L'Ambasciatore turco in Italia "nega" le minacce da lui mosse contro alcuni Comuni Italiani.

Nello scorso mese di ottobre (2011) da queste nostre pagine Vi abbiamo informato delle intimidazioni mosse dall'Ambasciata Turca in Italia contro i comuni che avevano riconosciuto il genocidio armeno.

Sul Corriere del Veneto del 2 novembre l'Ambasciatore ha creduto opportuno ritornare sull'argomento e "negare" che vi siano stati pressioni, minacce e intimidazioni... Al rappresentante diplomatico ha replicato la scrittrice Antonia Arslan. Ecco il testo

>> La Questione Armena. Corriere del Veneto 02.11.2011

Di seguito riportiamo anche:

  • Nota di redazione
  • copia della lettera intimidatoria inviata dall'Ambasciatore turco al comune di Paisan del Prato.
  • lettera del Presidente dell'Associazione Italiarmenia

Nota di redazione

A proposito dell’intervento apparso sul Corriere del Veneto del 02.11.2011 a pagina 13 a firma dell’ambasciatore turco in Italia dal titolo “Nessuna minaccia, contro di noi accuse infondate” rileviamo con un certo sgomento come la politica turca perseveri in un atteggiamento negazionista delle proprie azioni: ieri riguardo al genocidio armeno, oggi sconfessando il tono delle lettere scritte dall’ambasciatore stesso (vedi allegato).

Il rappresentante della Turchia in Italia denuncia come "infondate" le accuse mosse contro di lui negando (antico vizio…) le pur evidenti minacce e le ritorsioni da lui stesso mosse contro i Comuni Italiani.

Confessiamo infatti di trovare difficoltà ad interpretare come "sentimenti di pace e di amicizia" frasi che recitano:

“ tali atti non contribuiscono allo sviluppo delle aziende della Vostra città…per quanto riguarda le relazioni commerciali con la Turchia, specialmente in un momento in cui più di 825 imprese italiane stanno investendo in Turchia…” oppure “ le azioni intraprese dal vostro Comune….recheranno un grosso danno ai nostri rapporti economici ed alle relazioni tra i nostri popoli”.

L’ambasciatore non soddisfatto della gaffe diplomatica e dell’ingerenza negli affari di uno stato sovrano si permette persino di sindacare sulla mole di lavoro del nostro Ministero degli Affari Esteri. Ministero che, a detta del suddetto diplomatico, dovrebbe essere a conoscenza delle “ritorsioni” che la Turchia esercita. Sic!

Affermare che la Turchia non abbia mai negato le sofferenze degli armeni suona come una pugnalata ed una grave offesa alla memoria di quel milione e mezzo di armeni vittime del crimine perpetrato dai turchi nel 1915 che gli storici, da tempo, hanno definito come genocidio.

Ad ottobre del 2009 il governo armeno, come segno di buona volontà e nonostante la resistenza della Diaspora, aveva siglato un protocollo con la Turchia sullo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra i due paesi che tra l’altro prevedeva l’apertura delle frontiere che la Turchia tiene chiuse dal 1993.

Mentre in Armenia si è dato seguito all’iter burocratico per la discussione dei protocolli, in Turchia, a distanza di due anni gli stessi non sono stati nemmeno presi in considerazione dal parlamento. A questo punto non possiamo che rimanere basiti dalle affermazioni del diplomatico turco circa la proposta avanzata per l'istituzione di una "commissione mista di storici" quando tale proposta è racchiusa nei suddetti protocolli. Nel frattempo – come le recenti scottanti rivelazioni di Wikileaks ci confermano – gli archivi turchi sono stati “ripuliti” da tutti i documenti “imbarazzanti” e compromettenti.

Su un punto però vogliamo concordare con l’ambasciatore: la storia va lasciata agli storici.

Infatti la storia non deve essere rivisitata a seconda degli interessi economici. La storia non deve essere riscritta a suon di quattrini. La storia non deve essere “negata” perché scomoda. La storia non deve essere mistificata; non deve essere manipolata, non deve essere soggetta a ritorsioni e minacce. La storia va studiata, analizzata ed accettata così com'è. Con le sue verità spinose e pesanti; con i suoi orrori ed errori dai quali bisognerebbe trarre insegnamento affinché non si ripetano.

