Turchia: Assassinato lo scrittore armeno Hrant Dink 19.01.07 -Rassegna Stampa III

 

ADNKRONOS  - TURCHIA: AMNESTY CONDANNA UCCISIONE GIORNALISTA TURCO ARMENO

Istanbul, 19 gen. - (Adnkronos) - Amnesty International condanna l'uccisione del noto giornalista turco armeno, Hrant Dink, assassinato oggi ad Istanbul. L'organizzazione ritiene che il reporter era stato preso di mira per i suoi lavori sulla liberta' di espressione. Il 53enne direttore del quotidiano Agos, e' stato raggiunto da tre colpi di arma da fuoco proprio davanti all'ingresso del giornale. Era un appasionato promotore dell'universalita' dei diritti umani e famoso per i suoi articoli e dibattiti estremamente critici sulla questione dell'indentita' armena e sulla reale versione storica del genocidio del 1915.


 

AGI - TURCHIA: MIGLIAIA IN PIAZZA CONTRO UCCISIONE DINK

 (AGI) - Istanbul, 19 gen. - Piu' di duemila turchi sono scesi in piazza a Istanbul per protestare contro l'uccisione del giornalista turco-armeno Hrant Dink. "Siamo tutti armeni, siamo tutti Hrant Dink", ha scandito la folla radunata sulla centralissima piazza Taksim, che ha poi sfilato in corteo fino alla redazione del giornale di Dink, nel quartiere di Sisli.
Alcuni issavano cartelli con la scritta "Mio caro fratello" in turco, armeno e inglese. Ad Ankara 700 persone, tra cui molti sindacalisti e attivisti per i diritti umani, hanno tenuto un sit-in ad Ankara per condannare l'assassinio politico.

 


 

AGI - TURCHIA: UCCISO HRANT DINK, PALADINO DELLA CAUSA ARMENA

(AGI/AFP/REUTERS) - Ankara, 19 gen. - Freddato come in un regolamento di conti: tre colpi alla testa sparati a bruciapelo per strada. Cosi' e' stato ucciso oggi a Istanbul lo scrittore e giornalista di origine armena Hrant Dink. Piu' volte era finito sotto inchiesta per avere denunciato il genocidio degli armeni e per questo era stato minacciato dai nazionalisti.
  Dink, 53 anni, era direttore del settimanale bilingue turco-armeno Agos. Il killer lo ha atteso davanti alla redazione, nel quartiere di Sisli. Quando il giornalista e' uscito, verso le 13, gli si e' avvicinato e gli ha sparato due colpi alla testa e uno alla nuca. La polizia sta cercando un giovane di 18-19 anni che indossava un giubbotto di jeans e un cappello bianco.
  Le televisioni hanno mostrato le immagini del cadavere del giornalista coperto da un lenzuolo e decine di persone dietro i cordoni di polizia. "Il governo assassino paghera'", hanno urlato alcune delle persone presenti.
  Il primo ministro turco Tayyip Recep Erdogan convocato in fretta e furia una conferenza stampa per deplorare l'assassinio che ha definito un attentato alla pace e alla stabilita' del paese. "L'attacco a Dink e' un attacco contro tutti noi, alla nostra unita', alla nostra integrita', alla nostra pace e stabilita'", ha detto, "un attacco contro la liberta' di pensiero e il nostro stile di vita democratico".
  Il premier ha assicurato che sara' fatto il possibile per catturare al piu' presto il killer. A Istanbul, per coordinare le indagini su "l'orrendo omicidio", andranno il ministro della Difesa Cemil Cicek e dell'Interno Abdulkadir Aksu.
  L'omicidio di Dink rischia di inasprire il confronto politico in Turchia, in vista delle presidenziali di maggio e delle politiche di novembre. Il giornalista e scrittore e' finito piu' volte nel mirino dei nazionalisti per le sue prese di posizione contro la repressione degli armeni durante la Prima guerra mondiale.
  Nell'ottobre del 2005 era stato condannato da un tribunale di Istanbul a sei mesi di carcere con la condizionale per "insulto all'identita' nazionale turca, ma la pena era stata sospesa. Il procedimento era stato aperto per un articolo del 2004 dedicato al massacro.

 


 

AGI - assassinato giornalista, aveva denunciato genocidio armeno

TURCHIA: esecuzione etnica

Lo scrittore e giornalista di origine armena Hrant Dink e' stato assassinato a colpi d'arma da fuoco. Lo ha riferito la televisione turca. Dink, 53 anni, era stato condannato nell'ottobre del 2005 da un tribunale di Istanbul a sei mesi di prigione con la condizionale per "insulto all'identita' nazionale turca. La pena, come riferito dal sito della comunita' armena in Italia, era stata poi sospesa. Direttore del giornale bilingue turco-armeno Agos, Dink era finito sotto processo per un articolo del 2004 dedicato al genocidio degli armeni. Dink è stato ucciso davanti al suo ufficio a Istanbul, ha riferito il settimanale Agos. Il primo ministro turco Tayyip Recep Erdogan ha deplorato l'assassinio, definendolo un attentato alla pace e alla stabilità del paese. In una conferenza stampa, convocata all'improvviso, il premier ha assicurato che sarà fatto il possibile per catturare al più presto il killer. (AGI) - Ankara, 19 gen.

