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Il Beduino misericordioso:
Nato
nel 1883 in Siria, oppositore dell’Impero Ottomano e amico di Lawrence
d’Arabia, accusò il governo turco di agire in modo contrario ai precetti del
Corano che vietano di uccidere gli innocenti.
“Penso sia mio dovere pubblicare questi episodi per difendere la
religione musulmana perchè l'Europa non l'accusi di fanatismo e per servire la
verità e la nazione armena tiranneggiata dai turchi”. E’ l’incipit
del diario-testimonianza di un beduino musulmano, Fayez el Ghossein, inedito in
Italia, pubblicato in arabo nel 1916, che ha come titolo Testimonianze di un
arabo musulmano sulla innocenza e sul massacro degli armeni. Se,
come affermava Edward Carr, la funzione della storia non consiste nel farci
amare il passato o nello spingerci a liberarcene, ma nel rendercene padroni per
giungere alla comprensione del presente, questo documento breve contiene
intuizioni anticipatorie tali da poter essere annoverato tra i materiali che
proiettano una luce di verità sul nostro presente.
Fayez
nasce nel 1883 nella Siria ottomana, a El Sharaeh, villaggio della regione dell’Hauran. E’ figlio di uno sceicco della tribù Sulut,
originaria dal deserto dello Yemen. Le tribù beduine non avevano scuole
proprie, ma il governo ottomano aveva creato la scuola Achair per i figli dei
capi-tribù e Faiez, a quattordici anni, é inviato a Costantinopoli per
compiere gli studi inferiori. Si iscrive poi a giurisprudenza nella scuola
Mulkieh. Ritornato nell’Hauran viene nominato aiutante del valì di Damasco,
Djemal Pascià e successivamente kaimakam (vice-prefetto) a Mamuret Ul Aziz, nel distretto di Kharput. Tre anni dopo
decide di ritornare a Damasco per dedicarsi alla libera professione di avvocato.
Con l’inizio della grande guerra Fayez viene invitato a riprendere il posto di
kaimakam. Rifiuta e continua ad esercitare l’avvocatura. Accusato di
appartenere all’associazione segreta Jamieh
Arabieh Al Fattat
che aveva come obiettivo la libertà e l’indipendenza dei territori arabi
dall’Impero Ottomano, viene arrestato. E’accusato di essere a capo del
movimento rivoluzionario e di avere contatti con gli inglesi. Viene imprigionato
e sottoposto al giudizio della corte marziale. Condannato alla pena capitale,
viene destinato al patibolo in una città controllata dall’esercito tedesco.
La pena di Fayez, senza ragioni apparenti, è commutata in esilio ad Erzerum.
Djemal Pascia lo affida, per il trasferimento, ad un drappello di 5 soldati. Il
tragitto è lungo: Damasco, Hama, Aleppo, Ser Arab, Buart, Seruj, Urfa, Kara
Djurn, Severek, Diarbekir. Ad ogni tappa il giovane avvocato annota gli orrori e
le violenze inferte ai deportati armeni, gli incontri con i carnefici degli
armeni e con i dirigenti del Comitato Unione e Progresso. A Diarbekir il viaggio
non può continuare perché i russi avanzano. Viene rinchiuso in carcere, ma
sconta solo 23 giorni per l’intervento di amici conosciuti al tempo in cui era
kaimakam. La condanna è commutata in domicilio coatto. Rimane 6 mesi nella
regione, e qui raccoglie le confidenze di ufficiali turchi, di funzionari,
notabili, persone influenti, armeni cittadini ottomani, testimoni, deportati….qualcosa
di tremendo accade nell'ombra.
Vede le carovane dei deportati, assiste a uccisioni, stupri, assassinii di
ragazze e bambini. Elabora piani di fuga. Un giorno, mentre i soldati lo stanno
scortando, si china, raccoglie un pugno di sabbia, lo getta in faccia ai
carcerieri e fugge. Nascondendosi nelle ore di luce e camminando di notte,
riesce a raggiungere Bassora, dove incontra Miss Gertrude Bell, responsabile
dell’amministrazione inglese della città. Le racconta la sua storia e le
motivazioni della lotta: gli ottomani vogliono che gli arabi diventino turchi,
adottino la politica del tatrik,
si turchizzino. La famiglia non sa più nulla di lui. Gli inglesi lo inviano in
India, a Bombay e poi a Jeddah, nella El Djazirah El Arabieh, l’attuale Arabia
Saudita, dove incontra Sharif El Hussein di cui diviene consigliere e il cui
figlio, Sharif El Feisal, diventerà re della Bilad El Sham, regione costituita
dall’attuale Siria, Libano, Giordania e Palestina (Sham in arabo significa
efelide, con riferimento ad uno stato a macchia di leopardo).