Ai politici spetta il compito di trarre le conclusioni, denunciando le nefandezze e cercando di stabilire una Giustizia che si basi sulla verità.

Quale insegnamento possiamo dare ai nostri figli se passa il concetto che qualsiasi “Male” può essere sottaciuto, negato, nascosto e giustificato con il denaro?

Ben vengano dunque tutte le iniziative delle amministrazioni territoriali italiane, delle scuole, delle associazioni a sostegno del popolo armeno e del suo imprescrittibile diritto alla Memoria.

Consiglio per la comunità armena di Roma

 

Lettera del Presidente dell'Associazione Italiaarmenia.

Gentile Direttore,

ho letto le missive dell’Ambasciatore di Turchia in Italia apparse ieri sul vostro giornale e ritengo opportuno, come Presidente dell’Associazione Italiarmenia, intervenire sul loro contenuto, essendomi ritrovato citato in esse quale istigatore di sentimenti di odio e autore di intimidazioni per quanto da me dichiarato in occasione dei precedenti articoli sulle “mozioni pro-armeni di alcuni Comuni”.

Non credo di dover aggiungere molto alle parole che Antonia Arslan ha utilizzato a commento della vicenda: sono esemplari per chiarezza, puntualità e capacità di mettere in risalto la complessità e delicatezza della questione armena: posso solo ribadire, anch’io, quanto sia sconcertante che un Ambasciatore ritenga di intervenire con tali modalità sull’attività e sulle scelte di amministrazioni locali italiane ed esprimo allarme per le rinnovate affermazioni negazioniste e le allusioni a riflessi sullo sviluppo delle relazioni tra l’Italia e la Turchia che accompagnano le sue rimostranze ai Sindaci italiani; a riguardo, desidero sottolineare che missive con il tenore di quella inviata al Sindaco di Limena sono giunte a numerose altre amministrazioni comunali di ogni parte d’Italia (da Bolano di La Spezia a Cerchiara di Calabria) compreso il Comune di Padova, che da nove anni commemora ufficialmente il genocidio e svolge un’intensa attività sul tema della memoria.

Ciò che stupisce è che tutto questo accada oggi, dopo che ormai da anni nel nostro paese le iniziative sul genocidio armeno sono promosse a tutti i livelli e si sono radicate in modo diffuso una forte sensibilità e consapevolezza su questi temi; solo chi non ha conosciuto l’impegno che in Italia c’è stato per una memoria viva e condivisa sui tragici eventi del 1915 può pensare che si tratti di iniziative ostili al popolo turco e che la posizione degli armeni in Italia sia ispirata da odio e rancore: ricondurre a questione politica il meritorio sforzo di tante comunità cittadine è, insomma, avvilente ed attaccarle “in via preventiva” si pone, questo sì, in diretto contrasto con una prospettiva di ricerca della verità e di riconciliazione. Ciò che accadde allora agli armeni in Anatolia non deve più essere materia opinabile e il dramma attuale è che coloro che tentano di parlarne si trovino in Turchia esposti al rischio per la propria incolumità (ricordo che a Padova sono stati onorati come “Giusti per gli armeni” i cittadini turchi Ayse Nur Zarakolu, Hrant Dink, Fethiyè Cetin, che hanno pagato il loro coraggio con la vita o con il sacrificio della libertà).

Dopo 95 anni, è tempo di allargare e non ridurre gli spazi del confronto, con l’invito che da sempre rivolgiamo agli amici turchi: riconoscere, da una parte, gli esiti incontrovertibili della ricerca storica sulla tragedia armena ed approfondire, dall’altra, anche i nodi più problematici e complessi, oltre i tabù semantici e le posizioni pregiudiziali; solo se onoreremo questo comune impegno etico, saremo in grado di recuperare il filo spezzato del dialogo e di sottrarre le vittime dall’oblio.

Vartan Giacomelli

(Presidente dell’Associazione Italiarmenia per l’amicizia italo-armena)


>> L'Ambasciatore turco in Italia minaccia i Comuni Italiani (10/2011).


>> INGERENZE TURCHE NEGLI AFFARI ITALIANI (2010)

 


 

>> Vigilare contro il negazionismo la superficialità e l'ignoranza..

 

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