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Allestita
in gran parte nell’insolito spazio della «Legnaia», ma attraversando anche
le suggestive stanze di Casa Moretti, l’esposizione offre un percorso di
immagini che evocano “magicamente” le lettere del nostro alfabeto. Grazie
anche alle parole di Tonino Guerra, che l’artista Azizian ha letteralmente
“ricamato” sui suoi arazzi, il percorso assume i toni della fiaba in cui
semplicità è magia, racconto è fantasia.
orario:
giugno, sabato domenica e festivi 15.30-18.30; luglio-agosto, tutti i
giorni 16.30-22.30
(possono variare, verificare sempre via telefono)
vernissage:
21 giugno 2008. ore 19
autori:
Marina
Azizian, Tonino
Guerra
Comunicato
stampa
Si
aprirà a Casa Moretti sabato 21 giugno alle ore 19, alla presenza
dell’artista armena Marina Azizian e del maestro Tonino Guerra la mostra di
arazzi dal titolo Dizionario Fantastico, oggetti di poesia che muovono da un
pensiero: «Se si smarrisce l’alfabeto che diventa appena un rumore in mezzo
al frastuono della pioggia e dei motori, quel popolo che lo usa e quella nazione
non esistono più» (T.G.).
Allestita in gran parte nell’insolito spazio della «Legnaia», ma
attraversando anche le suggestive stanze di Casa Moretti, l’esposizione offre
un percorso di immagini che evocano “magicamente” le lettere del nostro
alfabeto. Grazie anche alle parole di Tonino Guerra, che l’artista Azizian ha
letteralmente “ricamato” sui suoi arazzi, il percorso assume i toni della
fiaba in cui semplicità è magia, racconto è fantasia…
Lavorare sull’immagine della lettera, come i copisti medievali che decoravano
di intricatissime miniature le iniziali, e accostarvi il senso che la
letteratura ha saputo dare alle parole, ha creato un connubio perfetto fra
l’arte della Azizian e la poesia di Guerra.
Già esposte al Museo dell’Hermitage di S. Pietroburgo, le composizioni create
dai due artisti rievocano, con i materiali e le parole, atmosfere lontane nel
tempo, perché somigliano a manufatti d’altre epoche, e nello spazio perché
c’è tutta la ricchezza dei toni, della luce e delle sfumature dell’Armenia.
E tuttavia rappresentano la contemporaneità perché sono espressione di due
delle massime figure del panorama culturale internazionale.
La mostra rimarrà aperta fino al 24 agosto 2008. Catalogo a stampa Maggioli.
L’alfabeto
La cosa che mi impressionò di più quando vidi per la prima volta l’Armenia,
fu il monumento all’alfabeto. Sul primo mi sembrò soltanto una cosa curiosa,
ma subito raccolsi il grande messaggio di quella indicazione: l’alfabeto è il
collante vero e solido di una nazione. Se si smarrisce l’alfabeto che diventa
appena un rumore in mezzo al frastuono della pioggia e dei motori, quel popolo
che lo usa e quella nazione non esistono più.
È anche per questo che ho accolto con entusiasmo l’idea di Marina Azizian di
illustrare le lettere dell’alfabeto italiano. È componendo, incastrando,
allineando quelle lettere del nostro alfabeto che Dante ha regalato alle
orecchie del mondo la voce della sua Divina Commedia e il Petrarca e il
Boccaccio tanta luce per il nostro viaggio terreno.
Così accettai con entusiasmo di accompagnare le magnifiche presenze create da
Marina con frammenti e brandelli di mie creazioni poetiche.
Tonino Guerra
La letteratura un tempo era detta “litterae”, ovvero lettere. Come scrisse
Sergey Averintsev «la letteratura più consapevole non può essere indifferente
all’atmosfera psicologica che emerge dalle caratteristiche dell’antica
rappresentazione, le iscrizioni di geroglifici o lettere, i fogli di papiro o
pergamena, i materiali di un rotolo o un codice. Questa atmosfera psicologica è
l’aria della letteratura». Inoltre, io aggiungerei, è l’aria della
creatività, almeno nel caso della cultura russa, con il suo inerente
logocentrismo (anche se, ovviamente, non possiamo dimenticare le influenze
orientali e occidentali). Osip Mandelshtam sottolineò che «per noi la
scomunica dal linguaggio è equivalente alla scomunica dalla storia».
Tornando al periodo precedente, a Gutemberg, Marina Azizian conta sulle sue
mani. La sua tecnica favorita, cucire, è riscoperta non tanto come forza quanto
come strumento per «dita visuali», come un’opportunità per ritornare alle
radici della creazione (ancora una volta lasciateci ricordare l’originale
affinità fra rappresentazioni e scritti). Le sue composizioni letterarie fanno
rivivere immagini di antiche lingue: greco, latino, armeno e russo. Le parole
creano letteralmente immagini e le sviluppano sul cotone, mentre bellissimi
pensieri restituiscono alle parole il loro impeto creativo (un’analogia con le
iniziali dei manoscritti medievali e inevitabile e naturale), la bellezza del
senso creativo.
Tuttavia, Marina non è sorda ai linguaggi contemporanei. È decisamente
difficile descrivere le sue varie composizioni. Abbiamo bisogno di spiegare le
metafore? Le riproduzioni parlano da sole, ma è egualmente chiaro che nessuna
stampa può rivaleggiare con gli originali realizzati a mano da Marina Azizian.
Sergey Daniel
Marina Azizian
Marina Azizian è una artista che collabora con noti registi e coreografi
teatrali, realizzando un gran numero di opere in luoghi come il Teatro Bolshoi
di Mosca (Il lago dei cigni, La Bohème). Ha lavorato anche nel cinema per
numerosi film (Monologue, Kain XII, L'ospite, solo per citarne alcuni).
composizioni che riguardano l’alfabeto intendono ridare attenzione ed
espressività alla dimensione visiva delle antiche lingue quali il greco, il
latino, l’armeno e il russo. Le immagini dei suoi arazzi nascono dalle lettere
di un alfabeto ma in esse le radici di diverse culture si intersecano e si
fondono in un insieme armonico.
Grandi e piccole composizioni, semplici o complesse, create dai tessuti cuciti o
intrecciati, incarnano insieme la forza della Sacra Scrittura, della mitologia,
dell’arte arte popolare. Dietro a una sola lettera si può sentire tutta una
orchestra di idee, di fede e di tradizioni.
Un posto speciale nelle opere di Marina Azizian è riservato alle lettere e ai
crittogrammi: decorati con vari motivi, soprattutto floreali. Il suo lavoro
condotto con la precisione del gioielliere si basa sulla combinazione dei
tessuti con il suo ricamo.
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