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Ci risiamo. Si avvicina il 24 aprile ed il
Governo di Ankara si ricorda delle sue amicizie e li rievoca
a modo suo ribadendo minacce e avvertimenti.
Basta un piccolo cenno su un argomento come
il genocidio degli armeni. Apriti cielo. E’ a rischio
“l’amicizia”.
Il Congresso americano si appresta a votare
una mozione che riconosce i fatti del 1915 come genocidio.
E’ un "danno alle relazioni" tra i due Stati (quello
americano e quello turco). Anzi, si rincara anche la dose,
qui sono a rischio addirittura i protocolli d’intesa siglati
lo scorso ottobre a Zurigo tra la stessa Armenia e la
Turchia.
Alt che nessuna si muova. La decisione che
sarà presa nei prossimi giorni (4 marzo) dalla Commissione
Esteri del Congresso degli Stati Uniti d’America riguardante
il genocidio armeno è sbagliata. Chi lo dice? Lo ha
decretato il Premier Erdogan. Anzi ha provveduto ad inviare
subito una delegazioni negli States con l’intento di
scongiurare il voto favorevole .
Ma come? Non era la diplomazia turca ad aver
evocato (lo scorso ottobre) a gran voce che si facesse luce
su questa tragica pagina del passato?
Ma allora perché ogni volta che qualche
istituzione si accinge a pronunciarsi in merito tutto
l’apparato governativo turco si mobilita per bloccare o
impedire tale pronunciamento?
Perchè non lasciare che
le istituzioni lavorino in pace.
Perchè le minacce?
Perchè le estorsioni?
Cosa c’è da temere?
E’ proprio vero non è facile avere degli
scheletri nell’armadio.
Nasconderli per 95 anni è ancora più
difficile.
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