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IN
RICORDO DI HRANT DINK
a
due anni
dell’assassinio
19.01.2007 – 19.01.2009
Lunedì 19 gennaio
ricorre il secondo anniversario della morte del giornalista armeno Hrant Dink,
barbaramente assassinato ad Istambul sotto la redazione del suo giornale “Agos”
(“Il Solco”).
Dink, uomo del dialogo, fu
ucciso da un giovane estremista di Trebisonda, città dell’Anatolia orientale
teatro di altri angoscianti fatti di sangue (omicidio di don Santoro).
Come le prime indagini hanno
dimostrato è emersa una rete di connivenze tra apparati segreti, esercito,
istituzioni, gruppi politici estremisti (“Lupi Grigi”) che ancora controllano
vasti settori della società turca.
Emblematica la foto
dell’assassino circondato dai volti sorridenti dei poliziotti che lo avevano
arrestato e che manifestavano chiara continuità ideale con il reo.
La situazione in Turchia, a
due anni dall’omicidio di Dink, è la seguente:
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La riforma del famigerato
articolo 301 del codice penale turco (“Attentato alla turchicità”)
è stata, come prevedibile, solo parziale: un colpo di maquillage davanti
all’Europa per rifare il trucco al sistema ed attenuare gli effetti di un
obbrobrio giuridico. In effetti continuano ad essere intentati processi a
carico di giornalisti ed intellettuali che si sono espressi “fuori dal
coro”.
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I tentativi di trasformare
la Turchia in un paese più democratico e libero (anche nel campo
dell’informazione) vengono costantemente repressi dall’apparato
istituzionale: ne è prova il coraggioso appello lanciato il mese
scorso da trecento intellettuali a favore di una riconciliazione con il
popolo armeno. Gli organi istituzionali si sono espressi in maniera
negativa, dal Presidente al Primo Ministro, sostenendo che “la
Turchia non deve chiedere perdono ad alcuno per il genocidio del 1915”.
Nonostante tale censura istituzionale, cresce, tuttavia, il numero di
cittadini turchi che cercano di abbattere la cortina del silenzio e sono
disponibili ad un riesame critico del passato storico del proprio paese.
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I recenti contatti
diplomatici tra la Turchia e la Repubblica Armena riguardano problemi per i
quali il mutato scenario politico internazionale suggerisce una soluzione:
la riapertura della frontiera, chiusa unilateralmente dalla Turchia nel
1993, ed il contenzioso del Karabakh il cui diritto all’autodeterminazione è
fuori discussione. Tali contatti e la ripresa di rapporti (con l’invito,
accettato, da parte del presidente armeno al suo omologo turco per assistere
ad un incontro di calcio lo scorso settembre) sono auspicabili e ben accetti
purchè non rappresentino un tentativo di cancellare, la memoria storica di
due popoli.
Il processo agli assassini
di Dink è ancora lontano da una sua conclusione; nel frattempo procede quello a
carico del successore di Dink alla guida di “Agos” (articolo 301)!
Ricordare Hrant Dink,
uomo e giornalista, è un esercizio di democrazia al servizio della libertà di
informazione.
Per tale ragione il “Consiglio
per la Comunità armena di Roma” ha istituito il Premio Giornalistico a lui
intitolato la cui seconda edizione si terrà venerdì 23 gennaio ore 17.30, in sal.
s. Nicola da Tolentino 17 a Roma, nella sala delle cerimonie del Pontificio
Collegio Armeno.
Questo riconoscimento ha lo
scopo di valorizzare l’opera dei giornalisti che non esitano a parlare di
questioni “spinose” qual è quella del genocidio armeno.
Un premio alla libertà di
informazione, dunque, ma contestualmente, un premio al coraggio ed alla onestà
intellettuale. Lo stesso coraggio che ha condotto valorosi uomini, come Hrant
Dink, (ma anche il Nobel Pamuk e tanti altri scrittori, giornalisti ed
accademici) a non tacere.
La prima edizione del Premio,
tenuta il 19 gennaio del 2008 in occasione del primo anniversario
dell’assassinio di Dink, in collaborazione con l’associazione “Reporter Senza
Frontiere”, ha visto premiati i giornalisti Roberto Olla del TG1, Flavia Amabile
e Marco Tosatti di La Stampa.
Il riconoscimento per la
seconda edizione sarà assegnato alle giornaliste: Patrizia Alberici di
“Radio Rai” e Caterina Maniaci di “Libero” in presenza dell’Incaricato
d’Affari dell’Ambasciata armena in Italia Dr. Dikran Samuelian, del
Rettore del Pontificio Collegio Armeno Mons. Joseph Kelekian e del
delegato del Sindaco di Roma per le pari opportunità e per i rapporti con il
mondo cattolico On. Lavinia Mennuni.
Con l’occasione verrà
presentato anche il volume “Il sangue dell’agnello – reportage fra i
cristiani perseguitati in Medio Oriente”, in presenza dell’autore Rodolfo
Casadei e dell’ Editore Angelo Guerini.
Casadei è inviato speciale
del settimanale Tempi. E’ andato personalmente a vedere e sentire i cristiani in
difficoltà e che subiscono ogni forma di vessazione in Turchia, Giordania,
Siria, Libano e soprattutto in Iraq…. Ci offre una documentazione
giornalisticamente ineccepibile. E’ stato uno degli ultimi reporter occidentali
ad aver intervistato Hrant Dink prima del suo vile assassinio. Il primo
capitolo del libro testimonia proprio quest’incontro.
La manifestazione è patrocinata da
Ambasciata Armena in Italia e Pontificio
Collegio Armeno,
in collaborazione con
Guerini & Associati.
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