Olocausto sconosciuto  di Manuela Grassi (Panorama 24/4/03) 

Più di un milione di armeni, enclave cristiana nell'Anatolia musulmana, venne massacrato nel 1915 dal governo turco. Fino a oggi Ankara ha sempre negato ogni responsabilità. Un film in uscita nelle sale italiane riapre una ferita nella coscienza del mondo.


«Sono passati trent'anni, e chi si ricorda più degli armeni?» rispose Adolf Hitler a chi si preoccupava delle conseguenze della Shoah. Un genocidio può anche essere dimenticato. O addirittura negato. Più di un milione di armeni, enclave cristiana nell'Anatolia musulmana, venne sterminato con ferocia nel 1915 dal governo turco. Ma la “questione armena“ aveva avuto inizio prima, nel 1894. In due anni l'Impero ottomano massacrò ben 200 mila armeni, accusati di essere sovversivi.
Fino a oggi però la Turchia ha sempre negato ogni responsabilità.
Ararat, il monte dell'Arca, il film del regista armeno-canadese Atom Egoyan in uscita nelle sale italiane, racconta quei fatti, ma non solo. «È un progetto che ho coltivato molto a lungo» racconta il celebrato regista di Il dolce domani e Il viaggio di Felicia. «Nasce dal profondo. Non mi interessava tanto raccontare il genocidio, quanto la negazione di esso. Un problema che subito ne apre un altro, quello della verità storica».

GIOVANI IN CERCA D'INTEGRAZIONE
Gli armeni della diaspora, sparsi in tutto il mondo, hanno trasmesso ai propri figli la memoria di quanto accadde insieme al dovere di lottare per ottenere il riconoscimento dello sterminio. Un compito non facile anche perché gli armeni delle giovani generazioni non volevano altro che essere come gli altri ragazzi, cercavano l'integrazione. «Io sono nato al Cairo, i miei nonni avevavo perso i genitori durante la terribile deportazione degli armeni verso il deserto siriano, cioè verso la morte.
Finirono in orfanotrofio come moltissimi altri bambini. Poi ci trasferimmo in Canada. Ricordo che da ragazzino desideravo soltanto scrollarmi di dosso quella “diversità“. Volevo essere come gli altri. Poi a 18 anni andai a Toronto all'iuniversità ed entrai in contatto con un associazione di studenti armeni: la mia propettiva cambiò completamente».

LIBRO TOCCANTE
Anche Alice Tachdjan, figlia di armeni emigrati in Francia, sposata con un italiano, ha raccolto dalla madre la memoria dello sterminio armeno e ne ha fatto un libro semplice e toccante: Pietre sul cuore. Diario di Varvar, una bambina scampata al genocidio degli armeni. (Sperling&Kupfer). Varvar era nata a Ulas, presso Sebaste, da una famiglia benestante (gli armeni erano una comunità colta e influente).
La descrizione dell'eden perduto lascia presto il posto a un racconto di tali atrocità e vicissitudini da risultare quasi «incredibile», appunto.
Ani, la protagonista di Ararat (l'attrice Arsine Khanjian, moglie di Egoyan), è talmente sopraffatta dalla tragedia che ha alle spalle che si ostina a negarla, per guardare avanti. Un atteggiamento che le aliena la comprensione dei figli. Raffi, il maschio, è appena tornato dal monte Ararat con diverse «pizze» di pellicola documentaria destinata a un film epico sul genocidio, che il regista Edward (Charles Aznavour) sta girando. «La mia storia doveva assolutamente essere ambientata oggi» spiega Egoyan. I fatti storici, con tutta la loro crudeltà, sono raccontati dalle immagini “ingenue“ del film epico. Tutta la complessità dell'elaborazione psicologica dell'eccidio, da parte dei discendenti delle vittime, ma anche dei carnefici turchi, è raccontata attraverso dinamiche affettive di personaggi a noi contemporanei.

INTRICO DI RELAZIONI
In un tessuto intricato di relazioni, vediamo Ani preparare una lezione sul pittore armeno Arshile Gorky, immigrato a New York nel 1920, e sul suo lavoro ossessivo intorno al quadro intitolato
L'artista e sua madre. Ani si immerge nella storia per dimenticare la sua personale: il marito è stato ucciso anni prima mentre attentava alla vita di un diplomatico turco... Tra le molte memorie e i documenti utili a Egoyan nella preparazione di questo film c'è la toccante testimonianza di Clarence Ussher, un medico americano che era in Turchia negli anni del massacro (venne pubblicata nel 1917).

UNA STORIA VERA
Completamente costruito su documenti e testimonianze è il saggio di Flavia Amabile e Marco Tosatti La vera storia del Mussa Dagh (Guerini e associati), accompagnato da una veemente presentazione di Vittorio Messori.
Vera storia in quanto già raccontata, con molte licenze poetiche, da un famoso romanzo di Franz Werfel I quaranta giorni del Mussa Dagh. «Il Mussa Dagh (o Ler) è una montagna sulla sponda orientale del Mediterraneo, non lontana da Antiochia...» scrivono gli autori. Qui,nel 1915, quando giunse l'ordine di deportazione da parte del governo verso i deserti della Siria, alcune migliaia di Armeni decisero di non obbedire.
Rifugiatisi sulle montagne diedero inizio a un’ eroica resistenza, finita bene grazie all’intervento della flotta francese che li portò in salvo a Porto Said.
Quello che lascia perplessi è che soltanto nel 1999 la Comunità europea ha riconosciuto il torto subito dalla popolazione armena.

(24 aprile 2003)