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Incontro con Michele Zanzucchi per parlare del suo
nuovo libro, edito da Città Nuova editrice, dal titolo “Sull’ampio Confine.
Storie di cristiani nel Caucaso”.
Ci siamo mai chiesti qual è la nostra conoscenza
di alcune luoghi del nostro pianeta; di quelli di cui raramente sentiamo parlare
se non per fatti di sangue o per interessi economici che le ruotano attorno?
Ebbene, il Caucaso sembra corrispondere perfettamente a questa descrizione: una
terra di confine nella nostra mente, di cui sappiamo pressoché poco o nulla.
Alcuni ricordi, magari, sono legati alla scuola quando, durante le
interrogazioni di geografia, spostavamo il nostro dito sulla cartina dal centro
dell’Europa per indicare che la montagna più alta del nostro continente, non è
il Monte Bianco ma l’Elbrus, nel Caucaso appunto.
Una terra di confine però anche al suo interno,
come ci spiega in quest’intervista Michele Zanzucchi che ci guida nel suo nuovo
libro, alla scoperta di questi luoghi dalla bellezza, complessità e vivacità
disarmanti.
Del Caucaso sappiamo poco. Sembra che lo sentiamo
vicino alla nostra Europa, purtroppo, solo quando ci giungono notizie di guerre
o magari, come alcuni anni fa, quando era stato interrotto il rifornimento di
gas proveniente da queste zone.
Un ministro della Bulgaria candidata alle
presidenziali del suo paese, durante un’audizione che ne valutasse l’idonietà al
ruolo, aveva affermato che la Georgia era un paese del Medio Oriente. Il Caucaso
è un incrocio nel mondo, un carrefour al suo interno con tensioni di varie
realtà. È una terra dove non vi è mai stata pace. Attualmente sono in atto ben
cinque conflitti. In Nagorno-Karabakh, una delle zone interessate dalle
ostilità, si stanno avviando dei proficui colloqui per cercare una soluzione.
In più il Caucaso è una zona che vive il forte
interesse dell’Europa per quel che riguarda le sue enormi quantità di fonti
energetiche. Un esempio su tutti il Nabucco, il futuro gasdotto in fase di
progettazione che dovrà collegare la zona caucasica all’Europa.
Quello del Caucaso, è un cristianesimo «da
cattedrale»?
In Armenia sì. Basti pensare al fatto che è stata
la prima regione al mondo a riconoscere nel 301 il cristianesimo come religione
di Stato grazie a Gregorio l’Illuminatore, addirittura in anticipo rispetto a
noi. Il 95% della popolazione appartiene alla Chiesa armeno-apostolica,
ortodossa e non-calcedoniana. Lì si possono trovare grandi e antiche
cattedrali. Pensiamo a quella di Etchmiadzin fondata dallo stesso Gregorio nelle
vicinanze della capitale del paese. Così la stessa Georgia ha i suoi luoghi di
pellegrinaggio. A nord il cristianesimo ha incontrato una maggiore difficoltà di
penetrazione, tuttavia l’Ossezia del Nord è cristiana. La Cabardino-Balcaria,
una repubblica autonoma, è agnostica a causa del trascorso passato sovietico.
Il cristianesimo di queste terre è comunque un
cristianesimo che lotta, di difesa irriducibile; anche se l’Armenia è stato il
primo paese a convertirsi.
Qual è il rapporto tra l’Islam e il cristianesimo?
Qui tutto è mescolanza: etnie, tradizioni,
cultura, sistema politico… Già Strabone nel I sec. a. C., con l’animo del
geografo e del viaggiatore, fu profondamente affascinato da questi luoghi
dedicando al Caucaso quasi per intero il libro XI delle Geografie. Ad ogni
scontro è sempre seguito un incontro, a volte si parla di matrimoni misti. È
errato parlare di guerra di religione in queste zone, i motivi sono altri e sono
etnici e politici. Le diplomazie del football attuata dalla Turchia verso
l’Armenia, o di gerarchia, servono a poco. Occorrono non accordi di facciata, ma
di popoli. |