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ADNKRONOS
- TURCHIA: AMNESTY CONDANNA UCCISIONE GIORNALISTA TURCO ARMENO
Istanbul,
19 gen. - (Adnkronos) - Amnesty International condanna l'uccisione del noto
giornalista turco armeno, Hrant Dink, assassinato oggi ad Istanbul.
L'organizzazione ritiene che il reporter era stato preso di mira per i suoi
lavori sulla liberta' di espressione. Il 53enne direttore del quotidiano Agos,
e' stato raggiunto da tre colpi di arma da fuoco proprio davanti all'ingresso
del giornale. Era un appasionato promotore dell'universalita' dei diritti umani
e famoso per i suoi articoli e dibattiti estremamente critici sulla questione
dell'indentita' armena e sulla reale versione storica del genocidio del 1915.
AGI
- TURCHIA: MIGLIAIA IN PIAZZA CONTRO UCCISIONE DINK
(AGI)
- Istanbul, 19 gen. - Piu' di duemila turchi sono scesi in piazza a Istanbul per
protestare contro l'uccisione del giornalista turco-armeno Hrant Dink.
"Siamo tutti armeni, siamo tutti Hrant Dink", ha scandito la folla
radunata sulla centralissima piazza Taksim, che ha poi sfilato in corteo fino
alla redazione del giornale di Dink, nel quartiere di Sisli.
Alcuni issavano cartelli con la scritta "Mio caro fratello" in turco,
armeno e inglese. Ad Ankara 700 persone, tra cui molti sindacalisti e attivisti
per i diritti umani, hanno tenuto un sit-in ad Ankara per condannare
l'assassinio politico.
AGI
- TURCHIA: UCCISO HRANT DINK, PALADINO DELLA CAUSA ARMENA
(AGI/AFP/REUTERS)
- Ankara, 19 gen. - Freddato come in un regolamento di conti: tre colpi alla
testa sparati a bruciapelo per strada. Cosi' e' stato ucciso oggi a Istanbul lo
scrittore e giornalista di origine armena Hrant Dink. Piu' volte era finito
sotto inchiesta per avere denunciato il genocidio degli armeni e per questo era
stato minacciato dai nazionalisti.
Dink, 53 anni, era direttore del settimanale bilingue turco-armeno Agos.
Il killer lo ha atteso davanti alla redazione, nel quartiere di Sisli. Quando il
giornalista e' uscito, verso le 13, gli si e' avvicinato e gli ha sparato due
colpi alla testa e uno alla nuca. La polizia sta cercando un giovane di 18-19
anni che indossava un giubbotto di jeans e un cappello bianco.
Le televisioni hanno mostrato le immagini del cadavere del giornalista
coperto da un lenzuolo e decine di persone dietro i cordoni di polizia. "Il
governo assassino paghera'", hanno urlato alcune delle persone presenti.
Il primo ministro turco Tayyip Recep Erdogan convocato in fretta e furia
una conferenza stampa per deplorare l'assassinio che ha definito un attentato
alla pace e alla stabilita' del paese. "L'attacco a Dink e' un attacco
contro tutti noi, alla nostra unita', alla nostra integrita', alla nostra pace e
stabilita'", ha detto, "un attacco contro la liberta' di pensiero e il
nostro stile di vita democratico".
Il premier ha assicurato che sara' fatto il possibile per catturare al
piu' presto il killer. A Istanbul, per coordinare le indagini su "l'orrendo
omicidio", andranno il ministro della Difesa Cemil Cicek e dell'Interno
Abdulkadir Aksu.
L'omicidio di Dink rischia di inasprire il confronto politico in Turchia,
in vista delle presidenziali di maggio e delle politiche di novembre. Il
giornalista e scrittore e' finito piu' volte nel mirino dei nazionalisti per le
sue prese di posizione contro la repressione degli armeni durante
la Prima
guerra mondiale.
Nell'ottobre del 2005 era stato condannato da un tribunale di Istanbul a
sei mesi di carcere con la condizionale per "insulto all'identita'
nazionale turca, ma la pena era stata sospesa. Il procedimento era stato aperto
per un articolo del 2004 dedicato al massacro.
AGI
- assassinato giornalista, aveva denunciato genocidio armeno
TURCHIA:
esecuzione etnica
Lo
scrittore e giornalista di origine armena Hrant Dink e' stato assassinato a
colpi d'arma da fuoco. Lo ha riferito la televisione turca. Dink, 53 anni, era
stato condannato nell'ottobre del 2005 da un tribunale di Istanbul a sei mesi di
prigione con la condizionale per "insulto all'identita' nazionale turca. La
pena, come riferito dal sito della comunita' armena in Italia, era stata poi
sospesa. Direttore del giornale bilingue turco-armeno Agos, Dink era finito
sotto processo per un articolo del 2004 dedicato al genocidio degli armeni. Dink
è stato ucciso davanti al suo ufficio a Istanbul, ha riferito il settimanale
Agos. Il primo ministro turco Tayyip Recep Erdogan ha deplorato l'assassinio,
definendolo un attentato alla pace e alla stabilità del paese. In una
conferenza stampa, convocata all'improvviso, il premier ha assicurato che sarà
fatto il possibile per catturare al più presto il killer. (AGI) - Ankara, 19
gen.
