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Ecco il
progetto e le emozioni che in questa antica terra “ai limiti” hanno
accompagnato la troupe italiana guidata dal regista Paolo Chiodarelli
per la realizzazione del bellissimo documentario allegato in DVD al
presente numero della rivista…
Dopo mesi di preparativi arriviamo: sono
impaziente di conoscere questa terra, felice di partecipare alla
realizzazione del film. Il primo giorno è dedicato alla capitale:
Jerevan, davvero porta tra l’Armenia e l’Occidente. Ampie strade, piazze
enormi: spazi e architetture sono un’eredità sovietica (l’Armenia è
indipendente dal 1991), ma lo sguardo è rivolto all’Europa, come
traspare dalle tante vetrine di moda, soprattutto italiana. Città
ordinata, aiuole zeppe di tulipani. Colpiscono le fisionomie: donne
eleganti con occhi profondi, uomini dai tratti marcati (ricordano
sorprendentemente i bassorilievi babilonesi…). Il giorno dopo siamo
pronti ad affrontare il lavoro con ritmi che si preannunciano serrati;
conosciamo Anna, Armenak, Ashot e Hamik, tutti giovani funzionari del
Ministero della Cultura che ci seguiranno durante le riprese.

Sono paesaggi forti, incontaminati, a
partire dal monte Ararat, oggi in territorio turco, che si innalza
maestoso dalla pianura con i suoi cinquemila metri e il profilo conico
delle due cime. Nel vasto altopiano caucasico si aprono scorci
indimenticabili, montagne aspre, affioramenti di roccia dalle mille
sfumature, piccoli paesi arroccati, verde brillante dell’erba a perdita
d’occhio. Spesso le strade si snodano a lato di fiumi in gole
scenografiche, dove si incontrano greggi in transumanza. Ancora si
vedono accampamenti di pastori nomadi, la cui vita è regolata dalle
necessità di foraggio delle bestie. Sorprende la quantità di alberi da
frutto, che troviamo in fiore, e l’assortimento di frutta secca. […]
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