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Nel discorso al corpo diplomatico Benedetto XVI
ricorda le sofferenze dei cristiani in Iraq, Pakistan ed Egitto e torna a
lanciare un appello per una pace giusta tra israeliani e palestinesi. L’auspicio
che il Libano prosegua sulla via della concordia e per l’Iran, perché trovi
“soluzioni condivise, sia a livello nazionale che sul piano internazionale”.
E fa cenno all'accordo tra Armenia e Turchia.
"In
questa stessa parte del mondo - ha detto ancora il Pontefice - sono lieto del
riavvicinamento intrapreso da Colombia ed Ecuador, dopo parecchi mesi di
tensione". "Piu' vicino a noi - ha elencato - mi compiaccio dell'intesa conclusa
tra Croazia e Slovenia a proposito dell'arbitrato relativo alle loro frontiere
marittime e terrestri. Mi rallegro, altresi', dell'accordo
tra Armenia e Turchia, in vista della ripresa delle loro relazioni diplomatiche,
ed auspico che attraverso il dialogo, i rapporti fra tutti i Paesi del Caucaso
meridionale migliorino. E lo stesso mi auguro che si realizzi in Guinea
ed in Madagascar, con l'aiuto effettivo e disinteressato della comunita'
internazionale". Tra i fatti positivi, ha segnalato anche le piene relazioni
diplomatiche tra Santa Sede e Federazione Russa e le aperture del Vietnam verso
la Chiesa Cattolica. Il Papa ha invece deplorato che "la produzione e
l'esportazione di armi - che nei diversi contesti sottraggono risorse ai piu'
poveri - contribuiscano a perpetuare conflitti e violenze, come quelli nel
Darfur, in Somalia e nella Repubblica Democratica del Congo". "All'incapacita'
delle parti direttamente coinvolte di sottrarsi alla spirale di violenza e di
dolore generata da questi conflitti, si aggiunge - ha rilevato - l'apparente
impotenza degli altri Paesi e delle Organizzazioni internazionali a riportare la
pace, senza contare l'indifferenza quasi rassegnata dell'opinione pubblica
mondiale". "Non occorre sottolineare - ha continuato il Pontefice - come tali
conflitti danneggino e degradino l'ambiente". Le gravi violenze che ho appena
evocato, unite ai flagelli della poverta' e della fame, come pure alle
catastrofi naturali ed al degrado ambientale, contribuiscono ad ingrossare le
fila di quanti abbandonano la propria terra". "Di fronte a tale esodo, invito le
Autorita' civili, che vi sono coinvolte a diverso titolo, ad agire con
giustizia, solidarieta' e lungimiranza". In particolare, Benedetto XVI - che ha
dedicato anche oggi un passaggio all'aggressione del 6 gennaio ai cristiani
copti dell'Egitto - ha voluto menzionare i cristiani del Medio Oriente, "colpiti
in varie maniere, fin nell'esercizio della loro liberta' religiosa, essi
lasciano la terra dei loro padri in cui si e' sviluppata la Chiesa dei primi
secoli. E' per offrire loro un sostegno e per far loro sentire la vicinanza dei
fratelli nella fede, che - ha spiegato - ho convocato, per l'autunno prossimo,
l'Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi sul Medio Oriente". (AGI) .
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