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Fra le mete preferite
Antalya, ogni anno 30% in più di presenze
I rapporti
diplomatici fra Armenia e Turchia rimangono tesi, ma il
turismo,
si sa, non conosce frontiere e per il Paese della Mezzaluna il risultato è che
quest'estate c'è un vero e proprio boom di turisti provenienti dalla Repubblica
Caucasica tradizionalmente in rapporti tesi con Ankara. A dirlo sono proprio i
tour operator armeni, intervistati dal quotidiano Hurriyet. Il più importante
degli operatori, Tez Tour, non ha dubbi: gli armeni amano sempre più la Turchia
come terra di vacanza, nonostante gli inviti della stampa locale a boicottare le
spiagge e i mari della Mezzaluna. Nel 2009 il totale dei turisti armeni in
Turchia è arrivato a quota 50mila presenze. E quest'anno, nonostante la crisi e
la situazione diplomatica critica fra i due Paesi, si stima un aumento del 30%,
in linea con una tendenza ormai in voga da tre anni. La sola Tez Tour quest'anno
ha portato in Turchia 7.000 persone. La meta preferita è Antalya, la località
della costa meridionale, regina delle vacanze anche per i russi e, prima della
crisi fra Ankara e Tel Aviv, anche dei turisti provenienti da Israele. La
stagione si protrae fino a ottobre, quando i prezzi sono più bassi. Gli armeni
in vacanza in Turchia spendono da un minimo di 500 dollari a un massimo di
2.000. La Mezzaluna nelle preferenze armene arriva persino prima di altre mete
più a buon mercato, come Sharm el-Sheikh in Egitto o Dubai.
Istanbul, 5 ago. (Apcom-Nuova Europa) -
Fra le preferenze dei turisti dalla repubblica caucasica non c'è solo il mare.
Molti infatti si dirigono nell'Est del Paese, dove si trovano alcuni monumenti
armeni. E dove svetta il Monte Ararat, sacro alla religione armena, simbolo
nazionale, ma per una tragica ironia della sorte in territorio turco.
Particolarmente gettonata la città di Ani, vicino a Kars e al confine con la
repubblica caucasica, oltre alla chiesa sull'isola di Akdamar, il più importante
monumento armeno in terra turca.
Turismo a parte, i rapporti fra Turchia e Armenia
restano tesi, fondamentalmente per due motivi. Il massacro del 1915, che Erevan
vorrebbe vedere riconosciuto come "genocidio" e che Ankara non vuole ammettere.
Secondo l'Armenia nel 1915 morirono oltre un milione di armeni, sterminati in
modo premeditato dalle truppe ottomane. Secondo la Turchia le vittime furono al
massimo un milione di persone, e non vennero uccise seguendo un preciso piano.
I rapporti sono tesi anche per la questione del
Nagorno Karabakh, regione a maggioranza armena, ma nel cuore dell'Azerbaigian,
teatro di una sanguinosa guerra negli anni Novanta, dove la Turchia ha sempre
preso le parti di Baku. Nell'ottobre dello scorso anno è stato firmato un
protocollo per la normalizzazione dei rapporti che era stato accompagnato da
grandi speranze. Ma dopo quasi un anno i lavori sono praticamente fermi. |