El Ghossein incontra Lawrence d’Arabia che lo ricorderà frequentemente
nel suo celebre libro I sette
pilastri della saggezza:
... “Contavo anche un altro amico a corte, fra i segretari: Faiz el Ghusein,
uno sceicco Sulut, della tribù degli Hauran, ex funzionario del governo turco,
fuggito durante la guerra, traversando l’Armenia e raggiungendo finalmente a
Basra Gertrude Bell, che lo aveva mandato da me con molte raccomandazioni…
Feisal ascoltava sempre e, nei casi non risolvibili di persona, chiamava Faiz a
sostituirlo”. Con Feisal e Lawrence, Fayez lavora
per l’ indipendenza araba. Con la vittoria degli alleati ritorna a Damasco
dove diventa segretario di Feisal, primo e unico re della Bilad El Sham. Il
regno durerà solo due anni e Feisal, dopo la conquista francese della Siria,
fuggirà in Iraq a quel tempo occupato dagli inglesi. Finita la guerra Fayez si
stabilisce a Damasco dove viene
nominato giudice della corte criminale di Margieh, tribunale che esiste fino ad
oggi. Lascia l’incarico di giudice per lavorare come avvocato perchè, …
“essendo un uomo giusto, non posso giudicare i miei compatrioti per conto dei
francesi”. Due mogli, numerosissimi figli, Fayez El Ghossein ha scritto 4
libri e tra questi, le sue memorie, tutt’oggi reperibili nella Libreria
Daghstani ad Amman, in Giordania. El Ghossein muore in un ospedale di Damasco
nel 1938. E’sepolto nel cimitero di El Sharaeh. L’attualità della tesi
interpretativa di El Ghossein riguardo ai massacri degli armeni ai quali ha
assistito di persona e di cui ha raccolto le testimonianze dirette, è evidente:
non esistono un Islam moderato e un Islam fondamentalista… “Il vero Islam è
uno solo
e si fonda
sulla fede in un dio unico misericordioso costruttore di un mondo perfetto, nel
quale vivono i credenti solidali fra loro”. Le sue memorie sono uno dei primi
documenti coevi che testimoniano il genocidio degli armeni ad opera del governo
dei Giovani turchi. Immerso nella visione degli orrori, il giovane
avvocato vuole che la sua denuncia arrivi ai cristiani europei affinché non
attribuiscano alla religione islamica la causa dei massacri degli armeni. Per
Fayez la responsabilità ricade esclusivamente sul governo laico, ateo che ha
strumentalizzato l’Islam per realizzare l’obiettivo panturchista. Cita i
versetti del Corano e gli “hadith” del Profeta nei quali si vieta di
uccidere, bruciare, immolare e si obbligano i fedeli ad essere clementi verso i
non musulmani che accettano le leggi dello stato. “Un governo (il governo
ottomano dei Giovani turchi) che si proclama protettore dell'Islam e detiene il
Califfato, non può agire in modo contrario ai precetti della Sharia; facendolo
cessa di essere un governo musulmano e perde il diritto di governare. I
musulmani devono dunque rinnegare tale governo che, calpestando lo spirito del
Corano e gli hadith del Profeta, uccide gli innocenti e non teme di lordare le
sue mani col sangue e con un crimine che non ha eguali nella storia”.
Il libro di circa 50 pagine è stato
scritto in arabo nel 1915 e pubblicato nel 1916 (il 1334 dell'Egira). E' una
requisitoria semplice e coraggiosa di un beduino fedele ai precetti dell'Islam;
le atrocità turche lo hanno fatto fremere e lo hanno indotto a denunciare il
male, male che non si nutre dell’Islam, poiché “Islam
è sinonimo di pace”. La testimonianza di Fayez el Ghossein è tanto più
importante poiché alcuni storici, come Justin Mc Carthy, negano che un tale
personaggio sia mai esistito e lo considerano un parto della fantasia degli
armeni.
Attualmente nel villaggio di El Sharaeh,
in Siria, quasi tutti gli abitanti portano il nome di El Ghossein. Il figlio
Kussei settantacinquenne abita ancora la casa paterna, una magione signorile con
una sala a colonne. Sulla parete di fondo è
appesa la foto di Fayez con il turbante e accanto l’albero genealogico della
tribù beduina dei Sulut, ora diventata sedentaria.
Il
libro di Fayez el Ghossein sarà pubblicato dalla Casa Editrice Guerini e
Associati che cura la collana di armenistica.
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