Umberto Zanotti Bianco, la Puglia e l'Armenia, un convegno a Roma ricorda un legame antico di Luigi A. Fino

Umberto Zanotti Bianco, la Puglia e l’Armenia, un convegno a Roma ricorda un legame antico.

Un importante convegno a Roma organizzato dall’ANIMI.

 

Con vivo piacere abbiamo accolto l’invito rivoltici dall’Associazione nazionale per gli interessi del Mezzogiorno d’Italia, ANIMI, che ha organizzato a Roma nella splendida cornice di Palazzo Santacroce-Pasolini sede dell’Istituto Italo-latino Americano giovedì 4 c.m. un convegno internazionale sulla figura del Conte Umberto Zanotti Bianco, esponente politico di primo piano della vita politica italiana dei primi decenni del novecento. Nel corso dei lavori congressuali è stata ricordata la sua infaticabile opera per la tutela dei popoli oppressi ed, in questa sede congressuale, l’impegno per gli Armeni concretizzatosi in specie nella creazione del Villaggio Nor Arax, alle porte di Bari.

Zanotti Bianco era un mazziniano duro e puro e l’offerta di ospitalità agli Armeni era improntata ad una temporanea naturalizzazione senza completa assimilazione. Prova ne sei che sul villaggio armeno di Bari sventolò sempre la bandiera nazionale armena e che furono tenuti orsi di lingua e cultura armena, a cura di Hrand Nazariantz.

 

Ancora oggi non molti a Bari ed in Puglia conoscono il Villaggio Nor Arax, in Via Amendola. In questo centro di raccolta i pugliesi accolsero in più riprese i profughi armeni sopravvissuti allo sterminio messo in atto dai Turchi, in più riprese, sin dalla fine dell’ Ottocento. Sono tuttora ben visibili le ultime costruzioni di quel campo profughi sorto nel 1926 per volere del ministro Luzzato e costituito prima solo da un capannone vicino ad una fabbrica di tappeti e poi da sei padiglioni di tipo Docher, residuati bellici germanici risalenti alla prima guerra mondiale, nella disponibilità italiana quali riparazioni di guerra.

Nei qualificati interventi, introdotti dal Presidente dell’ANIMI On.le Prof. Gerardo Bianco e coordinati dall’Ambasciatore Paolo Faiola, Segretario Generale dell’Istituto Italo-Latino Americano, è emersa una grande volontà di pace fra Turchi ed Armeni, qui rappresentati dai rispettivi Ambasciatori presso il nostro Paese ma anche da storici fra cui un ricercatore turco, Kemal Cycek, che ha sottolineato le responsabilità armene nell’innescare il “grande genocidio” ossia la terza parte dello sterminio che vide il massacro degli Armeni nella tragica cornice della Prima Guerra Mondiale, nonché esagerarne le proporzioni.

Gli esponenti Armeni di prestigiose Istituzioni culturali italiane hanno altresì portato contributi utilissimi anche per chi come noi studia il dramma di quEsto popolo già da diversi anni.

Le Prof.sse Gabriella Uluhogian e Anna Sirinian dell’Università di Bologna hanno delineato la figura di Hrand Nazariantz nel panorama culturale armeno ed italiano ed ancora la storia del villaggio Nor Arax dai documenti dell’ANIMI, mentre il Padre Boghos Levon Zekiyan, docente di armenistica nell’Università di Venezia, ha magistralmente delineato nel pomeriggio, nel corso del dibattito più squisitamente politico, le problematiche più spinose dei rapporti turco-armeni e le prospettive di pacificazione.

Gli esponenti politici italiani, Azzolini e Ranieri hanno inoltre sottolineato l’esigenza del riconoscimento del genocidio armeno da parte della Turchia anche alla luce dell’eventuale ingresso nella Unione Europea.

La storia dei rapporti fra Italia, e Puglia in particolare, ed Armenia non si limita all’accoglienza ricevuta dai profughi all’ indomani delle stragi in Anatolia.

