Accordo Ue -Turchia. Un Commento a caldo 3/10/2005

Come era nelle  previsioni dei maggiori opinionisti politici, il Consiglio Europeo – sotto la presidenza di turno inglese – ha raggiunto, nel tardo pomeriggio di lunedì 3 ottobre, un accordo con Ankara per l’avvio delle trattative di adesione della Turchia.

 

La data, già fissata nello scorso mese di dicembre,  è stata quindi rispettata; ma l’intesa, lungi dagli ottimismi di dieci mesi or sono, è stata raggiunta al termine di febbrili consultazioni, di nette prese di posizione, di rotture sfiorate.

La decisione finale è frutto di calibrati aggiustamenti diplomatici che hanno rimarcato, in primo luogo, le perplessità  e le diffidenze verso l’allargamento.

 

E’ dovuta, persino, intervenire la Casa Bianca – nella persona del Segretario di Stato  Rise – per  spingere i Venticinque  verso questa decisione.

 

Ed il governo Erdogan, che in un primo tempo aveva puntato i piedi e  addirittura  minacciato il ritiro dai colloqui, ha dovuto prendere atto che dall’Europa non poteva arrivare alcun altra più favorevole proposta; di fronte al rischio di un totale fallimento dei negoziati, la Turchia si è trovata costretta ad  accettare la mozione presentatale.

 

Ha bussato alla porta dell’Europa che, dopo lunghi conciliaboli, le è stata aperta, ma è stata fatta accomodare in sala d’attesa.

E lì rimarrà senz’altro per molti anni ancora, finchè non avrà risolto i suoi problemi interni ed internazionali e non avrà dato piena dimostrazione di essere pronta ad essere accolta nel salotto buono del continente europeo.

 

Il rafforzamento della verifica delle capacità di assorbimento dell’UE di nuovi membri” come recita il protocollo d’intesa, ha sicuramente valenza economico finanziaria ma altresì importanti implicazioni politiche.

 

Nonostante autorevoli sponsor, il cammino della Turchia sarà tutt’altro che agevole.

 

E, come sottolinea l’agenzia Reuter “la tortuosa natura dell’accordo potrebbe lasciare un gusto amaro in entrambe le parti, preannunciando anni di sottili negoziazioni, in un clima di reciproco disincanto”

 

Nel momento di scrivere, a caldo, queste brevi note di commento non sappiamo se l’intesa raggiunta abbia toccato aspetti delicati della questione; probabilmente il Consiglio ha evitato di affrontare, in maniera diretta, argomenti che potessero urtare la suscettibilità di Ankara  trasformandosi in un ostacolo insormontabile alla firma dell’accordo.

 

Ma, anche alla luce dei recenti pronunciamenti del Parlamento Europeo, è fuor di dubbio che nei prossimi anni la Turchia sarà costretta a rivedere le proprie posizioni nazionaliste, ad accettare una soluzione per Cipro, a risolvere il problema curdo, ad accantonare una volta per tutte l’atteggiamento negazionista sul Genocidio armeno.

 

Su quest’ ultimo aspetto, starà alle Comunità armene mantenere vigile l’opinione pubblica europea, ricordando ad essa i gravi risvolti – morali prima ancora che storici –  della attuale posizione turca.

 

Noi , saremo per sempre in prima linea, per il diritto alla memoria.  

Ufficio Stampa Consiglio per la Comunità Armena di Roma