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Monza
– Rotonda di San Biagio
27
marzo – 2 aprile 2004
Milano
- Casa Armena
5
e 6 giugno 2004
“Un
socio del Circolo Numismatico Monzese, nell’ambito della sua
ricerca, rileva l’esistenza di un numero notevole di conii che
riproducono il vulcano Argeo, lo stesso che ha dato origine e
conformazione al territorio della Cappadocia”
Il
ricercatore è un curioso e si lascia guidare dal
desiderio di conoscere e approfondire il mondo che ha
assunto a suo simbolo questo vulcano che appare sulle monete
perfino in certi suoi momenti eruttivi.
Dopo
alcuni anni si pensa di far partecipe a un pubblico più vasto gli
aspetti più interessanti di questo studio e ne nasce una mostra.
La
mostra si snoda in una quarantina di pannelli che offrono un
percorso sorprendente, a carattere interdisciplinare, che accoglie
oltre alle testimonianze numismatiche, anche una serie di notizie
storiche e archeologiche relative al III e al IV secolo,
epoca in cui tra Roma ed il Medio Oriente vengono vissuti i
momenti nodali della conversione al cristianesimo e quindi anche i
moti persecutori ed eretici.
Sebaste
(l’attuale Sivas) è alle pendici del Monte Argeo ed è la
capitale di una provincia romana che porta il nome di Armenia
Minor ed equivale all’Armenia Bizantina.
Il
personaggio di spicco che emerge da questo contesto è la figura
di un santo armeno, San Biagio, vescovo di Sebaste martirizzato
dai romani, e condannato alla decapitazione che avviene, pare, il
3 febbraio del 316. Santo orientale, venerato dagli armeni, dagli
ortodossi greci e russi, ma da secoli venerato e popolare anche e
soprattutto nel mondo occidentale.
Attorno
alla sua vita i ricercatori hanno impostato tutta la mostra dove
si possono ammirare monete originali, pochi reperti fittili
ritrovati durante gli scavi, antichi testi che narrano la vita del
Santo, pubblicati ad Amsterdam e a Venezia tra il
1600 ed il 1900 ed alcuni testi ecclesiastici in lingua
armena che ricordano il Santo.
La
prima edizione della mostra è stata allestita a Monza, alla
Rotonda della Parrocchia di San Biagio ed è stata inaugurata il
27 marzo scorso; ha avuto vasto consenso dalla stampa locale ed ha
visto un continuo fluire di visitatori molto interessati al
materiale esposto.
Una
seconda volta la mostra, è stata allestita, per logica sequenza,
nelle sale della Casa Armena a Milano, ma ha visto esposti solo i
pannelli, che hanno determinato una esposizione di rara eleganza,
e hanno indotto i visitatori ad attardarsi a leggere con interesse
gli argomenti affrontati.
Ogni
pannello tratta un argomento, ogni pannello raccoglie i risultati
di uno studio, ogni pannello propone un’immagine di corredo da
non trascurare. Il
materiale numismatico è presentato su 26 tavole con ingrandimenti
leggibili e commento.
San
Biagio e la sua vita ed il suo tempo, ripeto,
sono il filo conduttore del percorso cognitivo offerto dai
pannelli che si presentano con i titoli:
le fonti, qualche considerazione sull’etimo, il tempo di
Biagio, Diocleziano, le sue persecuzioni a Roma, la sua riforma
monetaria, le persecuzioni in Asia Minore, il Monte
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Argeo
e le monete di Cesarea, le lettere di Plinio, l’Armenia vista
dagli antichi, la geografia dell’Armenia, la diffusione del
Cristianesimo, i quaranta Santi, le controversie dottrinali e le
eresie del tempo, la vita di Biagio, Biagio e Mechitar a Sivas,
Biagio e gli autori coevi, Biagio
il monte Argeo e Strabone, ecc.
Scopriamo
che Biagio, per sfuggire alla persecuzione, si rifugia proprio ai
piedi del Monte Argeo in una grotta, dove una pia donna gli porta
del cibo; compie miracoli, una volta convincendo con parole
suasive perfino un lupo a rendere il maiale ad una povera
popolana, un’altra volta con la sola preghiera salva un bimbo in
fin di vita, per una spina di pesce che gli si è conficcata in
gola e gli impedisce di cibarsi. Questo miracolo indurrà nei
secoli la gente a ricordare e a venerare il Santo come protettore
della salute della gola
Alla
sua morte il suo corpo viene deposto nella sua cattedrale a
Sebaste, ma nel 732, mentre gli Arabi incalzano nella loro guerra
di espansione religiosa, le sue spoglie vengono imbarcata da
alcuni armeni alla volta di Roma. Secondo la tradizione,
un’improvvisa tempesta costringe la nave ad interrompere il
viaggio nelle acque di Maratea. I soccorritori accolgono l’urna
marmorea del Santo e la portano al Castello dove rimane custodita
fino ai nostri tempi. San Biagio è il patrono di Maratea, ma il suo culto è molto
diffuso in tutto l’occidente.
Mi
piace ricordare che per antica tradizione i monzesi usano ancora
recarsi in chiesa il 3 febbraio per il rituale della benedizione a
candele incrociate sotto la gola
e tornare poi a casa con il pane o il panettone benedetto.
Anche
per i milanesi San Biagio è una figura famigliare, ha il suo
posto tra le statue che adornano le guglie del Duomo, protegge i
fedeli dalle affezioni alla gola e, a questo scopo, chiede a
ciascuno di rinunciare,
la notte di Natale, ad una piccola porzione
del suo panettone, che deve essere poi consumata, con fede
taumaturgica, la mattino
del 3 febbraio.
A
Roma, nel 1832 papa Gregorio XVI concede agli Armeni la chiesa di
San Biagio della Pagnotta, in Via Giulia dove fino ad oggi si
officia la Santa Messa in lingua armena, secondo l’antica
liturgia della Chiesa Apostolica Armena e si distribuisce per San
Biagio il 3 febbraio la “pagnottella” benedetta.
La
mostra è insolita ed interessante. Sarebbe auspicabile che fosse
conosciuta ed apprezzata da un vasto pubblico, avrebbe anche
senso se fosse esposta nelle località dove si pratica il
culto di San Biagio.
Per i
suoi contenuti culturali e per il suo carattere di
interdisciplinarietà sarebbe molto adatta ad essere esposta negli
ambienti scolastici, ad esempio nei licei.
Cusano
Milanino 24 giugno
2004
Indice
akhtamar@comunitaarmena.it
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