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Istanbul, 2 mar. (Apcom-Nuova Europa) - Il
ministero degli Esteri turco lo ha detto chiaramente. E per essere più chiari è
partita anche una delegazione da Ankara. Guai se giovedì la Commissione Esteri
del Congresso passerà la mozione che riconosce il genocidio armeno, il massacro
che nel 1915 portò alla morte un milione di armeni, uccisi dalle armate ottomane
e che la Turchia non ha mai voluto riconoscere. Per lo stato turco non si trattò
di eccidio premeditato e le vittime furono "appena" 300mila e non un milione.
La mozione verrà votata giovedì a Washington. Se
passerà verrà successivamente inviata al Congresso. Con tutto quello che ne
consegue. In Turchia sono molto preoccupati per l'esito della votazione. Tutti i
maggiori quotidiani concordano nell'affermare che il silenzio del presidente
Barack Obama non sia un buon segno e che nel Congresso siano in molti a voler
vedere riconosciuto il genocidio, anche in grazia delle promesse fatte alla
diaspora armena in sede elettorale.
Ankara sa fin troppo bene quale sia la posta in
gioco e ha alzato le difese, sia pure a modo suo. Una nota comparsa sul sito del
ministero degli Esteri evoca un "danno alle relazioni" in caso di voto positivo
alla mozione. E oltre alle relazioni fra i due Paesi, a rimetterci potrebbe
essere lo stesso protocollo di intesa con l'Armenia, firmato appena lo scorso
ottobre. A questo proposito il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha voluto
essere ancora più esplicito: "Se il 4 marzo verrà presa una decisione sbagliata
- ha detto il premier, seguiranno conseguenze. La nostra posizione è chiara. Noi
in Svizzera (luogo di firma del protocollo ndr) abbiamo iniziato un processo. E
siamo determinati a continuarlo. Ma se il 4 marzo verrà fatto un passo falso, e
ne sarà fatto un altro il 24 aprile (giorno in cui si commemora il genocidio
armeno. ndr) allora ci saranno conseguenze". |