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l'artista lucano Giuseppe
Palumbo con un nuovo libro dal titolo Un sogno turco,
in cui adatta a fumetti un racconto dello scrittore Giancarlo De Cataldo
("Romanzo Criminale" il suo lavoro più noto) e pubblicato dalla
Rizzoli nell'etichetta 24/7 della gloriosa collana BUR.
Il creatore di Ramarro, ottimo interprete di una rinascita grafica per
Diabolik, storico personaggio delle sorelle Giussani, e autore
di eccellenti prove d'artista anche per Bonelli Editore (Martin Mystère
e Storie da Altrove), dopo una realizzazione diluita in ben 5 anni è
infine giunto a un reboot totale di questo suo secondo romanzo a fumetti, che
segue a Tomka - Il gitano di Guernica scritto in collaborazione con Massimo
Carlotto, altra firma nobile della letteratura, più volte tradotta in
immagini ("Arrivederci amore, ciao", "Dimmi che non vuoi
morire" e "L'ultimo treno").
La storia che ci propone è una sorta di "western turco-balcanico" –
dalla definizione dello stesso Autore – ambientata nei primi anni del XX
secolo nel periodo in cui accadde la strage degli Armeni.
Caratteristica è la carta scelta da Palumbo per apporre il proprio tratto: una
carta colorata di cotone che tipograficamente sarà vergata in bicromia.
Vi offriamo una breve sequenza di anteprima tratta dal blog
di Andrea Plazzi, editor Panini e profondo conoscitore del fumetto
internazionale.
http://andreaplazzi.wordpress.com/
Un
sogno turco
Tra
carte e progetti in corso sulla scrivania di Giuseppe Palumbo,
ci salta agli occhi una tavola che da sola è già un racconto. Raffigura i
resti di antiche mura con alcuni affreschi in parte cancellati dall’erosione
della sabbia e del vento.
Inizia così Un sogno turco, il fumetto in uscita per
Rizzoli, che Palumbo ha realizzato basandosi su un racconto scritto da Giancarlo
De Cataldo. L’idea è partita dall’autore di Romanzo Criminale
e ha avuto una lunga gestazione visto che i primi bozzetti risalgono a circa
cinque anni fa. Al momento di riprendere il progetto Palumbo ha pensato però di
ripartire da zero, con nuove soluzioni.
D’altra
parte è sua abitudine non bagnarsi mai due volte nella stessa acqua. Se L’ultima
volta di Anton Karas aveva preso vita su carta di qualità e formato sempre
diverso, in Un sogno Turco Palumbo si attiene a una rigorosa
scelta del supporto: una carta di cotone colorata. Se in Tomka
la durezza della storia richiedeva bianchi e neri dai forti contrasti, qui
l’atmosfera si fa più rarefatta.
Vi
consiglio di assaporare lentamente l’intervista che segue, perché è
l’ultima della serie che abbiamo dedicato a Palumbo. E visto che ormai
scorrono i titoli di coda, ne approfitto per ringraziarlo per le bellissime
tavole che pubblichiamo in anteprima.
(Francesca
Faruolo)
Estratto
dall' INTERVISTA
A GIUSEPPE PALUMBO
Raccolta nel giugno 2008
Per
il testo integrale vai a:
http://andreaplazzi.wordpress.com/2008/10/03/palumbo-un-sogno-turco/
A
poca distanza dall’uscita di Tomka, che hai
realizato con Massimo Carlotto, stai già pubblicando un nuovo fumetto con De
Cataldo. Queste collaborazioni, interessanti dal punto di vista artistico,
rispondono anche a precise scelte editoriali. Che idea ti sei fatto? Credi che
opere come queste riescano mettere d’accordo i lettori del romanzo e quelli
del fumetto. O magari, chissà, creano un nuovo tipo di pubblico?
I grossi editori, come Rizzoli, hanno seguito un trend editoriale sempre più
diffuso, quello del romanzo a fumetti. Probabilmente per questioni di opportunità,
hanno scelto la strada di affiancare uno scrittore con un nome consolidato a
quello di un narratore per immagini di adeguato spessore: forse un escamotage
commerciale per poter produrre con maggiori margini di sicurezza dei nuovi
graphic novel.
Nel mio caso si è trattato di due incontri (quello con Carlotto e quello con De
Cataldo) più o meno fortuiti, ma molto felici creativamente parlando. I nostri
lettori? Voglio sperare anch’io che ce ne siano di nuovi, ma mi accontento dei
miei pasdaran e di quelli (più numerosi) dei miei amici scrittori. Sul
catturare i lettori del romanzo e portarli a leggere fumetti, la vedo più
difficile: sono lettori abitudinari, molto di più dei lettori di fumetti.
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Come
entra nella storia la strage degli Armeni?
È una specie di western turco-balcanico e anche se a partire dal titolo
l’ambientazione è dichiarata, non si va molto oltre. Per esempio, non si cita
una località precisa, ma siamo chiaramente agli inizi del Novecento, quando si
è verificata la strage degli Armeni, che viene nominata. Ci sarà una
ricostruzione, ma poi la cosa resta lì, come una specie di allucinazione,
qualcosa che potrebbe anche non essere mai esistito. Che è poi la percezione
che molti hanno di queste vicende. A differenza dell’Olocausto, di cui esiste
una pletora di documenti inoppugnabili, sulla strage degli Armeni restano quasi
solo le testimonianze orali, e poco altro. Ci sono delle fotografie che sono
uscite dal paese per vie traverse, e poco altro. Delle vicissitudini di questi
reperti parla La
masseria delle allodole.
Per
leggere l'intervista completa vai a:
http://andreaplazzi.wordpress.com/2008/10/03/palumbo-un-sogno-turco/ |