph Tchérian, scorgendo in lui i
segni della vocazione, lo inviò all'età di 14 anni nel convento
di Bzommar, in Libano. Lì, terminò gli studi superiori e nella
festa del Sacro Cuore del 1896 fu ordinato sacerdote Bzommarista
con il nome di Ignazio, in ricordo del grande Santo Martire di
Antiochia.
Nel
1897, padre Ignazio è inviato in missione ad Alessandria, poi al
Cairo, dove si acquistò la fama di sacerdote esemplare. Nelle sue
ore libere, studiava il francese, l'inglese e l'ebraico per
comprendere meglio la Sacra Scrittura. Nel 1904 Sua Beatitudine il
Patriarca Boghos Bedros XII Sabbaghian, notando le sue qualità
eccezionali, lo nominò suo segretario privato.
Frattanto,
la diocesi di Mardine aveva bisogno di un buon organizzatore per
assistere l'anziano Arcivescovo Houssig Gulia. Sua Beatitudine
Sabbaghian non trovò scelta migliore che il padre Maloyan. Il 22
ottobre 1911, durante il Sinodo dei Vescovi armeni riunito a Roma,
fu eletto Arcivescovo di Mardine e consacrato da Sua Beatitudine
Boghos Bedros XIII Terzian. A Mardine, si interessò da vicino ai
problemi del suo gregge sul piano materiale, sociale e spirituale.
Diffuse in tutte le parrocchie la devozione al Sacro Cuore e alla
Madre di Dio.
Mons.
Maloyan intratteneva buone relazioni con gli alti dignitari del
paese. Stimato e apprezzato, fu decorato con un decreto del
Sultano. Purtroppo allo scoppio della prima guerra mondiale, gli
Armeni residenti in Turchia (allora alleata con la Germania),
cominciarono a subire prove indicibili. Il 24 aprile 1915,
infatti, segnava l'inizio di una vera operazione di sterminio. Il
30 aprile 1915, i soldati turchi circondarono la chiesa armena e
l'arcivescovado di Mardine, con il pretesto che vi fossero
nascosti depositi di armi. Non avendovi trovato alcunché, si
accanirono a distruggere gli archivi e i documenti.
All'inizio
di maggio, lo zelante Pastore riunì i suoi sacerdoti e, alla luce
delle tristi notizie, li mise al corrente delle minacce fomentate
contro gli armeni. Li esortò a pregare e a restare saldi nella
fede. Poi lesse loro il suo testamento, in cui li incoraggiava,
considerando un grande onore mescolare il proprio sangue a quello
dei martiri. Li affidò alla sollecitudine di mons. Ignazio
Tapouni, Arcivescovo dei siriani cattolici.
Il
13 giugno 1915, ufficiali turchi trascinarono mons. Maloyan
davanti al tribunale con 27 componenti della comunità. Lì,
Mamdouh Bey, capo della polizia, chiese al Vescovo di consegnargli
le armi nascoste nelle sua casa. Il Presule gli rispose che era
sempre stato un cittadino fedele al governo e che il Sultano, in
segno di merito, gli aveva conferito un alto riconoscimento
onorifico. Mamdouh Bey gli propose allora di abbracciare l'Islam,
per avere salva la vita. Il Presule replicò con vigore che mai
avrebbe rinnegato Gesù né tradito la Chiesa e che era una gioia
per lui subire per Cristo qualunque supplizio, anche la morte.
Allora, un soldato lo schiaffeggiò brutalmente. Mamdouh Bey lo
colpì violentemente alla testa più volte con il calcio della
pistola. Ad ogni colpo, lui diceva: «Signore, pietà di me;
Signore, dammi forza». Credendo che la sua morte fosse imminente,
gridò a gran voce: «Chi di voi, miei cari padri, mi ascolta, mi
dia l'assoluzione». Poi i soldati gli strapparono le unghie dei
piedi e lo costrinsero a camminare.
A
Chikhane, Mamdouh Bey lesse ad alta voce la seguente sentenza: «Lo
Stato vi ha concesso molti favori...; in cambio, voi avete tradito
il paese. Per questo siete condannati a morte. Tuttavia, se
qualcuno diventa musulmano sarà liberato e ritornerà a Mardine.
In caso contrario, la sentenza sarà eseguita. Preparatevi ad
esprimere la vostra ultima volontà».
Mons.
Maloyan, a nome di tutti, rispose: «Non siamo mai stati infedeli
verso lo Stato... ma se ci chiedete di essere infedeli verso la
nostra religione, questo mai, mai e poi mai». Tutti i presenti
confermarono: «Questo mai». «Noi moriremo — aggiunse Maloyan
— ma moriremo per il Cristo». Un fedele si avvicinò ai soldati
e gridò: «Uccidetemi pure e vedrete come muore un cristiano per
la sua fede».
Il
Confessore incrollabile si mise in ginocchio, e tutti fecero
altrettanto. Pregò il Signore di concedere loro la forza e il
coraggio per essere degni della palma del martirio. I sacerdoti
impartirono a tutti l'assoluzione. Ciò che provocò lo stupore
dei soldati turchi fu la pace e la serenità che risplendeva sui
loro volti. Erano felici di morire per Cristo.
Mamdouh
si avvicinò a mons. Maloyan e per la seconda volta gli propose
l'Islam. Il Presule rispose: «La tua richiesta mi sorprende. Ti
ho già detto che io vivo e muoio per la mia vera fede. Mi
glorifico nella Croce del mio Signore e mio Dio». Mamdouh
infuriato estrasse la pistola e fece fuoco. La pallottola gli
trapassò la nuca. Lui crollò a terra e, prima di spirare, esclamò:
«Signore, abbi pietà di me; nelle tue mani affido il mio spirito».
>>>
L'osservatore romano domenica 7 Ottobre 2001
Indice
akhtamar@comunitaarmena.it
|