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Gli armeni sino all'inizio del secolo erano l'etnia maggioritaria in
Anatolia orientale; in un quarto di secolo sono pressoché scomparsi. Maremoto?
Terremoto ? Cataclisma? Peste? No. La risposta sta in una parola definita
dall'ONU nel 1948 " Genocide ". L'Enciclopedia Italiana Treccani
"L'Asia Minore è quale l'hanno voluta i turchi: vuota di armeni".
Le atrocità commesse dai turchi nei loro confronti portarono gli alleati
ad introdurre il concetto di "crimes against humanity" in seguito
usato durante il processo di Norimberga. Il
massacro degli armeni nel rapporto della Commissione dei Diritti dell'Uomo
O.N.U. settembre 1973 - viene
definito come il primo genocidio del XX secolo.
L'impero
ottomano alla fine del XIX secolo, è uno stato in disfacimento, la corruzione
serpeggia in ogni angolo dell'impero, che in breve tempo ha visto scomparire i
suoi domini in Europa con la nascita, dopo secoli di barbara oppressione, degli
stati nazionali balcanici. I turchi, che si erano installati nell'Anatolia
greco-armena di cultura millenaria, paventano la possibilità di rivendicazioni
elleniche sulle coste dell'Asia Minore (Smirne e Costantinopoli) e soprattutto
la nascita di una Nazione Armena.
Quando
Abdul Hamid sale al trono, nel 1886, l'impero ottomano conta grandi minoranze
cristiane. I turchi e le popolazioni assimilate non riescono a raggiungere il
40% dell'intera popolazione anatolica. In Asia Minore le minoranze etniche sono
costituite da greci, armeni ed assiri. Gli armeni sono concentrati nell'est
dell'impero dove, già dall'indipendenza greca 1821, la Sublime Porta
(sultanato) ha fatto insediare tutti i mussulmani dei territori ottomani che via
via venivano persi. Gli armeni non richiedono l'indipendenza ma solo uguaglianza
e libertà culturale. Abdul Hamid viene duramente sconfitto dai russi. Le
conseguenze per l'impero non sono gravi poiché il primo ministro inglese
Disraeli, spinto dalla tradizionale politica filo turca del suo paese,
fa sì che non si venga a formare uno stato armeno libero ma solo che
vengano garantiti i diritti personali dei singoli.
L'Inghilterra ottiene l'isola di Cipro. Il sultano, temendo una futura
ingerenza europea nella questione armena e la ulteriore perdita di territori, dà
inizio alle repressioni.
Tra
il 1894 e il 1896 vengono uccisi dai due ai trecentomila armeni ad opera degli
Hamidiés (battaglioni curdi appositamente costituiti dal sultano)senza contare
conversioni forzate all'Islam che però non hanno seguito. A causa delle
persecuzioni si assiste ad una forte ondata emigratoria.
E' l'inizio di una serie di massacri che durerà, in maniera più o meno
forte, per trent'anni sotto tre
regimi turchi diversi. L'atteggiamento Europeo è d'immobilismo, poichè ogni
nazione ha paura che un'altra assuma maggior rilevanza nello scacchiere
caucasico e medioorientale.
Un nemico ancor più temibile del sultano si stava preparando, "i
giovani turchi" ed il loro partito "Unione e Progresso" ( Ittihad
ve Terakki) . Questi, che avevano studiato in Europa, si erano imbevuti delle
dottrine socialiste e marxiste che avevano elaborato "turco more". La
perdita dei possedimenti europei indicava loro - quale possibilità di
espansione - il ricongiungimento ai
popoli di etnia turca che vivono nell' Asia centrale:tartari, kazachi, uzbechi
ecc.E' principalmente da queste due matrici culturali che nasce l'Ideologia del panturchismo
o panturanesimo.(Il Turan è il focolare della nazione turca da cui i turchi
sono giunti, dopo una lunga marcia durata secoli, in Asia Minore) Dal marxismo i
"Giovani turchi" avevano preso l'idea di uguaglianza, ma "summum
ius, summa iniuria" per essere tutti uguali devono essere tutti ottomani e
per essere tutti ottomani bisogna essere tutti turchi e mussulmani. Dalla
constatazione dell'impossibilità del mantenimento e dell'espansione dei domini
europei, essi rivolgono la loro attenzione ai turchi delle steppe dell'Asia
centrale e mirano al ricongiungimento con essi per dare vita ad un entità
panturca che possa andare dal Bosforo alla Cina.Gli ostacoli, che si frappongono
a queste mire di formazione di un blocco megalitico turco, panturanico, sono
costituiti da armeni e curdi. I curdi però, pensano i giovani turchi, sono
mussulmani e non posseggono una forte cultura, possono essere quindi assimilati
facilmente; gli eventi del nostro tempo mostrano tragicamente altro. Gli armeni,
oltre a essere cristiani malgrado le molte e spietate persecuzioni, posseggono
anche una cultura millenaria, non possono essere assimilati ed inoltre la
loro presenza impedisce l'unificazione con gli altri turchi. Vanno quindi
eliminati.
