A proposito dell’intervento
apparso sul Corriere del Veneto del 02.11.2011 a pagina 13 a firma
dell’ambasciatore turco in Italia dal titolo “Nessuna minaccia, contro di
noi accuse infondate” rileviamo con un certo sgomento come la politica
turca perseveri in un atteggiamento negazionista delle proprie azioni: ieri
riguardo al genocidio armeno, oggi sconfessando il tono delle lettere
scritte dall’ambasciatore stesso (vedi allegato).
Il rappresentante della
Turchia in Italia denuncia come "infondate" le accuse mosse contro di lui
negando (antico vizio…) le pur evidenti minacce e le ritorsioni da lui
stesso mosse contro i Comuni Italiani.
Confessiamo infatti di trovare
difficoltà ad interpretare come "sentimenti di pace e di amicizia" frasi che
recitano:
“ tali atti non
contribuiscono allo sviluppo delle aziende della Vostra città…per quanto
riguarda le relazioni commerciali con la Turchia, specialmente in un momento
in cui più di 825 imprese italiane stanno investendo in Turchia…” oppure “
le azioni intraprese dal vostro Comune….recheranno un grosso danno ai nostri
rapporti economici ed alle relazioni tra i nostri popoli”.
L’ambasciatore non soddisfatto
della gaffe diplomatica e dell’ingerenza negli affari di uno stato
sovrano si permette persino di sindacare sulla mole di lavoro del nostro
Ministero degli Affari Esteri. Ministero che, a detta del suddetto
diplomatico, dovrebbe essere a conoscenza delle “ritorsioni” che la Turchia
esercita. Sic!
Affermare che la Turchia non
abbia mai negato le sofferenze degli armeni suona come una pugnalata ed una
grave offesa alla memoria di quel milione e mezzo di armeni vittime del
crimine perpetrato dai turchi nel 1915 che gli storici, da tempo, hanno
definito come genocidio.
Ad ottobre del 2009 il governo
armeno, come segno di buona volontà e nonostante la resistenza della
Diaspora, aveva siglato un protocollo con la Turchia sullo stabilimento
delle relazioni diplomatiche tra i due paesi che tra l’altro prevedeva
l’apertura delle frontiere che la Turchia tiene chiuse dal 1993.
Mentre in Armenia si è dato
seguito all’iter burocratico per la discussione dei protocolli, in Turchia,
a distanza di due anni gli stessi non sono stati nemmeno presi in
considerazione dal parlamento. A questo punto non possiamo che rimanere
basiti dalle affermazioni del diplomatico turco circa la proposta avanzata
per l'istituzione di una "commissione mista di storici" quando tale proposta
è racchiusa nei suddetti protocolli. Nel frattempo – come le recenti
scottanti rivelazioni di Wikileaks ci confermano – gli archivi turchi sono
stati “ripuliti” da tutti i documenti “imbarazzanti” e compromettenti.
Su un punto però vogliamo
concordare con l’ambasciatore: la storia va lasciata agli storici.
Infatti la storia non deve
essere rivisitata a seconda degli interessi economici. La storia non deve
essere riscritta a suon di quattrini. La storia non deve essere “negata”
perché scomoda. La storia non deve essere mistificata; non deve essere
manipolata, non deve essere soggetta a ritorsioni e minacce. La storia va
studiata, analizzata ed accettata così com'è. Con le sue verità spinose e
pesanti; con i suoi orrori ed errori dai quali bisognerebbe trarre
insegnamento affinché non si ripetano.
Ai politici spetta il compito
di trarre le conclusioni, denunciando le nefandezze e cercando di stabilire
una Giustizia che si basi sulla verità.
Quale insegnamento possiamo
dare ai nostri figli se passa il concetto che qualsiasi “Male” può essere
sottaciuto, negato, nascosto e giustificato con il denaro?
