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La
masseria delle allodole vede per la prima volta il compositore Giuliano
Taviani alle prese con la partitura di un film diretto dal padre Vittorio e lo
zio Paolo. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire, vista l'ottima qualità del
prodotto e la certosina cura filologica di Giuliano nel ricreare suoni ed
atmosfere in grado di fondersi al meglio con le immagini puntate alzo zero sulle
vicende legate al genocidio del popolo armeno all'inizio del secolo scorso.
Partendo dal proposito di puntare su un lirismo struggente e di commento, la
colonna sonora agisce su due versanti: il primo, collettivo e di
"massa", è rappresentato efficacemente dalla Czech National Symphony
Orchestra condotta da Jan Chalupecky e racchiude il dolore, l'ansia e la
sofferenza protratta fino all'insostenibile di un intero popolo. Un percorso nel
dolore che sembra ineluttabile, preannunciato e affermato in tutto il suo orrore
dalla traccia 2, Turan, il cui
incedere impetuoso e incalzante a base di fiati, contrappunto d'archi e
percussioni inseriscono un elemento di tragedia affatto lenito da Avetis,
impregnata di una calma foriera di tempesta, o come Croci
e Sonagli dove, ancora una volta,
ogni elemento dell'orchestra fa vibrare il proprio strumento alla ricerca del
pathos più spasmodico.
Sull'altro versante, il recupero della dimensione interiore dei personaggi,
della loro sofferenza spirituale ancor prima che fisica, non può che passare
attraverso il recupero di strumenti e melodie che sono la quintessenza del
patrimonio culturale armeno. Ecco spiegata la presenza nello score del duduk,
strumento a fiato a doppia ancia, simile all'oboe, dal suono caldo e melodioso,
in grado di propagarsi per gli spazi più sconfinati e gridare lancinanti grida
di dolore. A suonarlo è Gevorg Dabaghyan, uno dei migliori conoscitori dello
strumento, fortemente voluto da Giuliano Taviani al punto da contattarlo a
Yerevan e incidere sul posto. Ottima idea e altrettanto ottimo risultato: brani
come Agon, Legno
di albicocco,
Assadour, lasciano qualcosa dentro
che non si dimentica.
Un'ulteriore menzione merita la bella voce di
Valentina Karakhanian
, che in Hayrik Jan,
uno dei pezzi più belli del disco, esce letteralmente fuori dal coro in
background con un'interpretazione dissonante e dolente. Un canto, quello della
Karakhanian, che apre e chiude il CD con il lirismo di Ov
Sirun Sirun, canto
popolare armeno, brano perfetto per rendere al meglio la circolarità di una
ferita che si apre per poi richiudersi senza che, apparentemente, sia mai
successo nulla.
Ma ben altro significato di desolazione e morte sembra percepire, a così breve
distanza dal primo ascolto.
LA MASSERIA DELLE ALLODOLE
– ORIGINAL MOTION PICTURE SOUNDTRACK
Gianluigi Ceccarelli
Scheda:
di
Giuliano Taviani
Track
listing:
1. Ov Sirun Sirun 3:16
2. Turan 1:47
3. Avetis 2:53
4. Allodole 3:01
5. Hayrik Jan 3:02
6. Assadour 1:34
7. Kochari 2:30
8. Mez Yeghern 3:41
9. Agon 2:43
10. Croci 3:14
11. Sonagli 1:35
12. Legno Di Albicocco 2:36
13. Mez Yeghern (Versione Fotografie) 1:02
14. Agon (Versione Siretzi Yares Daran) 1:52
15. Mehter Marsi 1:21
16. Allodole (Quintetto) 2:36
17. Ov Sirun Sirun (Versione Titoli Di Coda) 4:38
Durata totale: 44:03
Etichetta: CAM
Anno: 2006
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