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Sebbene
la Turchia continui a rifiutare il riconoscimento della Repubblica
di Cipro occupando il nord dell’isola, vi è una parte
dell’Unione Europea i cui capi di stato, con Tony Blair in testa
insieme alla commissione di Bruxelles, che si apprestano ad aprire
i negoziati di adesione della Turchia in Europa il prossimo 3
ottobre 2005, così come stabilito dal consiglio di Bruxelles lo
scorso 17 dicembre 2004.
E’
certo che la Gran Bretagna, che presiede l’Unione dal 1° Luglio
2005, ha fatto dell’adesione della Turchia in Europa una delle
sue priorità, a dispetto delle crescenti reticenze formulate nei
mesi scorsi da Francia, Grecia, Cipro e Austria. A questo
proposito le recenti dichiarazioni di Jacques Chirac e del suo
Primo Ministro Dominique de Villepin nei confronti della Turchia e
dell’allargamento, hanno permesso di rilanciare il dibattito
sulla Turchia e di prendere coscienza che niente è ancora
irreversibile e che il veto di un solo stato può in qualsiasi
momento compromettere l’adesione di Ankara.
E’ indubbio che rispetto ai candidati a entrare nell’Unione
Europea, la Turchia pone all’Europa un vero e proprio problema
esistenziale: considerato che la Turchia non è un paese europeo,
o almeno si tratta del primo stato candidato la cui europeicità
è discussa, la candidatura turca obbliga per la prima volta
l’UE a porsi delle vere questioni geopolitiche concernenti la
sua identità, i suoi limiti geografici e di civilizzazione, il
suo avvenire, il suo sviluppo e il suo progetto.
Il dibattito rilanciato sulla Turchia in Europa è ugualmente una
formidabile occasione offerta a questo paese, ponte tra
l’Oriente e l’Occidente, per fare il punto su se stessa, sulla
sua identità ambivalente e complessa.
Infatti la Turchia è un paese fondamentalmente diviso tra la
parte occidentale, prospera e con un élite occidentalizzata che
aderisce in buona parte all’ideologia ufficiale laica ereditata
dal kemalismo e la parte anatolica a maggioranza islamico-asiatica,
con lo sguardo rivolto verso il medio oriente. Queste due facce di
Giano della Turchia, hanno votato entrambe per un partito
islamico-conservatore durevolmente ancorato nella vita politica
del paese dal 2002 e nato da un movimento islamico radicale in
continuo aumento a partire dagli anni ’80…
Nel contesto internazionale della lotta contro il terrorismo
islamico e dopo gli attentati di Madrid e inseguito a quelli
avvenuti nell’estate 2005 a Istanbul, Londra e Sharm-el-Sheik,
questa Turchia allo stesso tempo candidata a entrare nell’UE e
sempre più sensibile alle sirene dell’islam politico non cessa
di inquietare solamente gli oppositori alla sua candidatura e gli
europei in generale ma anche le forze miltari-kemaliste che temono
che gli integralisti islamici utilizzino le riforme democratiche
europee allo scopo di smantellare gli ultimi freni all’islamizzazione
che sono le prerogative politiche della forza armata e delle
strutture kemaliste.
Tenendo conto di questa legittima inquietudine e delle aspirazioni
contraddittorie dei centri politici turchi rivali (islamici
tatticamente pro-europei contro kemalisti-militari più
euroscettici), Alexandre del Valle e Emmanuel Razavi, due esperti
francesi degli affari esteri e dell’integralismo islamico,
presentano in questo nuovo saggio un quadro concreto della Turchia
considerata in tutti i suoi aspetti e al di fuori del pensiero del
politicamente corretto o del romanticismo orientale:
quest’ultimo si riferisce alle élites prestigiose e alle
università che guardano verso l’Occidente e la democrazia ma
comprende anche la continua negazione del genocidio armeno, e il
recalcitrante atteggiamento dimostrato nell’accordare diritti
equi alle minoranze non musulmane, le quali ripongono
nell’Europa tutte le loro speranze
Una nazione fiera, un nazionalismo intransigente che dimora
ancorato nelle sue tradizioni anatoliche e la cui popolazione si
sente spesso più vicina ai paesi islamici che a quelli
dell’Europa cristiana, per cui vi sarebbe un ritorno all’ottomanismo.
Al
realismo argomentato dalle riflessioni geopolitiche di Alexandre
del Valle, specialista riconosciuto, si aggiunge l’aspetto
giornalistico di Emmanuel Razavi, Grand Reporter per i maggiori
giornali francesi. I reportages e le osservazioni sono costituite
da preziose testimonianze di uomini politici, intellettuali,
persone appartenenti a minoranze turche raramente presenti nei
dibattiti.
In
sostanza un’analisi reale della Turchia così come essa si
presenta nell’anno 2005.
Indice
akhtamar@comunitaarmena.it
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