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La
«nuova» Turchia vuole girare pagina
«A
volte è necessario che le vittime aiutino l’altra parte. È meglio andare dai
giovani turchi e condividerne le sofferenze che non rinfacciargli "I vostri
nonni hanno compiuto un genocidio"».
Fethiye Çetin, turca di origine armena autrice del libro «Heranush, mia nonna»,
ha portato levità e profondità a Brescia. Dove nella mattinata di lunedì ha
incontrato centinaia di studenti, e in serata, nella sede dei missionari
saveriani, un altro centinaio di persone, per portare la sua esperienza di
donna, nipote di una nonna che ha vissuto in prima persona la tragedia armena.
Portatrice di finestre di dialogo, pochi giorni prima di venire in Italia
(ospite del Salone del libro di Torino), è stata fermata a Istanbul da un
ragazzo turco che le ha chiesto scusa perché suo nonno aveva ucciso, durante la
tragedia del 1915, tre armeni. «Non aveva fatto nulla questo ragazzo - ha detto
Fethiye Çetin -, ma aveva bisogno di dire questo per sentirsi meglio». Dopo la
pubblicazione del libro centinaia di persone si sono messe in contatto con lei
per raccontare le loro storie, così come decine di migliaia di persone hanno
partecipato ai funerali del giornalista turco-armeno Hrant Dink, difeso peraltro
proprio da Fethiye Çetin in passato, portando dei cartelli con la scritta: «Noi
tutti siamo armeni». È la Turchia di oggi, un paese nel quale libri che si
occupano di temi spinosi della propria storia diventano best seller e nel quale
i generali fanno un po’ meno paura. Çetin descrive un paese in movimento e
dove è in atto uno scontro politico durissimo tra i sostenitori del processo di
democratizzazione e quindi dell’ingresso nell’Unione europea e gli
oppositori a tale processo. Nessuno può prevedere ora come andrà a finire, ma
il processo di riforme è già in atto. «Io - ha affermato la scrittrice -
ripongo le mie speranze in questa altra Turchia, quella che spinge per le
riforme». E, Çetin non lo dice ma lo si capisce, è su quest’altra Turchia
che gli europei devono scommettere. TH.BE.
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