 


 

APCOM - NE/ BORGHEZIO (LEGA): UE BLOCCHI OGNI TRATTATIVA CON TURCHIA

Omicidio Dink: 'Negazionismo del genocidio degli armeni'

 

Roma, 19 gen. (AP Com ) - "L'omicidio del giornalista Hrant Dink che si batteva alla clemente per il riconoscimento del genocidio degli armeni rappresenta un'ulteriore tappa, probabilmente non l'ultima, dello stillicidio di atti di violenza e di persecuzione nei confronti di tutti coloro - intellettuali, storici e giornalisti per primi - che si sono battuti e continuano a battersi per il riconoscimento del genocidio degli Armeni": lo afferma l'europarlamentare della Lega Mario Borghezio.

"Questa innegabile realtà deve pesare come un macigno sulla responsabilità morale che si assumono color che continuano a sproloquiare di una Turchia con le carte in regola per entrare nell'Unione europea", afferma Borghezio in un comunicato. "Ritengo pertanto, alla luce di questo nuovo tragico evento, che l'UE debba bloccare ogni e qualsiasi trattativa per l'entrata della Turchia in Europa non essendo ammissibile che un Paese che aspira all'integrazione europea continui nella sua linea negazionista del genocidio degli armeni". 

 


 

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO Tre colpi alla testa: eliminato giornalista in Turchia

 

E' stato ucciso a Istanbul Hrant Dink (di origine armena). Più volte era finito sotto inchiesta per avere denunciato il genocidio degli armeni e per questo era stato minacciato dai nazionalisti

ANKARA – Freddato come in un regolamento di conti: tre colpi alla testa sparati a bruciapelo per strada. Così è stato ucciso oggi a Istanbul lo scrittore e giornalista di origine armena Hrant Dink. Più volte era finito sotto inchiesta per avere denunciato il genocidio degli armeni e per questo era stato minacciato dai nazionalisti.
Dink, 53 anni, era direttore del settimanale bilingue turco-armeno Agos. Il killer lo ha atteso davanti alla redazione, nel quartiere di Sisli. Quando il giornalista è uscito, verso le 13, gli si è avvicinato e gli ha sparato due colpi alla testa e uno alla nuca. La polizia sta cercando un giovane di 18-19 anni che indossava un giubbotto di jeans e un cappello bianco.
Le televisioni hanno mostrato le immagini del cadavere del giornalista coperto da un lenzuolo e decine di persone dietro i cordoni di polizia. «Il governo assassino pagherà», hanno urlato alcune delle persone presenti.
Il primo ministro turco Tayyip Recep Erdogan convocato in fretta e furia una conferenza stampa per deplorare l’assassinio che ha definito un attentato alla pace e alla stabilità del paese. «L'attacco a Dink è un attacco contro tutti noi, alla nostra unità, alla nostra integrità, alla nostra pace e stabilità», ha detto, «un attacco contro la libertà di pensiero e il nostro stile di vita democratico».
Il premier ha assicurato che sarà fatto il possibile per catturare al più presto il killer. A Istanbul, per coordinare le indagini su «l'orrendo omicidio», andranno il ministro della Difesa Cemil Cicek e dell’Interno Abdulkadir Aksu.
L'omicidio di Dink rischia di inasprire il confronto politico in Turchia, in vista delle presidenziali di maggio e delle politiche di novembre. Il giornalista e scrittore è finito più volte nel mirino dei nazionalisti per le sue prese di posizione contro la repressione degli armeni durante la Prima guerra mondiale.
Nell’ottobre del 2005 era stato condannato da un tribunale di Istanbul a sei mesi di carcere con la condizionale per «insulto all’identità nazionale turca, ma la pena era stata sospesa. Il procedimento era stato aperto per un articolo del 2004 dedicato al massacro.
In luglio la corte d’appello aveva confermato la condanna a sei mesi nei suoi confronti ed era sotto processo anche per un editoriale in cui stigmatizzava quel verdetto. L’accusa, in questo caso, era di aver tentato di influenzare la magistratura.
In settembre poi la procura aveva aperto un’altro procedimento nei confronti del giornalista che parlando con le agenzie straniere aveva definito «genocidio» il massacro degli armeni compiuto dagli ottomani tra il 1915 e il 1917. «Certamente dico che questo è un genocidio, è quanto accaduto che suggerisce di chiamarlo così», spiegò, «gente che viveva su queste terre da 4.000 anni è scomparsa».
Gli armeni hanno cercato per quasi un secolo di far conoscere la loro tragedia; almeno 1 milione e mezzo di persone sarebbero morte mentre l’Europa era impegnata nella Grande guerra. I turchi hanno invece sempre sostenuto che non fu un genocidio, ma una guerra civile; gli armeni che rivendicavano l'indipendenza dell’Anatolia orientale e per questo appoggiarono le truppe russe che invasero l’impero ottomano. I morti, sempre secondo la storiografia ufficiale, furono 300mila tra gli armeni e altrettanti tra le file turche.
Tutt'ora le autorità di Ankara rifiutano il concetto di genocidio e la legge punisce come «attività anti-turche» tutte le dichiarazioni e gli articoli che ricordano il dramma armeno. A lungo ignorato, il massacro solo di recente ha trovato eco in Europa.
Dink sapeva di essere in pericolo, ma non ha mai voluto andarsene da Istanbul dove la sua famiglia era emigrata quando lui aveva sette anni. «Non lascerò questo paese», disse nel luglio scorso in un’intervista alla Reuters, «se me ne andassi sentirei di avere lasciato da soli quanti combattono per la democrazia. Sarebbe un tradimento e non lo farò mai».