Questione armena: Roma «apre» il dialogo - Avvenire 28.02.08

Appuntamento a giugno a Roma per un convegno sulla questione turco-armena, uno degli elementi critici nel processo di ingresso della Turchia nell’Unione europea.

 

Sarà il terzo passo di un cammino comune – per trovare soluzioni politiche di dialogo – tra comunità armena di Roma e Amicizia italo-turca, nel quale sono attivi i radicali. Ieri nella sala Colonne della Camera si è tenuto, infatti, un seminario organizzato dalla rivista «Quaderni radicali », rappresentati dal direttore Giuseppe Rippa, e dall’associazione dei turchi in Italia, per mettere al centro una delle questioni più spinose nei rapporti tra i due Paesi, il cosiddetto genocidio armeno, avvenuto durante la prima guerra mondiale. Faceva seguito ad un’analoga iniziativa del novembre 2007, che aveva visto esporre la posizione armena sullo stesso argomento. Alla presenza degli ambasciatori del Paese anatolico presso l’Italia e la Santa Sede , hanno preso la parola due storici turchi – Fehroz Ahmed e Türkkaya Ataöv – insieme a un politologo e diplomatico, Faruk Logoglu. I quali hanno inquadrato i fatti nel disfacimento dell’Impero Ottomano e hanno riproposto la versione turca, secondo la quale ci sono anche responsabilità dei nazionalisti armeni e non ci sarebbe stato un intento “genocidiario”. Ma hanno anche lanciato segnali di dialogo a Erevan e rilanciato la proposta di una Commissione mista per stabilire una verità storica da accettare su ambo i versanti.

 

Era la prima volta che da noi si organizzava un convegno sulla posizione turca rispetto al genocidio, ha detto Omer Engin As, vicepresidente dell’Unione di amicizia Italia-Turchia. Anche se il nostro Paese ha sempre manifestato interesse a quest’area, ad esempio quando il Campidoglio organizzò la commemorazione del giornalista Hrant Dink, di origine armena. Forti critiche sono venute dai rappresentanti turchi alle posizioni di Paesi come la Francia, che hanno riconosciuto il genocidio con risoluzioni dei parlamenti.

 

Infine, sull’ingresso della Turchia hanno preso la parola il presidente della Commissione esteri Umberto Ranieri, il responsabile esteri di Forza Italia Dario Rivolta e il senatore radicale Gianfranco Spadaccia. Il primo ha auspicato che «prosegua positivamente il negoziato », affrontando anche i nodi storici «senza rimozioni, senza complessi e con coraggio». Anche l’esponente azzurro ha auspicato «tempi brevi» e un trattamento non «strumentale» delle vicende del passato. Infine, Spadaccia ha evocato i «virus nazionalistici » attivi in passato. Ma anche oggi. E che l’Ue non riesce frenare.

 

A giugno la terza tappa di un cammino comune per rompere la diffidenza tra le due comunità.