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di Emanuela Pessina
BERLINO. Il Premier turco Ecep Tayyp Erdogan ha
proposto l'istituzione di scuole superiori e università in lingua turca su suolo
tedesco, ma Angela Merkel, in visita ufficiale ad Ankara proprio in questi
giorni, ha respinto categoricamente l'idea. Per la Cancelliera, il rischio è
quello di rendere ancora più difficile il processo di integrazione dei turchi in
Germania. Un rifiuto, tuttavia, che sembra allontanare ulteriormente la penisola
anatolica dal Vecchio Continente, e si va a inserire in una situazione già di
per se' molto incerta.
A determinare l’atteggiamento intransigente di
Angela Merkel è anche il recente convegno organizzato da Erdogan con i
parlamentari stranieri di origine turca, ai quali il primo ministro ha suggerito
di non esagerare con l’integrazione e di tutelare gli interessi di Ankara nei
Paesi dove vivono. Un convegno che ha ricevuto forti critiche in Germania, dove
vivono quasi tre milioni e mezzo di turchi. La Germania ha però scuole tedesche
in Turchia.
La questione delle scuole in lingua turca,
infatti, non è che un piccolo assaggio dei nodi che la Cancelliera e il premier
turco si troveranno ad affrontare. Il piatto forte è l'entrata della Turchia in
Europa, una questione tanto delicata quanto attuale. Candidata ufficialmente
alla EU dal 1999, la Turchia coltiva da parecchio tempo l'ambizione di diventare
Paese "europeo" a tutti gli effetti. Anche gli Stati Uniti, già dai tempi
dell'amministrazione di George W. Bush Jr., vedono di buon occhio questo
passaggio e non mancano di fare pressione in questo senso: vicina all'Iraq e
agli stati arabi, una Turchia comunitaria garantirebbe un ottimo margine di
terra franca per gli interessi degli Stati Uniti in Medio Oriente.
Per l'Europa, tuttavia, la questione turca risulta
ancora controversa. A gennaio, in occasione della sua visita ufficiale a
Istanbul, il vice cancelliere tedesco, Guido Westerwelle, aveva promesso
negoziati bilaterali "fair", dimostrandosi favorevole ad una Turchia tutta
europea. Un volume d'affari di oltre 25 miliardi di Euro, così come la presenza
di oltre quattromila aziende tedesche su suolo turco, basterebbero, per il
vicecancelliere liberale, a dimostrare la stabilità dei rapporti tra i due Paesi
e l'ammissibilità del Paese anatolico alla EU. Il partito di Angela Merkel non
è della stessa opinione: sì alla Turchia in Europa, ma solo quando adempirà
effettivamente ai criteri di ammissione. Per i democratici tedeschi, l'attuale
crisi greca non lascia spazio a eventuali errori e insegna una prudenza pignola
e intransigente.
Ma la quérelle anatolica va oltre il semplice
ambito economico. Un elemento importante di differenziazione tra Berlino e
Ankara rimane la posizione della Turchia nei confronti del programma atomico
dell'Iran per l'arricchimento dell'uranio: tutto l'Occidente grida alle
sanzioni, ma la Turchia - come Russia e Cina - si dimostra apertamente
contraria. E, ancora, la questione degli armeni: Erdogan continua a negare il
genocidio degli armeni da parte dell'impero Ottomano a inizio secolo.
A questo proposito, il Premier ha rinnovanto la
minaccia per i 10mila armeni che vivono illegalmente in Turchia: "Fino a oggi
non abbiamo preso in considerazione l'espulsione, ma se la diaspora continua a
fare pressione, potremmoo arrivarci". Il suo negazionismo è considerato reato
dalla maggior parte degli Stati occidentali. Angela Merkel non mancherà di
riflettere anche questi temi, decisamente scottanti.
Dulcis in fundo, la percentuale dei musulmani in
Turchia supera il 95 percento della popolazione totale: prima di accettarla nel
suo circolo elitario, il Vecchio Continente non può fare a meno di guardarsi
allo specchio e chiedersi se è pronto a un tale passo. L’Europa è davvero
disposta a metterci in discussione fino a questo punto? Il dato tedesco
indicherebbe la cosa come possibile: tre milioni di turchi presenti in Germania,
da generazioni, ormai, convivono con i tedeschi. Magari in maniera non sempre
idilliaca ma, sicuramente, costruttiva. E nonostante i 25 miliardi di euro che,
ogni anno, vengono investiti negli scambi tra Germania e Turchia. |