A proposito delle "Relazioni Turco - Armene" (27.02.08)

Siamo spiacenti dover constatare che ancora una volta la comunità turca tramite la propria rappresentanza diplomatica in Italia  ha perso l’occasione per allacciare quel tanto auspicato dialogo con gli armeni.

 

Ne è la prova quanto è emerso durante il Convegno svoltosi il 27.02.08 presso la Camera dei Deputati e specificatamente le dichiarazioni del Professor Turkkaya Ataov spedito per l’occasione a Roma dal Governo Turco per esporre le “improbabili” tesi negazioniste. 

 

Un Convegno che aveva per  titolo  “Le relazioni turco – armene” ma al quale partecipavano storici e ricercatori provenienti solo da parte turca senza che ci fosse la presenza di una controparte armena. 

Quali “relazioni” allora? Quelle che la Turchia intraprenderebbe con l’Armenia chiudendo unilateralmente dal 1994 ad oggi le proprie frontiere con la repubblica caucasica mettendo a dura prova l’economia e la stessa sopravvivenza della popolazione?  O quella diplomatica, più volte evocata dal Presidente Armeno per l’istituzione di una commissione diplomatica bilaterale mai accettata da parte della diplomazia turca?.

 

Se l’intenzione era quella di parlare di “relazioni” ci sarebbe voluto il presupposto che questi almeno esistano, altrimenti sarebbe stato più opportuno e corretto intitolare il Convegno “le NON relazioni turco-armene” titolo più appropriato e credibile.

 

Durante il dibattito è emerso poi che il genocidio del 1915 compiuto da parte del governo turco di allora contro la minoranza armena non è mai esistito e che questa realtà è semplicemente frutto dell’immaginazione  delle potenti (!) lobby armene.

 

Domanda: i due milioni di armeni che vivevano da sempre in terra Anatolica che fine hanno fatto? Perché all’indomani delle deportazioni (non possono essere definite spostamento di popolazioni) i loro beni, e non quelli dei turchi, furono confiscati dallo Stato? Perché durante la "cosidetta" guerra e i combattimenti sono morti ben un milione e cinquecentomila di soli armeni? E perché tra questi vi erano anche donne, vecchi e bambini? Infine perché nel 1919 fu proprio il tribunale militare turco a condannare in contumacia i diretti responsabile del piano di sterminio organizzato e compiuto contro i cittadini armeni dell’impero? E perché il termine “Genocidio” fu coniato da Raphael Lemkin in chiaro riferimento ai fatti avvenuti nel 1915?.

 

La Turchia continua a negare con tutte le sue forze e a suon di quattrini una verità ormai acclarata da tutti e confortata da documenti storici inconfutabili, di provenienza anche turca.

 

Una negazione di Stato, imposta con la forza dall’alto, con strumenti coercitivi quale il famigerato articolo 301 del codice penale turco. Ma il popolo turco si sta svegliando da un letargo durato fin troppo, sta aprendo gli occhi e sta capendo da quale parte stia la verità.

 

I vari Pamuk, Shafak, Akcam, Belge ecc…sono solo alcuni nomi che  appartengono a quella classe intellettuale che in Turchia ha  avuto il coraggio, anche a rischio della propria incolumità, a denunciare le falsità di Stato ed ammettere la realtà storica dei fatti… altri li seguiranno.

 

La proposta di  creare una commissione congiunta di storici per determinare la verità non solo è offensiva nei riguardi della storia ma è l’affermazione della negazione stessa.

Continuare a negare l’innegabile non potrà portare la classe dirigente della Turchia da alcuna parte se non in quel vicolo cieco della sua stessa storia.   

Un dialogo costruttivo è si auspicabile ma senza calpestare principi di verità e giustizia. 


 

>> NE/Genocidio armeni, storico turco: documenti negano vi sia stato - Apcom 27.02.08

 

>> Questione armena: Roma «apre» il dialogo - Avvenire 28.02.08