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Buongiorno miei cari lettori,
leggere č un investimento: comprare un libro significa spendere soldi per
parole, per racconti lontani, poesie che torneranno nel tempo, ci prenderanno
per mano.
Oggi vi racconto un romanzo che narra la tragica
storia di un genocidio, quello della popolazione armena. Vi racconto qualcosa
che resterā, indelebile e pulito.
"Le stanze di lavanda" č ambientato fra la Turchia
e il ricordo, la Siria e l'oblio, regioni che non esistono, almeno per chi non č
stato parte di quella fine, chi non ha sentito le bombe e il rumore della fuga.
Ondine Khayal ripercorre il vissuto della nonna,
indiscussa protagonista del romanzo, inseguendone con pathos e ammirazione i
passi nell' infanzia, l'adolescenza a Marache, gli sviluppi politici dal 1915 in
poi, quando il governo turco decise, perentoriamente, che un'etnia dovesse
essere eliminata, perduta.
Nonno Joseph, uomo colto ed importante, era
armeno, macchiato nel sangue. Il suo "peccato" condurrā agli stenti la vita di
Lucine, della sorella Marie, della mamma che odorava sempre di lavanda.
Niente sarā come ieri, non torneranno gli agi e la
casa grande coi fiori colorati che crescono nel prato, non torneranno i giorni
illuminati dal sole ; la notte, ghiaccia e sola, sarā compagna e consigliera, le
mani aperte, contenenti una penna, pochi fogli ed un mazzetto di lavanda,
saranno le uniche armi che condurranno la vita e la strada.
Ma qualche immagine, lontana nel sonno, a volte fa
capolino a Lucine: č quella di una famiglia serena, del gatto Prescott, del
fratello Pierre o di Gil, orfano scapigliato colpevole di un bacio, un
appassionato scambio sotto le ombre di un salice piangente, una foto che nemmeno
i fucili riescono ad impaurire.
Quanti compromessi sfiorano la vita, quante
emozioni fragili la turbano.
Barattare mille corse lungo il fiume per la
salvezza, per toccarsi ancora la pelle, sentire i profumi di un giorno nuovo,
vivere.
Ma mai come lo si desidera, mai pienamente.
Mi piace il primo romanzo della Khayal, mi
rammenta l'incertezza delle scelte di ogni giorno, le mie, vostre, di tutti. Mi
richiama l'idea del coraggio di sapersi schierare, la paura dell'ignoto.
Mi richiama il profumo di lavanda, forte e
indeciso, muschiato e violetto. Come i sogni.
Buona lettura.
Ondine Khayal, Le stanze di lavanda, Piemme, pp.
316, Euro: 17, |