APCOM
- NE/ BORGHEZIO (LEGA): UE BLOCCHI OGNI TRATTATIVA CON TURCHIA
Omicidio
Dink: 'Negazionismo del genocidio degli armeni'
Roma,
19 gen. (AP
Com
) - "L'omicidio del giornalista Hrant Dink che si batteva alla clemente per
il riconoscimento del genocidio degli armeni rappresenta un'ulteriore tappa,
probabilmente non l'ultima, dello stillicidio di atti di violenza e di
persecuzione nei confronti di tutti coloro - intellettuali, storici e
giornalisti per primi - che si sono battuti e continuano a battersi per il
riconoscimento del genocidio degli Armeni": lo afferma l'europarlamentare
della Lega Mario Borghezio.
"Questa
innegabile realtà deve pesare come un macigno sulla responsabilità morale che
si assumono color che continuano a sproloquiare di una Turchia con le carte in
regola per entrare nell'Unione europea", afferma Borghezio in un
comunicato. "Ritengo pertanto, alla luce di questo nuovo tragico evento,
che l'UE debba bloccare ogni e qualsiasi trattativa per l'entrata della Turchia
in Europa non essendo ammissibile che un Paese che aspira all'integrazione
europea continui nella sua linea negazionista del genocidio degli armeni".
LA
GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO Tre colpi alla testa: eliminato giornalista in Turchia
E'
stato ucciso a Istanbul Hrant Dink (di origine armena). Più volte era finito
sotto inchiesta per avere denunciato il genocidio degli armeni e per questo era
stato minacciato dai nazionalisti
ANKARA
– Freddato come in un regolamento di conti: tre colpi alla testa sparati a
bruciapelo per strada. Così è stato ucciso oggi a Istanbul lo scrittore e
giornalista di origine armena Hrant Dink. Più volte era finito sotto inchiesta
per avere denunciato il genocidio degli armeni e per questo era stato minacciato
dai nazionalisti.
Dink, 53 anni, era direttore del settimanale bilingue turco-armeno Agos. Il
killer lo ha atteso davanti alla redazione, nel quartiere di Sisli. Quando il
giornalista è uscito, verso le 13, gli si è avvicinato e gli ha sparato due
colpi alla testa e uno alla nuca. La polizia sta cercando un giovane di 18-19
anni che indossava un giubbotto di jeans e un cappello bianco.
Le televisioni hanno mostrato le immagini del cadavere del giornalista coperto
da un lenzuolo e decine di persone dietro i cordoni di polizia. «Il governo
assassino pagherà», hanno urlato alcune delle persone presenti.
Il primo ministro turco Tayyip Recep Erdogan convocato in fretta e furia una
conferenza stampa per deplorare l’assassinio che ha definito un attentato alla
pace e alla stabilità del paese. «L'attacco a Dink è un attacco contro tutti
noi, alla nostra unità, alla nostra integrità, alla nostra pace e
stabilità», ha detto, «un attacco contro la libertà di pensiero e il nostro
stile di vita democratico».
Il premier ha assicurato che sarà fatto il possibile per catturare al più
presto il killer. A Istanbul, per coordinare le indagini su «l'orrendo
omicidio», andranno il ministro della Difesa Cemil Cicek e dell’Interno
Abdulkadir Aksu.
L'omicidio di Dink rischia di inasprire il confronto politico in Turchia, in
vista delle presidenziali di maggio e delle politiche di novembre. Il
giornalista e scrittore è finito più volte nel mirino dei nazionalisti per le
sue prese di posizione contro la repressione degli armeni durante
la Prima
guerra mondiale.
Nell’ottobre del 2005 era stato condannato da un tribunale di Istanbul a sei
mesi di carcere con la condizionale per «insulto all’identità nazionale
turca, ma la pena era stata sospesa. Il procedimento era stato aperto per un
articolo del 2004 dedicato al massacro.
In luglio la corte d’appello aveva confermato la condanna a sei mesi nei suoi
confronti ed era sotto processo anche per un editoriale in cui stigmatizzava
quel verdetto. L’accusa, in questo caso, era di aver tentato di influenzare la
magistratura.
In settembre poi la procura aveva aperto un’altro procedimento nei confronti
del giornalista che parlando con le agenzie straniere aveva definito
«genocidio» il massacro degli armeni compiuto dagli ottomani tra il 1915 e il
1917. «Certamente dico che questo è un genocidio, è quanto accaduto che
suggerisce di chiamarlo così», spiegò, «gente che viveva su queste terre da
4.000 anni è scomparsa».
Gli armeni hanno cercato per quasi un secolo di far conoscere la loro tragedia;
almeno 1 milione e mezzo di persone sarebbero morte mentre l’Europa era
impegnata nella Grande guerra. I turchi hanno invece sempre sostenuto che non fu
un genocidio, ma una guerra civile; gli armeni che rivendicavano l'indipendenza
dell’Anatolia orientale e per questo appoggiarono le truppe russe che invasero
l’impero ottomano. I morti, sempre secondo la storiografia ufficiale, furono
300mila tra gli armeni e altrettanti tra le file turche.
Tutt'ora le autorità di Ankara rifiutano il concetto di genocidio e la legge
punisce come «attività anti-turche» tutte le dichiarazioni e gli articoli che
ricordano il dramma armeno. A lungo ignorato, il massacro solo di recente ha
trovato eco in Europa.
Dink sapeva di essere in pericolo, ma non ha mai voluto andarsene da Istanbul
dove la sua famiglia era emigrata quando lui aveva sette anni. «Non lascerò
questo paese», disse nel luglio scorso in un’intervista alla Reuters, «se me
ne andassi sentirei di avere lasciato da soli quanti combattono per la
democrazia. Sarebbe un tradimento e non lo farò mai».
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