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Otto anni fa la sua storia colpì al cuore e alla
coscienza moltissimi lettori italiani. Con «La masseria delle allodole» (edito
da Rizzoli) Antonia Arslan raccontava in un emozionante romanzo che sapeva tanto
di verità e di verità personale, il genocidio degli armeni, in Turchia, nel
1915-16. Un genocidio che il governo di Ankara si rifiuta di riconoscere ma che
il Parlamento europeo di Strasburgo ha sancito fin dal 1987. Quel racconto
cominciava in una Padova in bianco e nero alla fine degli anni Quaranta nella
Basilica di S. Antonio dove una bambina veniva portata a «conoscere il suo
santo» (dunque, si chiama Antonia ed è perciò l' autrice) per volere del nonno
Yerwant e accompagnata da zia Henriette, «la bambina che non crebbe» cui è
dedicato il romanzo. Oggi Antonia Arslan tona in libreria con un nuovo libro. Si
intitola «Il libro di Mush» ed è pubblicato nella collana NarrativaSkira: il
breve romanzo racconta la storia del salvataggio rocambolesco dell' Omiliario di
Mush, prezioso manoscritto miniato del 1202, strappato al massacro dei turchi da
due coraggiose donne armene, personaggi forti in una vicenda struggente e
memorabile. La scrittrice torna al 1915 e troviamo i suoi protagonisti in una
tiepida notte di fine giugno: cinque fuggiaschi si allontanano dalle rovine del
loro paese nella valle di Mush, distrutto dai turchi della terza armata con i
suoi abitanti e le millenarie tradizioni del popolo armeno. Hanno perso tutto,
casa e famiglia, ma hanno fortunosamente recuperato un tesoro di inestimabile
valore e sono determinati a portarlo in salvo ad ogni costo. Questa è l' ultima
storia dell' antichissimo Libro di Mush. Alle 18 Antonia Arslan incontra i suoi
lettori alla Feltrinelli di piazza Colonna e parlerà del suo libro con Siegmund
Ginzberg. Simona De Santis.
Tempi.it 01.02.2012
Antonia Arslan: «Vi racconto la storia avventurosa
del libro di Mush»
L'autrice de La masseria delle allodole e La
strada di Smirne torna con un romanzo che è un ulteriore approfondimento delle
proprie origini armene. Con tempi.it discute della sua ultima fatica: «Attorno
alla tragedia del massacrato voluto dai turchi si narrano testimonianze
agghiaccianti».
Di Daniele Ciacci
Antonia Arslan si trova in tour per
promuovere l'ultima sua opera uscita in libreria, Il libro di Mush (Skira, 129
pp., 15 euro). L'autrice de
La masseria delle allodole e La strada di Smirne torna con un romanzo che è
un ulteriore approfondimento delle proprie origini armene. Con tempi.it discute
della sua ultima fatica.
Di cosa narra il suo nuovo romanzo?
Il libro di Mush è un manoscritto medievale del 1202 che ha avuto una storia
avventurosa. È stato ordinato da un mercante, che poi ha venduto. Il tomo è
vissuto per molti tempi nel Monastero dei Santi Apostoli della valle di Mush.
Nel giugno del 1915 l'intera valle di Mush è stata invasa dai turchi, che hanno
ucciso uomini, donne e bambini. Nel 1917 due donne, sopravvissute al massacro,
trovano il libro tra le rovine del tempio. La salvezza del testo diventa la loro
ragione di vita. Questo manoscritto è enorme: è alto circa un metro e pesa 27
chili e mezzo. Le donne lo dividono in due parti e lo trasportano sulle spalle
valicando i monti del Caucaso. Gli armeni venerano i libri: hanno santificato in
gruppo tutti i traduttori della Bibbia e anche l'inventore dell'alfabeto, Mesrop
Mashtots.
La trama, quindi, è tratta da una storia
viva?
Sì. Il libro di Mush esiste davvero. Adesso, si trova a Matenadaran, la
biblioteca di Yerevan, capitale della Repubblica d'Armenia. Naturalmente, la
storia del romanzo è condita di eventi leggendari e romanzeschi, ma ha un solido
nucleo storico. Per esempio, delle due donne che hanno trasportato il libro,
solo una sopravvive. L'altra muore e viene seppellita con la sua parte di testo.
Soltanto un generale russo riuscirà a scoprire l'esatta ubicazione e lo porterà
con sé in Georgia.
Perché ha voluto narrare questa storia?
La casa editrice Skira, che lo ha pubblicato, ha aperto una nuova collana di
narrativa. Skira, tradizionalmente, pubblica cataloghi d'arte, ma hanno deciso
di puntare anche su brevi racconti che parlino delle vicende di un opera d'arte.
Inoltre, mi ha sempre colpito la storia della valle di Mush, che in armeno
significa "nebbiosa". Vi passano due fiumi ed è fertilissima. È circondata da
montagne, con pochi valichi d'entrata. Attorno alla tragedia del massacrato
voluto dai turchi si narrano testimonianze agghiaccianti. Come quella di Alma
Johannson, infermiera danese che gestiva un orfanotrofio completamente
distrutto.
Twitter:
@DanieleCiacci |