Turchia, ambasciata italiana: “Italia non riconosce il genocidio armeno” - 12.03.2010

Abbiamo appreso da organi di stampa di una dichiarazione dell'Ambasciata Italiana in Turchia nella quale si affermava che "l'Italia non riconosce il genocidio armeno". Abbiamo ritenuto opportuno indirizzare una missiva alla rappresentanza diplomatica con richiesta di chiarimenti e con le precisazioni del caso.

Riportiamo di seguito l'articolo e  la su citata lettera.


L’Italia non fa parte di quei Paesi che riconoscono come «genocidio» i massacri di armeni avvenuti tra il 1915 e il 1917 ai tempi dell’impero ottomano. È quanto si legge in un comunicato diffuso oggi dall’ambasciata d’Italia ad Ankara a precisazione di quanto riferito oggi da un’emittente Tv turca che ha inserito l’Italia nella lista dei Paesi che riconoscono ufficialmente il genocidio.

Nel comunicato è detto inoltre che la notizia riferita dalla Tv «non corrisponde a verità » e si ricorda che il Parlamento italiano, in una risoluzione adottata il 17 novembre 2000, ha impegnato il governo a «adoperarsi per il completo superamento di ogni contrapposizione tra popoli e minoranze diverse nell’area al fine di creare le condizioni, nel rispetto dell’integrità territoriale dei due Stati (Turchia e Armenia), per la pacifica convivenza e la corretta tutela dei diritti umani nella prospettiva di una più rapida integrazione della Turchia e dell’intera regione nell’Unione europea».

La Tv turca ha immediatamente ripreso la smentita, chiudendo così la vicenda.

blitzquotidiano.it


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Roma 15.03.2010

xcv  m.y.

 

                                                                                                              Spett.

Ambasciata della Repubblica Italiana in Turchia.

Sede

 

 

Da fonti di stampa apprendiamo che codesta Sede diplomatica ha diffuso un comunicato nel quale si nega che l’Italia possa essere inserita tra le nazioni che riconoscono come “Genocidio” i massacri degli armeni compiuti dai turchi ottomani a partire dal 1915.  A tal proposito viene riportata, ma solo parzialmente, una risoluzione adottata dal Parlamento italiano il 17 novembre 2000.

 

Non possiamo che esprimere perplessità e contrarietà in ordine alle affermazioni così riportate e sulle quali paiono doverose alcune riflessioni.

 

In primo luogo il passaggio citato della risoluzione parlamentare («adoperarsi per il completo superamento di ogni contrapposizione tra popoli e minoranze diverse nell’area al fine di creare le condizioni, nel rispetto dell’integrità territoriale dei due Stati (Turchia e Armenia), per la pacifica convivenza e la corretta tutela dei diritti umani nella prospettiva di una più rapida integrazione della Turchia e dell’intera regione nell’Unione europea») è alquanto parziale, atteso che rappresenta solo la parte conclusiva di un testo dal tono e contenuti ben diversi.

 

Non sfugge certo a codesta Istituzione la parte iniziale della risoluzione 6-00148/2000 (primi firmatari Mussi+Pagliarini) laddove si legge «(l’) invito al riconoscimento del genocidio ai danni della minoranza armena, commesso anteriormente allo stabilimento della moderna Repubblica turca».

 

Tale indicazione, sul cui messaggio e portata non vi può essere alcun dubbio, esprime una precisa volontà di condanna da parte del sovrano Parlamento della Repubblica Italiana. Per tale ragione, l’Italia a ben diritto è stata internazionalmente inserita tra le Nazioni che, per un verso o per un altro, hanno espresso condanna per i massacri del 1915 e li hanno qualificati come “Genocidio”.

Sorprende che la rappresentanza diplomatica della Repubblica Italiana sconfessi l’operato della Assise Parlamentare il cui pronunciamento ha accompagnato, peraltro, analoghe mozioni di intenti approvate da Assemblee comunali, provinciali e regionali in ogni parte d’Italia.

 

Ma stupisce ancor di più, a dire il vero, che codesta Sede abbia sentito il dovere di intervenire con un comunicato di smentita su un argomento così delicato.

Le affermazioni contenute nel riferito messaggio alla televisione turca risultano a dir poco imbarazzanti atteso che danno manforte a quella corrente negazionista del genocidio che la storia ha già apertamente condannato.

La negazione di un Genocidio rappresenta infatti un crimine financo maggiore del genocidio stesso perché, anche a distanza di alcuni decenni, giustifica ed assolve i carnefici di allora.

 

Le affermazioni contenute nel messaggio de quo hanno inevitabilmente destato profondo rammarico non solo nell’ambito della comunità armena in Italia ma anche nei moltissimi italiani che ritengono un dovere morale la condanna di ogni forma di genocidio, olocausto o pulizia etnica in ogni tempo ed in ogni luogo avvenuta. 

 

Tanto dovevamo per opportuna precisazione.

 

 

                                            Consiglio per la Comunità Armena di Roma

 


 

Testo di risoluzione del Parlamento Italiano

 

Seduta n. 813 del 17/11/2000 (approvato all’unanimità)

 

 

La Camera,
preso atto che:
il 15 novembre il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza una risoluzione sulla Relazione periodica 1999 della
Commissione europea sui progressi della Turchia verso l'adesione che incoraggia il Governo turco a intensificare i suoi sforzi di democratizzazione, soprattutto nel campo della riforma del codice penale, dell'indipendenza della giustizia, della libertà di espressione e dei diritti delle minoranze;
la risoluzione in particolare affronta questioni che riguardano il popolo armeno in tre paragrafi assai significativi: «invito al riconoscimento del genocidio ai danni della minoranza armena, commesso anteriormente allo stabilimento della moderna Repubblica turca» (paragrafo 10); «miglioramento delle relazioni con tutti i vicini del Caucaso, come proposto dallo stesso Governo turco» (paragrafo 20); sottolineando lo spirito del paragrafo 21, proposto dall'onorevole Cohn-Bendit, presidente della commissione parlamentare mista UE-Turchia, che «invita il Governo turco ad avviare un dialogo con l'Armenia, segnatamente al fine di ristabilire relazioni diplomatiche e commerciali normali tra i due paesi e di togliere il blocco attualmente in vigore»,

impegna il Governo

in coerenza con i principi sopra esposti ad adoperarsi per il completo superamento di ogni contrapposizione tra popoli e minoranze diverse nell'area al fine di creare le condizioni, nel rispetto dell'integrità territoriale dei due Stati, per la pacifica convivenza e la corretta tutela dei diritti umani nella prospettiva di una più rapida integrazione della Turchia e dell'intera regione nell'Unione europea.
(6-00148)
«Mussi, Pagliarini, Paissan, Pisanu, Soro, Selva, Monaco, Follini, Grimaldi, Rivolta, Manzione, Morselli, Crema, Calzavara, Bastianoni, Trantino, Mazzocchin, Mitolo, Pezzoni, Masi, Lo Jucco, Brunetti, Giovanni Bianchi, Leccese, Rizzi, Ballaman, Lento, Bosco, Palmizio».
(16 novembre 2000)