Abbiamo appreso da organi di stampa di una dichiarazione
dell'Ambasciata Italiana in Turchia nella quale si
affermava che "l'Italia non riconosce il genocidio
armeno". Abbiamo ritenuto opportuno indirizzare una
missiva alla rappresentanza diplomatica con richiesta di
chiarimenti e con le precisazioni del caso.
Riportiamo di seguito l'articolo e la su citata
lettera.
L’Italia non fa parte di quei Paesi che riconoscono come
«genocidio» i massacri di armeni avvenuti tra il 1915 e il
1917 ai tempi dell’impero ottomano. È quanto si legge in un
comunicato diffuso oggi dall’ambasciata d’Italia ad Ankara a
precisazione di quanto riferito oggi da un’emittente Tv
turca che ha inserito l’Italia nella lista dei Paesi che
riconoscono ufficialmente il genocidio.
Nel comunicato è detto inoltre che la notizia riferita
dalla Tv «non corrisponde a verità » e si ricorda che il
Parlamento italiano, in una risoluzione adottata il 17
novembre 2000, ha impegnato il governo a «adoperarsi per il
completo superamento di ogni contrapposizione tra popoli e
minoranze diverse nell’area al fine di creare le condizioni,
nel rispetto dell’integrità territoriale dei due Stati
(Turchia e Armenia), per la pacifica convivenza e la
corretta tutela dei diritti umani nella prospettiva di una
più rapida integrazione della Turchia e dell’intera regione
nell’Unione europea».
La Tv turca ha immediatamente ripreso la smentita,
chiudendo così la vicenda.
blitzquotidiano.it
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Roma 15.03.2010
xcv m.y.
Spett.
Ambasciata della Repubblica
Italiana in Turchia.
Sede
Da fonti di
stampa apprendiamo che codesta Sede diplomatica ha diffuso un comunicato nel
quale si nega che l’Italia possa essere inserita tra le nazioni che riconoscono
come “Genocidio” i massacri degli armeni compiuti dai turchi ottomani a
partire dal 1915. A tal proposito viene riportata, ma solo parzialmente, una
risoluzione adottata dal Parlamento italiano il 17 novembre 2000.
Non possiamo che
esprimere perplessità e contrarietà in ordine alle affermazioni così riportate e
sulle quali paiono doverose alcune riflessioni.
In primo luogo il
passaggio citato della risoluzione parlamentare («adoperarsi per il completo
superamento di ogni contrapposizione tra popoli e minoranze diverse nell’area al
fine di creare le condizioni, nel rispetto dell’integrità territoriale dei due
Stati (Turchia e Armenia), per la pacifica convivenza e la corretta tutela dei
diritti umani nella prospettiva di una più rapida integrazione della Turchia e
dell’intera regione nell’Unione europea») è alquanto parziale, atteso che
rappresenta solo la parte conclusiva di un testo dal tono e contenuti ben
diversi.
Non sfugge certo a
codesta Istituzione la parte iniziale della risoluzione 6-00148/2000 (primi
firmatari Mussi+Pagliarini) laddove si legge «(l’) invito al
riconoscimento del genocidio ai danni della minoranza armena, commesso
anteriormente allo stabilimento della moderna Repubblica turca».
Tale indicazione, sul
cui messaggio e portata non vi può essere alcun dubbio, esprime una precisa
volontà di condanna da parte del sovrano Parlamento della Repubblica Italiana.
Per tale ragione, l’Italia a ben diritto è stata internazionalmente inserita tra
le Nazioni che, per un verso o per un altro, hanno espresso condanna per i
massacri del 1915 e li hanno qualificati come “Genocidio”.
Sorprende che la
rappresentanza diplomatica della Repubblica Italiana sconfessi l’operato della
Assise Parlamentare il cui pronunciamento ha accompagnato, peraltro, analoghe
mozioni di intenti approvate da Assemblee comunali, provinciali e regionali in
ogni parte d’Italia.
Ma stupisce ancor di
più, a dire il vero, che codesta Sede abbia sentito il dovere di intervenire con
un comunicato di smentita su un argomento così delicato.
Le affermazioni
contenute nel riferito messaggio alla televisione turca risultano a dir poco
imbarazzanti atteso che danno manforte a quella corrente negazionista del
genocidio che la storia ha già apertamente condannato.
La negazione di un
Genocidio rappresenta infatti un crimine financo maggiore del genocidio stesso
perché, anche a distanza di alcuni decenni, giustifica ed assolve i carnefici di
allora.
Le affermazioni
contenute nel messaggio de quo hanno inevitabilmente destato profondo rammarico
non solo nell’ambito della comunità armena in Italia ma anche nei moltissimi
italiani che ritengono un dovere morale la condanna di ogni forma di genocidio,
olocausto o pulizia etnica in ogni tempo ed in ogni luogo avvenuta.
Tanto dovevamo per
opportuna precisazione.
Consiglio per la Comunità Armena di Roma
Testo
di risoluzione del Parlamento Italiano
Seduta n.
813 del 17/11/2000 (approvato all’unanimità)
La Camera,
preso atto che:
il 15 novembre il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza una
risoluzione sulla Relazione periodica 1999 della
Commissione europea sui progressi della Turchia verso l'adesione che incoraggia
il Governo turco a intensificare i suoi sforzi di democratizzazione, soprattutto
nel campo della riforma del codice penale, dell'indipendenza della giustizia,
della libertà di espressione e dei diritti delle minoranze;
la risoluzione in particolare affronta questioni che riguardano il popolo armeno
in tre paragrafi assai significativi: «invito al riconoscimento del genocidio ai
danni della minoranza armena, commesso anteriormente allo stabilimento della
moderna Repubblica turca» (paragrafo 10); «miglioramento delle relazioni con
tutti i vicini del Caucaso, come proposto dallo stesso Governo turco» (paragrafo
20); sottolineando lo spirito del paragrafo 21, proposto dall'onorevole
Cohn-Bendit, presidente della commissione parlamentare mista UE-Turchia, che
«invita il Governo turco ad avviare un dialogo con l'Armenia, segnatamente al
fine di ristabilire relazioni diplomatiche e commerciali normali tra i due paesi
e di togliere il blocco attualmente in vigore»,
impegna il Governo
in coerenza con i principi sopra esposti ad
adoperarsi per il completo superamento di ogni contrapposizione tra popoli e
minoranze diverse nell'area al fine di creare le condizioni, nel rispetto
dell'integrità territoriale dei due Stati, per la pacifica convivenza e la
corretta tutela dei diritti umani nella prospettiva di una più rapida
integrazione della Turchia e dell'intera regione nell'Unione europea.
(6-00148)
«Mussi, Pagliarini, Paissan, Pisanu, Soro, Selva, Monaco, Follini, Grimaldi,
Rivolta, Manzione, Morselli, Crema, Calzavara, Bastianoni, Trantino, Mazzocchin,
Mitolo, Pezzoni, Masi, Lo Jucco, Brunetti, Giovanni Bianchi, Leccese, Rizzi,
Ballaman, Lento, Bosco, Palmizio».
(16 novembre 2000) |