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Festa
d’indipendenza della Prima Repubblica Armena
28
maggio 1918
A
poche settimane di distanza dalle manifestazioni per il 91° anniversario del
Genocidio, le
Com
unità Armene si ritrovano per la ricorrenza (28 maggio) della Prima
Repubblica armena.
Esperienza
storica travagliata, in anni di tragedia, appena consumatosi l'orrore per
il milione e mezzo di martiri sterminati dai turchi (1915)
La Rivoluzione
russa di Ottobre, il fronte di guerra che avanzava ed arretrava trascinando con
sè altri lutti e distruzioni; ancora massacri di armeni nel "nuovo
corso" di Kemal Athaturk (il padre della Turchia moderna) che, per non
essere da meno dei precedenti carnefici, sterminava altri duecentomila armeni.
Le
speranze dei profughi cristiani che, scappati dalla pulizia etnica in Anatolia,
vi provavano a rientrare pieni di speranza, costretti poi ad altra precipitosa
fuga per non incappare nella nuova ondata di massacri.
Anni
difficili: di fame e di paura. Ma l'esperienza - breve ma intensa - della Prima
Repubblica è ricordata, da allora, come esempio e testimonianza di quella
voglia di ricostruire, di ricominciare che ha sempre contraddistinto il
popolo armeno ed è a fondamento della sua stessa sopravvivenza.
E
fu , anche, soprattutto, un importante segnale che il progetto turco di
sterminio era fallito: che gli armeni esistevano ancora, con la loro storia, la
loro cultura e la loro fede.
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Il
22 aprile 1918 l’Assemblea legislativa di Transcaucasia, il Seïm, proclama
l’indipendenza della Transcaucasia, comprendente
la Georgia
, l’Armenia e l’Azerbaigian. I turchi ritengono di poter approfittare della
dissoluzione dell’Impero russo e del vuoto militare determinatosi, ma sono
sconfitti a Sardarapat dagli armeni capeggiati dai generali Andranik e Dro.
Dopo
più di cinque secoli dalla caduta del regno di Cilicia e dopo lo spopolamento
degli otto decimi del territorio armeno storico, il 28 maggio 1918 viene
proclamata
la Repubblica Armena
con capitale Yerevan, una superficie di 10.000 kmq e una popolazione di circa
un milione di abitanti.
Retroscena
storico
Nel 1916 il genocidio si avvia alla
conclusione; nel frattempo, l'esercito zarista occupa le regioni dell’Anatolia
orientale, trovandole spopolate. Lo Zar è contrario al rimpatrio dei profughi
ammassati in Transcaucasia e l’accordo Sykes-Picot (1916), noto anche come
"accordo segreto", volto alla spartizione dell’impero alla fine
della guerra, sancisce l’annessione dell’Anatolia orientale alla Russia,
mentre
la Francia
estende il proprio raggio di influenza su Libano, Cilicia, Siria e Kurdistan.
La
rivoluzione bolscevica mette fine al potere zarista anche in Transcaucasia, dove
si forma un governo antibolscevico guidato dai tre partiti etnici locali, "menschevik",
georgiano, "musawad", azero, e "dashnak", armeno; inoltre,
si ricostituisce lentamente la milizia armena che seguiva l’esercito zarista.
Nel frattempo, si autorizza il ritorno dei 150.000 profughi armeni della
Transcaucasia nelle regioni dell'Armenia orientale.
L'inverno
1917-18 vede la zona nel caos totale, dovuto alla ritirata dell'esercito russo;
nei territori dell’Anatolia orientale si verificano massacri e vendette da
parte degli armeni contro la popolazione musulmana, mentre l'esercito russo è
attaccato dai tatari che compiono massacri, si appropriano delle armi, e ne
impediscono l'arrivo alle truppe armene di stanza nei territori dell'Anatolia
orientale.
I
territori conquistati in Turchia dai russi sono comunque mantenuti in base
all'armistizio con i turchi, ma ben presto la guerriglia riprende e le truppe
armene devono ritirarsi. Il caos domina anche a livello diplomatico, in quanto,
dopo la rottura della tregua e la ripresa della guerra, i turchi avanzano fino
ad entrare in Transcaucasia. In primavera cominciano allora i negoziati, a
Trebisonda, tra turchi e il rappresentante della Transcaucasia; ma nel frattempo
la firma del trattato di Brest-Litovsk impone alla Russia di rinunciare ai
territori conquistati nella guerra russo-turca del 1877-78 (Kars, Batum e
Ardahan): i negoziati vengono interrotti, e ripresi dopo che
la Transcaucasia
, tra diverse contraddizioni, dichiara la propria indipendenza dalla Russia e
non riconosce l'accordo di Brest-Litovsk.
Ben
presto, in questa situazione di caos e anarchia, nel governo della Transcaucasia
emergono le forti contraddizioni che lo porteranno al dissolvimento: gli azeri
desiderano unirsi ai turchi, i georgiani ricevono l’appoggio dei tedeschi
contro l'espansione turca; nel giro di pochi giorni vengono proclamate
l’indipendenza della Georgia, la repubblica di Azerbaigian e l'indipendenza
amministrativa dei territori armeni (maggio 1918).
La
repubblica armena nasce quindi in condizioni disperate, grazie a una vittoria
delle milizie armene sull'esercito ottomano, battuto a Erevan; ma il resto del
territorio che circonda la città è ancora in mano turca e popolato da migliaia
di profughi. Inoltre, i centri di riferimento per gli armeni di quest'area sono
Tiflis, Baku e Batum, in quanto la popolazione armena non è maggioritaria in
nessuna delle regioni della Transcaucasia. Una tregua è concessa grazie a un
trattato di pace con i turchi, impegnati sul fronte a nord della Persia.
Nel
frattempo a Baku si consuma un'altra tragedia politica: tra la primavera e
l'estate del 1918 il governo della città, un soviet composto da russi e armeni,
si scontra con una divisione di musulmani volontari dell'ex esercito zarista.
L'alleanza difensiva di bolscevichi e dashnak dà vita alla "
Com
une di Baku"; allo scontro tra le forze della comune e i tatari della
"divisione selvaggia", nell’aprile, ne segue un altro in luglio, ma
questa volta i tatari sono appoggiati dall'esercito turco. Le forze russe e
inglesi che erano arrivate in appoggio alla
Com
une fuggono e i tatari entrano in città il 14 settembre massacrando 20-25.000
armeni. Dopo due giorni arrivano i turchi, che vi installano il governo della
repubblica d'Azerbaigian.
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