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Polemiche
storiche - La sindrome armena
Nella
discussione che si è aperta sull'ingresso della Turchia nella Ue non si è
fatto alcun cenno al genocidio avvenuto all'inizio del '900: un milione e mezzo
di persone furono massacrate o lasciate morire di stenti.
Ankara rifiuta ogni mea
culpa.
Solo il Parlamento europeo e la Francia hanno riconosciuto lo sterminio.
L'omaggio del Papa, l'imbarazzo di Usa e Israele.
Di
Luigi Geninazzi
Abbiamo
letto e sentito tantissime "cose turche" quest'ultima settimana. La
prospettiva di un allargamento dell'Unione europea oltre il Bosforo, fino a
comprendere i discendenti dell'impero ottomano, ha suscitato discussioni e
polemiche molto accese. L'esame d'ammissione è stato rinviato al dicembre 2004,
quando l'Ue deciderà se la Turchia nel frattempo avrà colmato il suo
"deficit democratico", passando al setaccio le riforme avviate o
promesse dal governo di Ankara su temi umanitari come l'abolizione della
tortura, la modifica del regime carcerario e il rispetto delle minoranze
etniche. La Commissione europea ne ha fatto un lungo elenco nel suo Rapporto del
9 ottobre scorso. Balza agli occhi una vistosa lacuna: fra le condizioni per
l'ingresso della Turchia nella Ue non compare il riconoscimento del genocidio
armeno. Nessuno vi ha fatto cenno durante il vertice di Copenaghen, una
singolare amnesia che ha colpito giudici e avvocatori difensori della causa
turca.
Era stato il Parlamento europeo a riconoscere ufficialmente il genocidio del
popolo armeno compiuto dalla Turchia nel 1915, oltre un milione e mezzo di
persone massacrate o lasciate morire di stenti nei deserti della Siria. Ma la
questione, come dicevamo, è stata completamente dimenticata dai leaders
dell'Unione.
Il motivo è semplice: parlare del genocidio armeno non è politically
correct, significa evocare un problema che complica il dibattito
sull'Olocausto, imbarazza l'Europa e irrita profondamente la Turchia. A
differenza dei tedeschi che continuano a interrogarsi sulla "Schuldfrage"
per i crimini del nazismo, i turchi non riconoscono il genocidio armeno
preferendo parlare di «una tragedia che ha accomunato turchi e armeni in
circostanze di guerra, provocando sofferenze reciproche e migliaia di vittime da
entrambe le parti». Una menzogna colossale che si fa scudo di una piccola verità:
la tragedia avvenne effettivamente durante la Grande Guerra ma ciò non toglie
che s i sia trattato di un vero e proprio genocidio che, secondo la definizione
dell'Onu, è «lo sterminio di un gruppo nazionale, etnico o religioso«.
L'Armenia è la più antica nazione cristiana ed ha subìto un martirio
collettivo.
Tutto cominciò con la crisi dell'Impero ottomano e la nascita del nazionalismo
turco. Già alla fine dell'Ottocento vi furono stragi e massacri fra la
popolazione armena ma la pulizia etnica venne teorizzata e praticata per la
prima volta dai Giovani Turchi che nel 1909 sterminarono 30 mila armeni nella
regione della Cilicia, sotto lo sguardo indifferente delle potenze europee.
All'inizio della prima guerra mondiale la Turchia viene sconfitta sul fronte
caucasico, terra in maggioranza armena. La vendetta di Istanbul non si fa
attendere: gli armeni dai 18 ai 60 anni vengono reclutati dall'esercito
ottomano, quindi isolati a gruppi di cento e massacrati. Si calcola che siano
stati 350 mila, nessuno di loro si è salvato. Per gli altri c'è l'ordine di
deportazione. Centinaia di migliaia di donne, vecchi e bambini vengono avviati,
a piedi, verso i lontani deserti asiatici. Molti muoiono durante il viaggio
stroncati dalla fame, dalla sete e dalla fatica. Chi riesce a giungere fino al
punto d'arrivo non troverà altro che sabbia, una soluzione finale più
terribile ed efficace delle camere a gas che saranno inventate poi dai nazisti:
è il deserto a inghiottire i corpi delle vittime.
«Il genocidio degli armeni che ha dato inizio al secolo è stato il prologo
agli orrori che sarebbero seguiti», ha dichiarato Giovanni Paolo II. Nel corso
della sua visita in Armenia, nel settembre del 2001, il Papa volle rendere
omaggio alle vittime del genocidio sostando in preghiera nel mausoleo di
Tzitzernagaberd a Erevan. In quell'occasione si domandò con sgomento «come il
mondo possa conoscere aberrazioni tanto disumane». Eppure lo sterminio degli
armeni resta un genocidio dimenticato e proterviamente negato. Ancora oggi gli
Stati Uniti non vogliono sentirn e par lare. Due anni fa un documento del
Congresso che prevedeva il riconoscimento del genocidio degli armeni è stato
ritirato su pressione dell'allora presidente Clinton. Le cose non sono cambiate,
anzi. La Turchia è l'alleato fedele dell'America, avamposto militare
nell'imminente guerra all'Iraq, ed è anche l'unico Paese musulmano amico
d'Israele. Il negazionismo turco va a braccetto con "l'unicità
dell'Olocausto" sostenuta dalla stragrande maggioranza del mondo ebraico.
