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Istanbul, 18 mar. (Apcom-Nuova
Europa) - Raffica di polemiche in Turchia dopo le parole di
premier Recep Tayyip Erdogan alla Bbc sulla possibile
cacciata di 100mila armeni irregolari dal territorio
nazionale. Ozturk Turkdogan, presidente della Ihd, la
maggiore associazione per i diritti umani turca, ha bollato
le parole del premier come "una minaccia" e "una
discriminazione".
"Sono parole - ha spiegato il
capo di Ihd al quotidiano Zaman - che potrebbero essere
interpretate come la nuova versione delle deportazioni
forzate. Qualcosa di lontano dal modo di pensare delle
associazioni che si occupano di diritti umani. La gente ha
il diritto di lavorare e questo è un diritto universale. E i
turchi che lavorano all'estero allora? Potremmo accettare
che vengano espulsi a causa di problemi internazionali?".
Come se non bastasse sembra
che il premier abbia fatto anche un grosso errore di
calcolo. Il numero di lavoratori armeni irregolari in
Turchia non supererebbe le 15mila unità. Ben inferiore a
quelli che il premier avrebbe paventato di sbattere fuori
dal Paese sulla scia dei nuovi passi a livello
internazionale per il riconoscimento del genocidio armeno
del 1915.
Intanto il quotidiano Hurriyet
è andato a sentire proprio i diretti interessati, ossia gli
armeni irregolari a rischio espulsione. "Viviamo in Turchia
da 4 anni - ha detto M. H., che lavora a Istanbul e ha
chiesto di rimanere anonimo - Siamo 4 amici armeni nella
stessa casa. Amiamo la Turchia, ma, se ce lo chiedono, ce ne
andiamo. Siamo venuti qui perché abbiamo una famiglia a cui
pensare. Non possiamo fare le spese della situazione
politica". |