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Sono 28 le persone arrestate oggi in otto città
della Turchia nell’ambito dell’indagine su “Ergenekon”, la
presunta rete ultra-nazionalista che avrebbe tentato di mettere in atto un
golpe contro il governo del Partito di giustizia e sviluppo (Akp).
I fermati, tra cui figurano anche militari in servizio e in pensione, sarebbero
tutti coinvolti a vario titolo nella “cospirazione”.
In particolare, alcuni degli arrestati sarebbero stati in contatto con Ibrahim
Sahin, un capo della polizia in pensione, incriminato l'anno scorso per
eversione nell'ambito della stessa inchiesta.
Finora sono 278 le persone accusate ufficialmente nell’ambito dell’inchiesta
Ergenekon, avviata nel 2007 quando il ritrovamento di esplosivi e detonatori in
un appartamento di Istanbul portò al fermo di un centinaio di persone legate ad
ambienti ultra-nazionalisti.
Circa cento sono le persone che si trovano attualmente in carcere con l’accusa
di far parte della rete golpista, che metterebbe assieme politici, ex militari,
servizi segreti e mafiosi.
L’inchiesta Ergenekon - e le altre
indagini emerse nelle ultime settimane a proposito di presunti golpe contro
l’Akp - hanno suscitato aspre polemiche in Turchia.
L’opposizione kemalista, guidata dal Partito repubblicano del popolo (Chp), ha
più volte accusato il governo di utilizzare le inchieste per colpire i propri
oppositori.
[c.m.m.] (fonte: Ansa)
Euronews
Nuovi arresti in Turchia nell’ambito
dell’inchiesta sulla rete golpista Ergenekon. Altre ventotto persone, tra cui
anche militari in servizio ed in pensione, sono finite in carcere.
Sono accusati di avere cospirato per rovesciare il
governo filo-islamico del premier Recep Tayyp Erdogan progettando una serie di
attentati soprattutto a chiese e moschee nel paese. Finora 200 le persone
arrestate, tra queste avvocati giornalisti, e soprattutto alti ufficiali
dell’esercito, da sempre una categoria di intoccabili in Turchia.
L’opinione pubblica è spaccata. Sono alla sbarra nomi importanti
del panorama istituzionale turco. I cittadini si dividono tra innocentisti e
colpevolisti, ma c‘è anche chi contesta la legittimità stessa dell’inchiesta. |