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Le
figure bizantineggianti che illustrano le pagine dei codici
miniati medievali armeni da sempre
esercitano un fascino su Marina. Le osserva e le vive: questa loro
composta fissità nella sua fantasia prende anima, rivela lo
spessore della spiritualità. Le figure sacre escono dalla
dinamica del quotidiano ed anticipano la loro appartenenza
all’eterno, al divino.
Ma,
alcuni anni fa’, davanti all’immagine del “Patriarca
errante”, Gregorio II° il Martirofilo, (1066-1108), matura in
lei un desiderio nuovo, un gioco nuovo: quella immagine sembra
invitarla ad un dialogo nuovo: carta e colori diventano ben presto
l’occasione perché i suoi pensieri e le sue impressioni si
concretizzino nello studio particolareggiato della sacra
raffigurazione del Medio Evo Armeno.
Crede
di copiare. Ma già il Martirofilo nasce in una dimensione
pittorica interessante, matura di interpretazione,
rispettosa dei canoni medievali, e ricca di una profonda ed
inconsapevole trasparenza spirituale tutta sua.
Questo
mondo le piace; dedicarsi a rappresentare il sacro nella
dimensione dell’antica nostra tradizione l’appaga.
Man mano le idee interpretative ed i campi di interesse si
arricchiscono: dai personaggi passa ai decori dei codici, alle
croci miniate, ai khatchkar, fino a giungere alle chiese armene
alle loro forme architettoniche ed alle ardite soluzioni
costruttive di cui ammira l’eleganza e di cui pazientemente se
ne fa interprete. Oserei dire che ogni sua raffigurazione è una
nuova esperienza.
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Non
paga della modalità
rappresentativa dell’acquarello e della pittura su tela, Marina
vuole affrontare la tecnica dell’icona.
La
sua prima realizzazione personale, al di là delle esercitazioni
scolastiche, è l’icona di San Biagio esposta e ammirata dei
visitatori nella recente mostra dedicata al Santo e allestita a
Monza dal Circolo Numismatico Monzese.
L’esposizione
dell’icona é indice di una imperiosa domanda maturata in lei:
cosa possono pensare gli altri di questi miei lavori?
Questo più che legittimo desiderio la induce ad organizzare la
sua prima mostra nell’ambiente intimo della nostra Casa Armena
di Milano.
La
mostra è senz’altro un inedito. Coinvolge immediatamente; il
suo stile è apparentemente
ingenuo, ma mai meramente estetico e trasmette al visitatore una
sensazione di vissuto intenso e profondo. E’ nella tradizione
medievale, ma ci sembra cosa attuale.
La
mostra è piaciuta. E’ un primo successo molto incoraggiante che
induce Marina a dire “Ho tante idee” e la invita ad aprirsi a
nuove esperienze.
Cusano
Milanino 14 giugno 2004
Indice
akhtamar@comunitaarmena.it
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