Ben vengano dunque tutte le
iniziative delle amministrazioni territoriali italiane, delle scuole, delle
associazioni a sostegno del popolo armeno e del suo imprescrittibile diritto
alla Memoria.
Consiglio per la comunità
armena di Roma
Lettera del Presidente dell'Associazione
Italiaarmenia.
Gentile Direttore,
ho letto le missive
dell’Ambasciatore di Turchia in Italia apparse ieri sul vostro giornale e
ritengo opportuno, come Presidente dell’Associazione Italiarmenia,
intervenire sul loro contenuto, essendomi ritrovato citato in esse quale
istigatore di sentimenti di odio e autore di intimidazioni per quanto da me
dichiarato in occasione dei precedenti articoli sulle “mozioni pro-armeni di
alcuni Comuni”.
Non credo di dover
aggiungere molto alle parole che Antonia Arslan ha utilizzato a commento
della vicenda: sono esemplari per chiarezza, puntualità e capacità di
mettere in risalto la complessità e delicatezza della questione armena:
posso solo ribadire, anch’io, quanto sia sconcertante che un Ambasciatore
ritenga di intervenire con tali modalità sull’attività e sulle scelte di
amministrazioni locali italiane ed esprimo allarme per le rinnovate
affermazioni negazioniste e le allusioni a riflessi sullo sviluppo delle
relazioni tra l’Italia e la Turchia che accompagnano le sue rimostranze ai
Sindaci italiani; a riguardo, desidero sottolineare che missive con il
tenore di quella inviata al Sindaco di Limena sono giunte a numerose altre
amministrazioni comunali di ogni parte d’Italia (da Bolano di La Spezia a
Cerchiara di Calabria) compreso il Comune di Padova, che da nove anni
commemora ufficialmente il genocidio e svolge un’intensa attività sul tema
della memoria.
Ciò che stupisce è che
tutto questo accada oggi, dopo che ormai da anni nel nostro paese le
iniziative sul genocidio armeno sono promosse a tutti i livelli e si sono
radicate in modo diffuso una forte sensibilità e consapevolezza su questi
temi; solo chi non ha conosciuto l’impegno che in Italia c’è stato per una
memoria viva e condivisa sui tragici eventi del 1915 può pensare che si
tratti di iniziative ostili al popolo turco e che la posizione degli armeni
in Italia sia ispirata da odio e rancore: ricondurre a questione politica il
meritorio sforzo di tante comunità cittadine è, insomma, avvilente ed
attaccarle “in via preventiva” si pone, questo sì, in diretto contrasto con
una prospettiva di ricerca della verità e di riconciliazione. Ciò che
accadde allora agli armeni in Anatolia non deve più essere materia opinabile
e il dramma attuale è che coloro che tentano di parlarne si trovino in
Turchia esposti al rischio per la propria incolumità (ricordo che a Padova
sono stati onorati come “Giusti per gli armeni” i cittadini turchi Ayse Nur
Zarakolu, Hrant Dink, Fethiyè Cetin, che hanno pagato il loro coraggio con
la vita o con il sacrificio della libertà).
Dopo 95 anni, è tempo
di allargare e non ridurre gli spazi del confronto, con l’invito che da
sempre rivolgiamo agli amici turchi: riconoscere, da una parte, gli esiti
incontrovertibili della ricerca storica sulla tragedia armena ed
approfondire, dall’altra, anche i nodi più problematici e complessi, oltre i
tabù semantici e le posizioni pregiudiziali; solo se onoreremo questo comune
impegno etico, saremo in grado di recuperare il filo spezzato del dialogo e
di sottrarre le vittime dall’oblio.
Vartan Giacomelli
(Presidente dell’Associazione Italiarmenia per l’amicizia italo-armena)
>>
L'Ambasciatore
turco in Italia minaccia i Comuni Italiani
(10/2011).
>>
INGERENZE TURCHE NEGLI AFFARI
ITALIANI (2010)