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l'articolo
301 colpisce ancora.....(n.d.r.)
Roma,
19 giu. (Apcom) - Parlando con l'agenzia Apcom da Londra, dove adesso si trova,
Ragip Zarakoglu ha detto: "Mi considero innocente. Ho solo pubblicato un
libro che dà una versione storica diversa rispetto a quella che siamo abituati
a conoscere. Credo che le persone per giudicare debbano sentire più versioni di
come sono andate le cose. Sono sereno e in parte mi aspettavo una sentenza del
genere, anche se sentivo che non sarei finito in carcere. Credo che ricorrerò
in appello perché, lo ripeto, io sono innocente e chi è innocente non deve
pagare alcuna multa".
La
colpa di Rakip Zarakolu è quella di aver pubblicato in turco un libro di Geroge
Jerijan, scrittore anglo armeno, intitolato "Gerçek Bizi Ozgur Kylacak",
"La verità che ci renderà liberi". Il libro parla del
"genocidio" armeno, il massacro del 1915, durante il quale, secondo
l'Armenia e i Paesi che riconoscono il genocidio, un milione di armeni fu
sterminato sistematicamente dalle truppe ottomane. Diversa la versione di
Ankara, secondo la quale le vittime furono al massimo 300mila e che soprattutto
non furono uccise sistematicamente ma da gruppi ribelli allo stesso impero
ottomano (a quei tempi in disfacimento). Ankara aggiunge anche che furono a
migliaia i turchi trucidati dalle armate russe e ha chiesto più volte che venga
riunita una commissione di storici per fare chiarezza su come andarono i fatti.
Per
Zarakolu non è la prima volta che ha problemi con la giustizia del suo Paese
per aver pubblicato libri su Curdi, Armeni e minoranze religiose. Fino al 2002 i
procedimenti penali sono sempre stati sostenuti da Aysenur, l'adorata moglie che
con lui ha condiviso tante battaglie e che è morta prematuramente cinque anni
fa.
Nel
2005 è stato insignito del Freedom of Expression Award, consegnato dalla giuria
norvegese degli scrittori.
In
un'intervista all'agenzia stampa Apcom, lo scorso aprile, l'editore aveva
parlato della necessità di abolire l'articolo 301 del codice penale, dicendo
che un semplice emendamento non sarebbe servito a risolvere il problema.
Zarakoglu aveva criticato anche l'eccessivo ruolo dei militari nella vita
politica turca, auspicando la nascita di una reale opposizione parlamentare, in
grado di rappresentare un'autentica alternativa allo strapotere di Recep Tayyip
Erdogan e del suo Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (Akp) che ha
orientamento islamico-moderato.
Istanbul
La cantante Bülent Ersoy non ritratta i suoi commenti
Processo
alla diva transessuale: «Ha offeso in tv l'esercito turco»
La
frase: «Non immolerei mio figlio contro i curdi»
La star rischia 4 anni di carcere per aver fatto «propaganda contro il servizio
militare». Fra 3 mesi la prossima udienza
Corriere
della sera 19.06.08
Fino
allo scorso febbraio, la prorompente cantante turca Bülent Ersoy era nota più
per aver cambiato sesso (e aver sposato un uomo di 20 anni più giovane) che per
le sue idee politiche. Ora rischia 4 anni e mezzo di carcere per aver sfidato
l'esercito turco.
Una sera di febbraio, al culmine di un'incursione dei soldati turchi contro i
separatisti del Pkk nel Kurdistan iracheno, la diva era apparsa in tv per una
puntata dello show Popstar Alaturka (versione locale di American Idol e del
nostro X Factor) che la vede tra i giudici. Ma, a sorpresa, seduta nella sua
gonna bianca vaporosa davanti ad una gigantesca bandiera turca digitale, ha
detto: «Queste guerre non sono come le guerre del passato. C'è gente seduta
intorno a un tavolo che decide che alcuni ragazzi devono morire. Non sono una
madre... ma le madri possono capire. Non potrei sacrificare mio figlio in una
guerra di altri popoli. Perché non troviamo una soluzione vera? ».
Ieri
a Istanbul si è aperto un processo contro Ersoy per quelle parole. È stata
incriminata per aver fatto «propaganda con l'effetto di scoraggiare la gente
dal prestare servizio militare», crimine previsto dall'articolo 318 del codice
penale. Il servizio militare è obbligatorio per ogni maschio turco, non esiste
l'obiezione di coscienza. «Ogni turco nasce soldato», le ha ricordato il
giudice istruttore Ali Chakir (e l'ha scritto pure nel-l'atto di
incriminazione). In tribunale Ersoy non si è presentata. È impegnata in tournée,
ha fatto sapere, ma ha chiarito che non ritratterà i commenti. Processo
rinviato a settembre. Sarà scortata in aula dalla polizia.
Bülent
ha 56 anni. Nella sua vita le battaglie non sono mancate. Nemmeno contro i
generali. Nata uomo, conquistò il pubblico negli anni 70 come cantante di
musica classica ottomana. A 29 anni, si fece operare per diventare donna, ma il
generale Kenan Evren, che aveva preso il potere nel 1980 con un colpo di Stato,
impedì a lei e ad altri performer transessuali e transgender di esibirsi. Nel
1988, però, il governo eletto le concesse una carta di identità che la
riconosce come «donna» e le ha consentito di continuare la sua carriera in
patria. Oggi Ersoy ha più successo di quanto non ne abbia mai avuto da uomo. Ha
infranto un grosso tabù. Quando nel 1998 si sposò con Cem Adler (uno dei
candidati in gara
Popstar Alaturka), lo scandalo fu la differenza d'età, non il fatto che Ersoy
fosse un lui, un tempo. I fan la chiamano «Abla», sorella maggiore,
riconoscendo che è più femmina di molte femmine.
Ma
altri tabù sono duri a morire. Ai commenti di Ersoy, un'altra star replicò che
se suo figlio morisse per il Paese, ne sarebbe orgogliosa. Ersoy la accusò di
ripetere vuoti cliché. E alcuni turchi l'hanno elogiata per aver dato voce a
dubbi diffusi su un conflitto che dall'84 ha fatto 37mila morti (5.000 soldati).
Le proteste però fanno più rumore. La legge è contro di lei, e i miti pure.
Nel 1937, quando Sabiha Gökçen, una delle figlie adottive di Mustafa Kemal
Atatürk, tornò dalla guerra, prima donna aviatrice al mondo, il padre (suo e
della patria turca) le disse: «Sono orgoglioso di te! E non solo io, l'intera
nazione lo è. Siamo una nazione militare. Dai sette ai settant'anni, le donne
come gli uomini, siamo stati creati soldati».
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