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Scrive
Sergio Romano su Panorama: “Durante l’Ottocento i turchi
repressero duramente i moti per l’indipendenza delle minoranze
nazionali e religiose dell’impero. Ma ogni repressione provocò
l’intervento delle grandi potenze ed ebbe per risultato la
progressiva perdita delle province ottomane dell’Europa
balcanica.”
E’
passato più di un secolo da quegli avvenimenti ma le cose non
sono cambiate in Turchia dove ancora le repressioni continuano ed
il rispetto della libertà delle minoranze e dei diritti umani e
della democrazia risultano molto lontane dalla realtà.
E’
ancora notizia di questi giorni l’annullamento da parte del
Governo Turco della prima conferenza sulla questione armena che
sarebbe dovuta svolgersi dal
25 al 27 maggio all’Università Bogazici di Istanbul e che era
stata prudentemente intitolata “Gli Armeni ottomani durante il
declino dell’Impero. Responsabilità scientifica e questione di
democrazia”.
Evidentemente
le dichiarazioni annunciate dal Primo Ministro Erdogan di
costituire una commissione di riconciliazione Turco - Armena, non
avevano nessun fondamento ed erano una mossa politica di facciata
per compiacere alle pressioni Europee e la prova è stata fornita
dallo stesso Governo Turco con questo atto definito dal corpo
accademico dell’Università di Bogazici,
“Un’offesa alla dignità umana ed ai diritti umani”.
La
Conferenza era stata presa di mira dalle più alte cariche dello
Stato Turco, che, ovviamente, è intenzionato ad impedire
qualsiasi lavoro che possa fare chiarezza sull’annientamento e
la distruzione del popolo armeno. In effetti il Governatore di
Istambul ha chiamato il Rettore dell’Università chiedendogli di
annullare la Conferenza per “problemi
di sicurezza”. Il Procuratore della Repubblica di Istambul
ha chiesto la copia di tutti i testi di coloro che
sarebbero intervenuti alla Conferenza
al fine di consegnare alla giustizia i dissidenti. Il
Ministro della Giustizia Cemil Cicek intervenendo al Parlamento ha
qualificato la Conferenza come “un pugnale piantato nella
schiena della nazione turca” ed i partecipanti alla conferenza
“traditori” della patria.
Perfino
il Consiglio superiore dell’educazione, un organo
che dovrebbe rappresentare tutte le Università, invece di
esprimere solidarietà all’Università di Bogazici, l’ha
condannata. Il Presidente del Consiglio Erdogan Tezic ha
dichiarato che la
conferenza non aveva nessun valore “scientifico”, ed era una
conferenza senza successo perché le Università non hanno il
diritto di divulgare, quelle scienze di cui non è stata provata
la veridicità.
Più
di 700 persone si erano già iscritti per partecipare alla
conferenza e la notizia dell’annullamento ha suscitato molte
perplessità nell’opinione pubblica.
Il
circolo Marc Bloch, associazione di lotta contro il negazionismo
ha protestato vivamente contro questo “attentato alla
libertà in Turchia”. Mentre il governo bussa alle porte
dell’Europa, continua a perseguitare ogni pensiero libero, si
mostra incapace di affrontare la propria storia e di compiere
passi verso la democrazia.
Il
corpo accademico dell’Università di Bogazici, 109 professori,
hanno firmato una lettera di protesta condannando i dirigenti
politici a capo del Governo e l’atto, da quest’ultimi,
compiuto, chiedendo che la Conferenza abbia luogo comunque nella
loro Università, facendo notare, tra l’altro, che sono le
Università a decidere su che cosa e dove si parla, la politica
non ha nessun diritto ad intervenire definendo “traditori della
patria” i partecipanti alla conferenza ancor prima di sentire le
loro opinioni.