Una prima fonte sicura attesta l’incoronazione a Roma, da parte dell’imperatore Nerone, del re armeno Tiridate I nel 66 d.C.

Successive tracce di presenza armena si riscontrano in epoca medievale, nell’ esarcato bizantino di Ravenna. Alcuni degli Esarchi, infatti, erano di origine armena come Narsete ( Nerses ) l’ eunuco,  541 – 568,  ed Isaccio ( Sahak ), 625 – 644.

Al primo si deve sicuramente la costruzione delle Chiese di San Teodoro e dei Santi Germiniano e Mena a Venezia. Successivamente comunità armene si riscontrano a Napoli, in Sicilia , a Gaeta, a Firenze.

In seguito gli Armeni raggiunsero la Puglia, negli ultimi decenni del X secolo, ossia al tempo della riconquista bizantina. Di quegli anni restano tracce in documenti notarili. Una testimonianza suggestiva ed importante, ma senza prove certe, vuole che fosse di origine armena Curcorio uno dei promotori nel 1087 della traslazione delle ossa di San Nicola da Mira a Bari. Agli inizi dell’XI secolo un chierico armeno di nome Mosè fece costruire in Bari la Chiesa di San Giorgio  nei pressi della Basilica di San Nicola. Nel 1008 – 1010 il Catapano di Bari fu un armeno: Giovanni della casata dei Curcuas ( Gurgen ). Nel 1011 l’armeno Leone Tornikos ( Tornik ) riconquistò Bari sotto le armi bizantine.

Nello stesso periodo tracce di presenza armene si ritrovano in Ceglie del Campo  e, successivamente, a Taranto nel XIV secolo con la Chiesa di Sant’ Andrea degli Armeni ed ancora a Matera con la chiesa rupestre di Santa Maria “de Armenis”, la cui realizzazione si deve con tutta probabilità ad un gruppo di armeni presenti in Lucania già nell’ XI secolo.

Fra il XII ed il XIV secolo la presenza armena in Italia si consoliderà grazie alle crociate ed al regno di Cilicia, per cui il contatto degli Armeni con l’ Occidente è diretto, ossia non più mediato dai Bizantini .

Val la pena di ricordare che per alcuni secoli l’ impero bizantino è stato in fondo un grande stato greco-armeno e di questa realtà testimoniano ampiamente le vicende pugliesi prima descritte.

 

Ritornando al villaggio Nor Arax, che ospitò stabilmente circa un centinaio di persone, esso fu abitato da armeni giunti a Bari a partire dal 1924 su navi stracolme di profughi provenienti dai campi di raccolta di Atene e Salonicco dove avevano trovato asilo dopo le stragi di Smirne. Altri profughi armeni giunsero direttamente da Smirne a Brindisi, altri raggiunsero Torino, Milano ed in particolare Venezia. Quattrocento orfane furono accolte dalle Suore Armene dell’Immacolata Concezione con l’ aiuto del Pontefice Pio XI che dispose che queste bambine venissero ospitate nel Palazzo Pontificio di Castelgandolfo, dove rimasero fino al settembre del 1923 per essere poi trasferite a Torino.

Fu il grande poeta Hrand Nazariantz, esule a Bari già dal 1913 perché condannato a morte in Turchia, ad organizzare la loro accoglienza. In quegli anni viveva a Bari anche il letterato Yenovk Armen che si recò in Grecia per offrire a rifugiati armeni la possibilità di trasferirsi a Bari per intraprendere la produzione di tappeti.

Grazie all’opera di sensibilizzazione svolta da Nazariantz si creò una disponibilità da parte del governo italiano e di alcuni privati fra cui l’ ing. Lorenzo Valerio ed il suo amico l’ avv. Scipione Scorcia, che costituirono  a Bari la “ Società Italo – Armena dei tappeti orientali“.