Questi
concetti vengono magistralmente espressi da una valutazione del 1915 del
viceconsole tedesco Dr.Max Scheubner Richter, comandante ed ufficiale di
collegamento di una forza speciale turco-tedesca incaricata di azioni di
guerriglia, e dall'ambasciatore austriaco Pallavicini. Ssheubner Richter così
asserisce "Ho condotto una serie di conversazioni con eminenti personalità
turche, queste sono le mie impressioni: una larga parte dell'Ittihad pensa che
l'impero turco dovrebbe essere basato sul principio dell'Islam e del
panturchismo. I suoi abitanti non mussulmani e non turchi dovrebbero essere
islamizzati con la forza o distrutti". Il Pallavicini riporta che, in
maniera fortemente confidenziale(streng vertraulich), il Gran Visir gli aveva
esposto la sua contrarietà alla politica di Talaat Pascià (capo dell'Ittihad)
nei confronti degli armeni e di non passare sopra la tendenza di dar forma ad
uno stato nazionale distruggendo gli elementi estranei (durch vernichtung der
fremden Elemente). In tal modo scrive Winston Churchill "In
1915 the Turkish government began and ruthlessly carried out the infamous
general massacre and deportation of Armenians in Asia Minor….the clearance of
the race from Asia Minor was about as complete as such an act, on a scale so
great, could will be… There is no resonable doubt that this crime was planned
and executed for political reasons. The opportunity presented itself for
clearing Turkish soil of a Christian race opposed to all Turkish ambitions,
cherishing national ambitions that could be satisfied only at the expense of
Turkey, and planted geographilly between Turkish and Caucasian Moslems".
Per
portare avanti questo progetto non era pensabile di appoggiarsi al "sultano
rosso", poiché il suo governo
era corrotto e debole c'era invece bisogno
di un governo forte e privo
di remore. L'ironia della sorte vuole
che proprio gli armeni diano una mano all' Ittihad
per raggiungere il potere. I giovani turchi infatti, mentre segretamente
tramavano l'omicidio di massa (Massenmord, secondo il console tedesco di
Trebisonda Berfgeld) esternamente si mostravano liberali e laicisti. Gli armeni,
pensando all'avvicinarsi di uno stato garante delle libertà fondamentali
dell'uomo, appoggiano così i loro carnefici, i quali nel 1908 con un colpo di
stato prendono il potere. In questo periodo gli armeni ottengono, solo
teoricamente, uno status di cittadini a tutti gli effetti e nell'Armenia
vengono formate sei entità vagamente autonome, chiamate
villayet. Il colonnello
tedesco Stang afferma nel 1915 che la "deportazione e l'annientamento degli
armeni erano stati decisi dai
giovani turchi a Costantinopoli (Die Austreibung und Vernichtung der Armenier
war vom jungtürkischen Komitee in Kostantinople beschlossen) ed è anche
convinto che il genocidio era stato premeditato da lungo tempo (Einen lang
gehegten Plan).
I
giovani turchi avviano una prova generale del genocidio nell'aprile del 1909, le
vittime sono trentamila. I giovani turchi impongono la dittatura militare nel
1913 Djemal, Enver e Talaat (il triumvirato della morte)
sono i ministri della Marina, della Guerra e dell'Interno. Ormai hanno
pieni poteri per dirigere lo stato, possono pianificare il genocidio
perfetto. Al convegno di Tessalonica dell'Ittihad del 1819 ottobre del 1910
con sei discorsi il Ministro degli
interni Taalat, prima della convezione segretissima della Politbüro del partito
delinea il principio di omogeneizzazione della Turchia tramite la forza delle
armi. In quella segreta si organizza il genocidio.
In
primo luogo intervengono nelle attività parlamentari facendo approvare una
legge che permette lo spostamento di popolazioni in caso di guerra ed inoltre il
ministro Enver dà vita ad un'organizzazione speciale (Teškilati Mahsusa),
il cui scopo ufficiale è quello di
effettuare azioni di guerriglia in tempo di guerra, in verità
si tratta di una vera e propria macchina di sterminio . Enver assolda
trentamila avanzi di galera, come asserisce il colonnello tedesco Stang (entlassene
Sträflinge). Viene messa in atto una rete segreta di comunicazione, che si
avvale di un codice segreto, praticamente sarà articolata come segue: per
impartire l'ordine di sterminio ad ogni comando della gendarmeria si manderà un
messaggio ufficiale in cui si dirà di proteggere gli armeni, la scusa ufficiale
sarà infatti quella del trasferimento
per motivi bellici, e contemporaneamente un messaggio cifrato che invece ne disporrà la carneficina
con la clausola di distruggere quest'ultimo in modo che non ne rimanga
traccia. Poiché alcuni paesi europei minacciavano ritorsioni in caso di
pericolo per gli armeni, alcuni di questi documenti si salvarono perchè gli
esecutori volevano avere qualcosa che provasse che avevano obbedito agli ordini.
Questi documenti saranno usati nel processo di Costantinopoli.
I
giovani turchi non potevano
intraprendere la loro politica di annientamento (Vernichtungspolitik secondo il Feldmareschall, Paul von
Hindenburg), dovevano aspettare un'occasione favorevole. Tale occasione è la
guerra, perché nessuna potenza sarebbe potuta intervenire a causa di questa.
Taalat Pascià, parlando al Dr. Mordtman in merito all'abolizione di ogni
concessione a favore degli armeni, asserisce infatti: "C'est le seul moment
propice". All'entrata si oppongono i partiti armeni, ma ogni sforzo è
vano. I giovani turchi iniziano la loro follia e per gli armeni inizia il
METZ YEGHERN (IL GRANDE
MALE). Con questo nome gli armeni chiamano il loro genocidio. In sei mesi i
turchi uccideranno da un milione e mezzo a due milioni di armeni.
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