Anche
la Stampa turca ha dedicato ampio spazio all’argomento:
Ertugrul
Eozkeok capo redattore del quotidiano “Hurriet” ha scritto
“---Ora che la conferenza è stata rimandata, gli organizzatori
hanno raggiunto il loro scopo e l’unico che ci ha rimesso è
stata, come sempre, la Turchia. Peccato. E’ stato commesso un
grande errore. Sarebbe stato molto utile sentire cosa avesse da
dire questo coro unisono….”
Bekir
Djoshtun sempre su “Hurriet” nell’articolo intitolato
“gli Armeni” scrive: “se ci sarebbe bisogno di confessare la
verità, io preferirei avere come vicini di casa uno o due armeni
con i quali poter dialogare e fare amicizia”, e continua “ Gli
armeni sarebbero stati la ricchezza della Turchia se avessero
continuato a vivere nelle molteplici città di
Sivas, Edrine, Marash, Trabisonda, … Oggi se un tizio di
un paese domandasse ad un altro tizio di un altro paese : Come mai
siete così evoluti noi siamo rimasti molto indietro? L’altro
gli risponderà “Perché noi siamo riusciti a salvare i nostri
armeni e a difenderli”. Infine Djoshtun conclude: “Adesso che
gli organizzatori sono stati chiamati traditori e la Conferenza è
stata annullata, d’ora in poi chi
crederà alla Turchia? Anche se la Turchia portasse delle
prove, prove inconfutabili. Come potrà la Turchia essere
convincente e credere alle dichiarazioni del proprio Primo
Ministro quando dice “apriremo i nostri archivi”.
Esmit
Berkan capo Redattore di “Radical” un giorno prima
dell’annullamento della Conferenza aveva scritto che lui pensava
fosse impossibile realizzare in Turchia una conferenza simile ed
era felice di essersi sbagliato. Il Giornale scrive che la felicità
di Berkan è rimasta nello stomaco perché il giorno dopo aveva
capito la reale situazione in Turchia.
Turker
Altan redattore di “Radical” ha scritto “se la
conferenza avesse avuto luogo, la classe politica Turca avrebbe
tratto vantaggio invece ora la Turchia ha dimostrato che
non è capace di accettare testimonianze diverse e opposte alle
sue.”
Orhan
Ursal in “Jumhurriet” non riesce a capire la negazione del
genocidio da parte della Turchia poiché, afferma, “tutti sanno
che di mezzo ci sono morti e danneggiati e questa è una realtà
innegabile”. Ursal osserva che la Turchia potrebbe rifiutare il
termine “genocidio” affermando:” Noi rifiutiamo il
genocidio, ma condanniamo il massacro perpetrato e chiediamo
perdono a nome degli ottomani”.
Taha
Akiol invece afferma su “Milliet” che la Turchia sarà
messa sotto pressione e proverà che in questo paese non c’è
tolleranza verso il libero pensiero. “Avete parlato troppo, ora
state zitti è stato ordinato ai nostri accademici. “
L’ingresso
della Turchia nell’Ue comporterebbe semplicemente un’ulteriore
aggravamento della situazione delle minoranze poiché se è vero
che un secolo non è bastato a cambiare lo stato delle cose
è pur vero
che la Turchia non ha mai rispettato alcun patto, e quindi una
volta ottenuto il visto d’ingresso, così come nella storia, la
Turchia, potrebbe non tenere fede agli impegni presi con
l’Unione e rifiutare di attuare le condizioni e le
raccomandazioni impostegli per il rispetto e la libertà delle
minoranze e questo di certo non gioverebbe all’Unione Europea.
Probabilmente
non bastano i buoni propositi per convincere gli europei che un
cambiamento di rotta si sta realizzando,
bisogna che questi propositi siano mutati in realtà. Sarà
questione di tempo.
Ma
allora invece di porre la domanda: quando la Turchia in Europa?
non sarebbe più opportuno chiedersi quando l’Unione Europea, intesa come ideali e valori,
in Turchia?.
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akhtamar@comunitaarmena.it
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