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(AGI) Erevan - Il segretario di Stato Usa, Hillary
Clinton, ha sollecitato un accordo sul Nagorno-Karabakh. Nel corso di una visita
in Armenia e Azerbaigian, la Clinton ha assicurato che Washington si impegnera'
per favorire un'intesa sull'enclave: "Gli Stati Uniti non possono risolvere i
conflitti in questa regione, ma possiamo essere un partner, un sostenitore e un
avvocato".
Caucaso Clinton promette aiuto ad Azerbaigian e
Armenia per pace – Adnkronos 04.07.2010
Baku, 4 lug. - (Adnkronos) - Il segretario di
Stato Usa Hillary Clinton ha promesso all'Azerbaigian e all'Armenia aiuto per
trovare una soluzione al lungo conflitto che li oppone per la questione del
Nagorno-Karabakh, l'enclave armena in territorio azero, che ha rivendicato
l'indipendenza nel 1988 dando vita a una sanguinosa guerra durata fino al 1994.
"Siamo pronti - ha dichiarato Clinton a Baku, in
una conferenza stampa congiunta con l'omologo azero Elmar Mammadyarov - ad
aiutare sia l'Azerbaigian, sia l'Armenia a raggiungere un accordo di pace
durevole e ad applicarlo". Il segretario di Stato ha sottolineato che "gli
ultimi passi in direzione della pace sono spesso i piu' difficili, ma non
vediamo la pace come una possibilita'". Del resto, ha aggiunto, "pensiamo che vi
siano dei progressi. E' un'alta priorita' per gli Stati Uniti".
Nel G8 a Toronto, pochi giorni fa, Francia, Russia
e Usa si sono pronunciati per una soluzione pacifica del conflitto latente, e
hanno invitato il presidente Ilham Aliev e il suo omologo armeno Serge Sarkissan
a elaborare un piano di pace.
Gli equilibrismi di Hillary nell’ex Urss -
Europaquotidiano 03.07.10
Nel suo primo viaggio nell’area ex sovietica
Clinton non può irritare Mosca, ma deve rassicurare gli alleati degli Usa
Ucraina, Polonia, Azerbaigian, Armenia e Georgia.
Cinque paesi in cinque giorni, per il segretario di stato americano Hillary
Clinton, alla sua prima missione nell’Europa centro-orientale e post-sovietica
da quando s’è insediata a Foggy Bottom (in precedenza era stato Joe Biden a
esercitare la “delega” nella regione).
Il viaggio, iniziato ieri a Kiev, arriva in un momento delicato, all’indomani
dello scandalo delle “spie della porta accanto”, i dieci cittadini russi, con
passaporto falso, residenti da anni nella East coast e perfettamente
americanizzati, arrestati per spionaggio. Mosca non l’ha presa bene. Il ministro
degli esteri Sergei Lavrov ha definito infondati gli arresti e sostenuto che
Washington inforca ancora la lente della guerra fredda. Il rischio è che
l’affaire possa avere ricadute sui rapporti bilaterali, proprio mentre il
rilancio del dialogo (il cosiddetto reset button), ultimamente un po’
tralasciato, aveva ripreso quota dopo il recente vertice americano tra Obama e
Medvedev.
Hillary dovrà muoversi con cautela. Da una parte, considerato che il dialogo con
la Russia è decisivo nella soluzione dei grandi temi dell’agenda internazionale
– Afghanistan e Iran su tutti – e dato che ogni sortita americana nel “cortile
di casa” russo innesca al Cremlino il solito malcelato fastidio, sarà costretta
a tenere un profilo basso, evitando proclami retorici e inni libertari.
Ma dall’altra dovrà dimostrare che l’impegno americano nell’area, anche se
rimodulato rispetto all’era Bush, non è esaurito. Si tratta, insomma, di tenere
i piedi su entrambi questi binari, restando in equilibrio.
Le tappe più significative del viaggio sono Ucraina e Georgia.
A Kiev, ieri, Hillary ha incontrato il nuovo presidente, Viktor Yanukovich, che
ha rimpiazzato il filo-occidentale Viktor Yushchenko, riannodando i legami con
Mosca. Clinton gli avrebbe chiesto garanzie su libertà di stampa e d’opinione,
dopo che la scorsa settimana l’ambasciatore americano in loco, John Tefft, ha
denunciato le costanti pressioni del potere sui media. Allo stesso tempo il
segretario di stato ha espresso apprezzamento per la decisione di Yanukovich di
compiere il primo viaggio all’estero a Bruxelles (tutti ovviamente s’aspettavano
che andasse a Mosca) e ha promesso l’appoggio americano all’Fmi, con cui Kiev
sta negoziando un prestito vitale per la tenuta dell’economia, martellata dalla
crisi. Critiche, lodi e garanzie: l’Ucraina è più vicina a Mosca, ma Washington,
con discrezione, punta a evitare che si avvicini troppo.
All’insegna dell’equilibrismo sarà anche la visita a Tbilisi, ultima fermata del
tour.
Hillary rilancerà il sostegno al presidente Mikhail Saakashvili e alla sovranità
territoriale del paese, smembrato dalla Russia con la guerra di due anni fa (le
province dell’Abkhazia e dell’Ossezia del sud sono oggi indipendenti). Cercherà
così di attutire la preoccupazione per il reset button evidenziata da
Saakashvili, che – pare – in privato rimpiange il tempo di Bush, quando gli
americani tifavano sfegatatamente la Georgia in funzione antirussa. La Clinton
incontrerà comunque anche i rappresentanti dell’opposizione, che denunciano la
deriva autoritaria di Saakashvili e la corruzione che regna nelle stanze dei
bottoni. Anche qui, come in Ucraina, si prospetta insomma una visita dal
carattere “bifronte”.
Il resto del tour prevede colloqui con le autorità polacche – in particolare
sull’Afghanistan, dove Varsavia è tentata di accelerare il disimpegno – e con
quelle di Erevan e Baku, con cui verrà affrontato il nodo del Nagorno-Karabakh,
la turbolenta enclave armena in terra azera, dove ultimamente si sono riaccese
tensioni e scaramucce.
Matteo Tacconi |