Roma ricorda Hrant Dink, giornalista armeno che osò scrivere su Metz Yeghern Traduzione dell’articolo di Anca Martinas pubblicato sulla rivista cattolica di Bucarest "Attualità Cristiana" - Febbraio 2010

Un premio richiamo alla memoria

È stato assegnato a Roma, il 22 gennaio, nella sala delle cerimonie del Pontificio Collegio Armeno, il premio giornalistico per la libertà d’informazione in memoria del giornalista armeno Hrant Dink.

Arrivato alla terza edizione, il premio è stato assegnato al giornalista Toni Capuozzo, vice-direttore della redazione italiana del TG 5.

Il premio è un’importante iniziativa per la libertà d’informazione, presa subito dopo l’uccisione – a Istanbul – del giornalista armeno, di cittadinanza turca, Hrant Dink, direttore del quotidiano bilingue “Agos”.

Dink era un professionista che, senza essere un rivoluzionario, aveva scritto a favore della riconciliazione nel tentativo di pacificare i due popoli: turco e armeno. Colpevole di aver scritto ciò che pensava, era diventato un giornalista scomodo, condannato nel 2005 a sei mesi di reclusione, in base all’articolo 301 del codice penale turco, una condanna fortemente criticata dall’Unione Europea. La colpa di Dink era stata il suo coraggio professionale e la sua onestà intellettuale che lo avevano portato a scrivere una serie di articoli sul genocidio armeno e sui fatti sanguinosi contro la popolazione armena, avvenuti tra il 1915 e il 1917 che portarono all’uccisione sistematica di oltre 1,5 milioni di armeni.

 

Un genocidio dimenticato e spesso negato

Il massacro degli armeni, chiamato in lingua armena Metz Yeghern (“Il Grande Male”), continua ad essere un argomento tabù in Turchia, dove la prima epurazione etnica del ventesimo secolo è messa a tacere e non viene riconosciuta. Però questo primo genocidio organizzato dopo il 1900 (come lo aveva definito, nel 1973, la Commissione ONU per i diritti dell’uomo) è poco conosciuto anche nel resto del mondo, motivo per cui viene spesso chiamato il genocidio dimenticato.

Perché è importante il Premio che porta il nome di un giornalista che si è fatto tacere con tre pallottole? È un modo di mantenere viva la memoria di Hrant Dink, il suo messaggio, come anche il suo coraggio di proclamare al mondo l’importanza della libertà d’informazione e la passione di ricercare e far conoscere la verità, anche quando essa è scomoda per alcuni poteri politici.

Questo premio assegnato in Italia è stato organizzato dal Consiglio per la comunità armena di Roma, il cui presidente, Michel Jeangey, è il responsabile del programma armeno della Radio Vaticana. Tra i collaboratori della manifestazione di quest’anno sono: Reporter senza frontiere, il Pontificio Collegio Armeno e l’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma.

 

La voce del Papa nella difesa del popolo armeno

 Verso la sofferenza degli Armeni, primo popolo della storia che nel 301 accolse il Cristianesimo come religione nazionale, è sempre attenta la Santa Sede con  numerose testimonianze e interventi. Tra i più recenti, ricordiamo, nel 2001, il S.Padre Giovanni Paolo II in occasione del viaggio apostolico in Armenia, che visitò il mausoleo Tzitzernakaberd, di Yerevan, dove pronunciò una memorabile preghiera con l’esortazione a non dimenticare una tragedia che continua ad essere negata anche oggi sullo stesso territorio dove fu consumata. La preghiera diceva: “Ascolta, o Signore, il lamento che si leva da questo luogo, l’invocazione dei morti dagli abissi del Metz Yeghérn, il grido del sangue innocente che implora come il sangue di Abele,

come Rachele che piange per i suoi figli perché non sono più. Ascolta, o Signore, la voce del Vescovo di Roma, che riecheggia la supplica del suo Predecessore, il Papa Benedetto XV, quando nel 1915 alzò la voce in difesa del popolo armeno gravemente afflitto, condotto alla soglia dell’annientamento”.

Anche l’attuale Pontefice Benedetto XVI ha toccato la delicata questione del genocidio armeno proprio in occasione del suo viaggio apostolico in Turchia nel novembre del 2006. In tale occasione, incontrando il Patriarca apostolico armeno Mesrob II a Istanbul, il Santo Padre, nel saluto che gli ha rivolto, disse: “Rendo grazie a Dio per la fede e la testimonianza cristiana del popolo armeno, trasmesse da una generazione all'altra, spesso in circostanze davvero tragiche come quelle sperimentate durante il secolo passato”.

Anca Martinas Giulimondi