Dimenticato
il genocidio degli armeni
Ottantasette
anni fa la deportazione forzata verso il deserto siriano da parte dei Giovani
Turchi
Oggi
a Roma giornata di commemorazione del “Metz Yeghern”
”Chi
ricorda oggi il genocidio degli armeni?”. Questa la sarcastica domanda di
Hitler nel 1939 a chi obiettava ai propositi di sterminio razziale. E davvero il
“Metz Yeghern” grande male - così è definito il genocidio di inizio
del XX secolo, perpetrato nel 1915 contro la minoranza armena in Anatolia dal
regime turco, in cui perirono circa 2/3 dei 2 milioni di armeni (più di
1.500.000 di innocenti, tra uomini, donne, bambini e vecchi) deportati verso il
deserto siriano di Deir es Zor, causato dalla perversa ideologia del
partito Unione
e Progresso (Itytihad ve Terakki) braccio
politico dei “Genc Turkler” (Giovani Turchi) - è sconosciuto
ai più. Oggi anche in Italia le comunità armene della diaspora rievocano l’87°
anniversario, in particolare a Roma sarà celebrata una divina liturgia nella
chiesa di S. Nicola da Tolentino, da S. E. Mons. Vartan Boghossian, in
commemorazione delle vittime. Al termine una processione passerà per Via
Veneto. Gli Armeni all'inizio del secolo erano l'etnia maggioritaria in Anatolia
orientale ma sono pressoché scomparsi da quelle terre, disperdendosi nel mondo
(forti comunità sono presenti in Grecia, Libano, Francia, Stati Uniti) oltre
che nel rinato stato nazionale, formatosi nel 1991 come Repubblica di Armenia
sulla porzione di territorio che si trovava entro i confini russi e sovietici.
Le atrocità commesse dai turchi nei confronti degli armeni portarono gli
alleati dopo la 1ª Guerra Mondiale (i turchi affiancavano gli austro-tedeschi),
ad introdurre il concetto di "crimes against humanity" poi usato al
processo di Norimberga. Il massacro degli armeni, nel rapporto della Commissione
ONU dei Diritti dell'Uomo del 1973, è definito come il primo genocidio del
1900. Nel novembre 2000 il Parlamento Italiano approvò all’unanimità una
risoluzione che, sulla scia di Parlamento Europeo, Francia e
Vaticano, riconosceva lo sterminio. La Turchia invece si rifiuta di
ammettere l’esistenza di tale tragica pagina della storia, ricorrendo a
minacce e ritorsioni nei confronti di chiunque osi parlare o utilizzare la
parola genocidio. Come hanno recentemente scritto alcuni giovani della Comunità
Armena di Roma “Se non si vuol dimenticare bisogna ricordare. Il crimine è
un crimine e non lo si può misurare a seconda dell’importanza o meno delle
persone che lo subiscono. La memoria dev’essere trasmessa alle future
generazioni perché queste non commettano gli stessi errori ed orrori del
passato. Per non dimenticare, non si può continuare a tacere”. Coi
tragici fatti dell'alba di sabato 24 aprile 1915 - arresto della maggioranza
dell'élite armena di Costantinopoli - prende il via l'eliminazione del popolo
armeno sul territorio ottomano. I massacri e le persecuzioni a sfondo religioso
islamista (con motivazioni anche di risentimento economico) iniziati già nel
1894 sotto il sultano Abdul Hamid, trovarono nelle scelte dei Giovani Turchi
una volontà pianificata di sterminio, le cui avvisaglie si ebbero con la strage
di Adanà del 1909, stavolta in versione ideologica, “progressista” e
sciovinistica; in quanto gli armeni erano diversi per razza, cultura, stile di
vita e stretti legami con altri Paesi (oltre che per la fede), rispetto al
“modello” ultranazionalista, centralista e statalista del partito al potere.
Pur essendo personalmente laicisti e, appunto, ideologicamente contrari alla
religione, i capi del Partito “Unione e Progresso” non esitarono ad
aizzare le masse islamiche – e l’altra minoranza, i curdi - contro i
cristiani armeni, per distogliere l’attenzione dalle difficoltà causate
dall’inizio della Grande Guerra. Esistono molti documenti che testimoniano la
paranoia e la premeditazione dei turchi:“…La Jemiet (Assemblea) ha
deciso di salvare la madrepatria dalle ambizioni di questa razza maledetta e di
prendersi carico sulle proprie spalle patriottiche della macchia che oscura la
storia ottomana. La Jemiet, incapace di dimenticare tutti i colpi e le vecchie
amarezze, ha deciso di annientare tutti gli armeni viventi in Turchia, senza
lasciarne vivo nemmeno uno e a questo riguardo è stato dato al governo ampia
libertà d’azione…Comitato Unione e Progresso, 25 marzo 1915”. La
questione venne così risolta distruggendo gli armeni in quanto tali. La Turchia
attuale, diretta erede del regime dei Giovani Turchi e di Kemal Ataturk,
disconosce il nome Armenia ed ha turchizzato le regioni orientali.
Filippo
Salatino
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