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C
I A O H R A N T
vittima
della verità!!!
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Il
Consiglio per la
Comunità armena di Roma , appresa la terribile
notizia dell’assassinio di Hrant Dink, si unisce al
dolore degli armeni di tutto il mondo.
L’uccisione
di un giornalista rappresenta sempre un fatto tragico,
legato al tentativo dei criminali di limitare la libertà
di parola e di pensiero.
L’assassinio
di Dink, giornalista armeno in Turchia, assume ancora più
tragica rilevanza se solo si considera il suo impegno da
sempre profuso a favore del dialogo e della tolleranza.
Nato
il 15 settembre 1954, dopo aver frequentato le scuole
armene, si laureò in zoologia pur continuando a
dedicarsi agli studi di filosofia.
Dal
1996 è stato direttore responsabile di Agos , giornale
bilingue della comunità armena di Istambul, dalle
colonne del quale si è sempre battuto per la ricerca
del dialogo tra turchi ed armeni e tra Turchia ed
Armenia.
Nonostante
questo suo impegno, non è sfuggito alle mire del
famigerato art. 301 del codice penale turco ed è finito
sotto processo e condannato a sei mesi di prigione (con
la condizionale) nell’ottobre del 2004 con l’accusa
di “lesa turchicità”.
Il
suo carattere mite è evidenziato dalle parole che
pronunciò, a caldo, dopo la sentenza: “ se la mia
condanna verrà confermata significherà che ho
insultato questa gente e sarà un grande disonore per me
restare nello stesso paese. Quello che è successo è
inconcepibile”.
La
sua morte è frutto della cultura dell’odio verso gli
armeni che ancora resiste nelle
frange estremiste della società turca; un odio
alimentato dal potere di Ankara, da una mentalità
ancora troppo nazionalista, da un orgoglio turco che non
si piega neppure
davanti alle pagine più tragiche della storia come il
genocidio degli armeni.
Ma
l’assassinio di Dink è, purtroppo,
anche il frutto di quell’opportunismo politico,
di quegli interessi economici, di quella indifferenza
che alberga in taluni settori della società europea ed
italiana.
Il
Consiglio per la
Comunità armena di Roma nel mentre piange Hrant
Dink, si augura che il suo sacrificio non sia vano; che
i suoi assassini siano prontamente assicurati alla
giustizia, che il governo turco abbia la forza morale di
condannare l’episodio e di cancellare immediatamente
– logica risposta alla violenza - quel mostruoso art.
301 in nome del quale ogni giorno si celebrano processi...
e ora ammazzano persone.
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