Così, ogni volta che qualcuno s'azzarda a ricordare il primo genocidio del
secolo XX scatta l'interdizione politico-mediatico-culturale.
La Francia è l'unico Stato ad aver riconosciuto il genocidio degli armeni e per
questo ha avuto pesanti ritorsioni commerciali da parte del governo turco. Un
comportamento su cui è calato l'imbarazzante silenzio della comunità
internazionale. "Il Grande Male", come gli armeni chiamano il loro
Olocausto, deve farsi piccolo, nascondersi e sparire agli occhi del mondo.
L'Europa, che ha già troppe vertenze aperte con gli Stati Uniti ed Israele, non
se l'è sentita a Copenaghen di tirar fuori la questione. Chissà, forse se ne
parlerà quando l'Armenia chiederà d'entrare nella Ue…
«Anche
il Vaticano fu bombardato» Difesa laica di Pio XII - Gianni
Santamaria
Con
i «preconcetti» non si fa storia, «ma solo pamphlettistica». Una dura
bacchettata a chi ha preso di mira Pio XII (nella foto), imputandogli un
silenzio complice davanti alla Shoah, viene dallo studioso di Firenze Sergio
Bertelli nell'articolo «Bombe sul Vaticano. Pio XII, il "silenzio"
sugli ebrei e la salvezza di Roma» sul numero ora in edicola di «Nuova storia
contemporanea». Difesa che viene da uno storico laico e che si appella al
metodo. Cosa non va negli scritti apparsi in questi ultimi anni? L'autore non si
sofferma sul libro di Daniel Goldhagen, di prossima uscita in Italia, per poi
liquidare «Il Papa di Hitler» di John Cornwell (ha «gabellato» per inediti -
scrive - documenti già noti e studiati) e il volume di David Kertzer «I Papi
contro gli ebrei». In queste ricostruzioni ci sarebbe una «foga accusatoria»
che fa velo alla comprensione del «contesto nel quale la Chiesa e il Papa
ebbero a muoversi». Non a caso, nota Bertelli, le critiche vengono dal mondo
ebraico e protestante che ha «scarsa dimistichezza con le stanze ovattate dei
Palazzi apostolici». Nessuna accusa di malafede, ma è questo il tratto che li
accomuna al libro su cui si concentra la critica di Bertelli: quello di Susan
Zuccotti «Il Vaticano e l'Olocausto in Italia». La studiosa americana vorrebbe
un testo firmato dal Papa per mobilitare il clero contro le persecuzioni. «Santa
ingenuità di uno storico amateur», commenta Bertelli. Il quale ricorda che non
spettava alla Chiesa contestare regimi voluti dal popolo e pronti a far carta
straccia di qualsiasi accordo. Lo storico ricorda la posizione politico-militare
"debole" del Vaticano e un episodio - che dà il titolo all'intervento
- che «l'autrice (ma non è la sola) ignora»: l'attacco, il 6 novembre 1943,
di un aereo privo d'insegne alle stazioni ferroviaria e radio d'Oltretevere.
Insomma, preoccupazione del Papa era salvare la città. Un'accusa frontale al
nazifascismo avrebbe sortito effetto?
Cosa
Accadde - Deportazioni e
massacri
La
tensione in Anatolia orientale e ovunque dov'erano gli armeni si aggravò nella
seconda metà dell'Ottocento, quando peggiorarono i rapporti con curdi e
circassi, turchi e russi. La tensione esplose tra il 1890 e l'inizio della Prima
guerra mondiale in massacri ripetuti, sia per le rappresaglie della popolazione
incoraggiate dalle autorità, sia per le deportazioni ottomane. Negli anni
successivi le deportazioni diventarono vero e proprio genocidio con l'uccisione
di oltre un milione e mezzo di armeni e l'esodo di centinaia di migliaia di
armeni in Europa, America, Iran, Iraq, Siria e Libano. Le terre abitate dagli
armeni furono coinvolte nel crollo degli imperi ottomano e zarista. Nel 1922
nacque una Repubblica armena che aderì all'Urss con Georgia e Azerbaigian,
autonoma dal 1936, indipendente dal 1991. Ma le persecuzioni verso gli armeni
non finirono negli Stati confinanti.
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