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Appuntamento a giugno a Roma per un
convegno sulla questione turco-armena, uno degli elementi critici nel processo
di ingresso della Turchia nell’Unione europea.
Sarà
il terzo passo di un cammino comune – per trovare soluzioni politiche di
dialogo – tra comunità armena di Roma e Amicizia italo-turca, nel quale sono
attivi i radicali. Ieri nella sala Colonne della Camera si è tenuto, infatti,
un seminario organizzato dalla rivista «Quaderni radicali », rappresentati dal
direttore Giuseppe Rippa, e dall’associazione dei turchi in Italia, per
mettere al centro una delle questioni più spinose nei rapporti tra i due Paesi,
il cosiddetto genocidio armeno, avvenuto durante la prima guerra mondiale.
Faceva seguito ad un’analoga iniziativa del novembre 2007, che aveva visto
esporre la posizione armena sullo stesso argomento. Alla presenza degli
ambasciatori del Paese anatolico presso l’Italia e
la Santa Sede
, hanno preso la parola due storici turchi – Fehroz Ahmed e Türkkaya Ataöv
– insieme a un politologo e diplomatico, Faruk Logoglu. I quali hanno
inquadrato i fatti nel disfacimento dell’Impero Ottomano e hanno riproposto la
versione turca, secondo la quale ci sono anche responsabilità dei nazionalisti
armeni e non ci sarebbe stato un intento “genocidiario”. Ma hanno anche
lanciato segnali di dialogo a Erevan e rilanciato la proposta di una Commissione
mista per stabilire una verità storica da accettare su ambo i versanti.
Era
la prima volta che da noi si organizzava un convegno sulla posizione turca
rispetto al genocidio, ha detto Omer Engin As, vicepresidente dell’Unione di
amicizia Italia-Turchia. Anche se il nostro Paese ha sempre manifestato
interesse a quest’area, ad esempio quando il Campidoglio organizzò la
commemorazione del giornalista Hrant Dink, di origine armena. Forti critiche
sono venute dai rappresentanti turchi alle posizioni di Paesi come la Francia,
che hanno riconosciuto il genocidio con risoluzioni dei parlamenti.
Infine,
sull’ingresso della Turchia hanno preso la parola il presidente della
Commissione esteri Umberto Ranieri, il responsabile esteri di Forza Italia Dario
Rivolta e il senatore radicale Gianfranco Spadaccia. Il primo ha auspicato che
«prosegua positivamente il negoziato », affrontando anche i nodi storici «senza
rimozioni, senza complessi e con coraggio». Anche l’esponente azzurro ha
auspicato «tempi brevi» e un trattamento non «strumentale» delle vicende del
passato. Infine, Spadaccia ha evocato i «virus nazionalistici » attivi in
passato. Ma anche oggi. E che l’Ue non riesce frenare.
A
giugno la terza tappa di un cammino comune per rompere la diffidenza tra le due
comunità.
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