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(ANSA-REUTERS)
- ANKARA, 3 DIC - Cinque giornalisti turchi sono stati incriminati
per commenti da loro fatti a proposito di una conferenza sui
massacri di armeni durante la prima guerra mondiale.
I
cinque noti editorialisti rischiano condanne tra i sei mesi e i 12
anni se saranno riconosciuti colpevoli di «cercare di influenzare
il processo giudiziario» e «insultare organi giudiziari dello
Stato», hanno riferito oggi i media turchi.
Quattro
dei cinque giornalisti sono stati incriminati in base all'articolo
301 del codice penale, lo stesso per cui viene perseguito il
famoso scrittore Orhan Pamuk, e che stabilisce che è reato
insultare istituzioni dello stato o la «turchità ».
L'inizio del processo dei giornalisti è stato fissato per il 7
febbraio prossimo. Quattro di loro lavorano per il giornale
liberale Radikal e il quinto per il centrista Milliyet. Tutti e
cinque avevano criticato i tentativi di magistrati e avvocati
nazionalisti di far proibire a settembre una conferenza in due
università di Istanbul dedicata al massacro degli armeni da parte
delle forze turche 90 anni fa. Con forte imbarazzo del governo
filo-Unione europea la conferenza era stata bloccata su richiesta
della procura, ma il divieto era stato aggirato facendola svolgere
in una terza università.
La
questione degli armeni è un tema molto sensibile in Turchia, con
Ankara che ha sempre negato che le forze ottomane abbiano
perpetrato un genocidio ma, sotto le pressioni dell'Ue, ha chiesto
agli storici di dibattere il tema.
Lo
scrittore Pamuk, famoso per i suoi «Il mio nome è rosso» e «Neve»,
ha suscitato grande emozione quando ha detto mesi fa che la
Turchia deve affrontare le proprie
responsabilità per le uccisioni di armeni.
Il
ministro degli esteri Abdullah Gul si è detto fiducioso che le
accuse contro Pamuk verranno fatte cadere. Ma il suo governo
finora non ha ceduto alle pressioni dell'Ue per l'abolizione
dell'articolo 301. (ANSA-REUTERS)
Per
critiche a decisione annullare conferenza su omicidi armeni
Istanbul
(Turchia), 2 dic. (Ap) - La magistratura turca ha incriminato per
oltraggio alla corte cinque dei più importanti giornalisti del
Paese, per i quali sono state chieste pene dai sei mesi ai dieci
anni di reclusione. Lo riferisce l'emittente televisiva privata
Ntv.
I
giornalisti avevano criticato la decisione di un tribunale di
annullare una conferenza a Istanbul sugli omicidi di massa di
armeni commessi dai turchi all'epoca dell'impero ottomano. La
Turchia non riconosce le accuse di genocidio nei confronti degli
armeni. Con le critiche alla corte, spiega l'incriminazione della
procura, i cronisti hanno commesso i reati di «tentativo di
influenzare un processo» e «vilipendio agli organi giudiziari
dello stato».
Le
accuse arrivano in un periodo in cui Ankara è sotto la lente
d'ingrandimento dell'Unione Europea e delle organizzazioni per la
tutela dei diritti umani per risolvere le sue violazioni alla
libertà di espressione. I cinque giornalisti incriminati sono
Murat Belge, Hasan Cemal, Ismet Berkan, Haluk Sahin ed Erol
Katircioglu. Un tribunale di Istanbul dovrà ora valutare i capi
di imputazione e decidere se i cinque debbano affrontare un
processo. «La Turchia ha senz'altro raggiunto notevoli progressi
nel processo di adesione all'Unione Europea, ma non posso dire che
abbiamo raggiunto il livello degli standard europei», ha detto
Berkan alla Ntv.
Fco
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