Lorenzo Valerio era proprietario, infatti, di un lanificio in contrada Graziamone, attuale Via Lattanzio, nel quartiere San Pasquale in Bari. La fabbrica di tappeti sarà annessa al lanificio.

Hrand Nazariantz riuscì ad ottenere dalla Società di navigazione Puglia il passaggio gratuito dal Pireo a Bari per i suoi connazionali.

Circa ottanta armeni giunsero così a Bari nel gennaio del 1924 ed altri quaranta arrivarono sei mesi dopo.

I fondi per le prime necessità degli esuli furono in primo luogo garantiti dall’ Associazione Nazionale degli interessi nel Mezzogiorno (Animi), fondata da Umberto Zanotti-Bianco, e dal Circolo filologico barese, diretto da Carlo Maranelli, geografo di origine napoletana.

Circa la vita e l’attività svolta a Nor Arax molto belle sono alcune pagine di Umberto Zanotti-Bianco che scrive, fra l’altro: “Donne e bimbe lavorano su grandi telai… Forse in questo silenzio si vive di cose morte che soverchiano il presente e si protendono feroci sull’avvenire”.

Il primo sito di asilo, come accennato, fu un capannone di una industria tessile dove poi i profughi lavorarono con eccellenti risultati. Un anno dopo la fondazione del campo Nor Arax, cioè nel 1927, l’ Acquedotto pugliese donò una fontana garantendo l’ acqua potabile.

Principale attività continuò quindi ad essere quella della tessitura che ebbe tale successo da filiare poi una scuola in Calabria ed una ad Oria, nel brindisino.

A quel tempo i principali Paesi produttori ed esportatori di tappeti erano la Grecia, la Turchia e l’ Iran. Grazie alla presenza di maestranze armene Bari divenne un centro di produzione così come, con ben altre proporzioni, Marsiglia dove si erano stabiliti circa trentamila Armeni.

Il 17 ottobre 1924 nel “foyer” del Teatro Margherita di Bari si svolse una  mostra di tappeti orientali prodotti dagli armeni esuli a Bari.

Non mancavano le testimonianza strazianti fra i profughi, come quella di Santukh, una donna armena che fu venduta ad un arabo dai turchi. Dopo aver visto morire di stenti o massacrati tutti i suoi sedici congiunti fu presa da otto donne arabe che la immobilizzarono e con cinque grosse spille le sfregiarono il viso.

E’ doveroso ricordare, se pur brevemente, la figura di Hrand Nazariantz cui si è accennato in precedenza. Nato nel 1886 ad Uskudar, nei pressi di Istanbul,  da una famiglia armena benestante, giunse a Bari nel 1913 per sfuggire alla condanna a morte  comminatagli in Turchia per la difesa dell’ identità nazionale del suo popolo.

Giunto in Italia strinse legami sia con esponenti della diaspora armena che con protagonisti della cultura italiana, francese ed inglese,  soggiornando anche all’ estero per motivi di studio. Particolarmente  intenso il rapporto di amicizia con G.P. Luchini e E. Cardile.

Dopo aver pubblicato presso la casa editrice Humanitas di Piero Delfino Pesce la versione italiana dei  “sogni crocefissi”, la raccolta “Vahakn” ed il poemetto dialogato “Lo specchio” visse un periodo difficile avendo perduto anche il posto di insegnante di inglese. Dopo il 1943 collaborò a Radio libera Bari, fondò la rivista “Graal” sulla quale scrissero fra gli altri G. Ungaretti ed Ada Negri e stese nel 1951 il “manifesto graalico” nel quale si affidava al primato dell’ arte assoluta la soluzione del rapporto intellettuale-società. Nel 1952 pubblicò infine la sua ultima raccolta di liriche: “Il ritorno dei poeti”.

Le ristrettezze economiche ricominciarono e lo accompagnarono fino alla morte pur sfiorando il Nobel per la letteratura nel 1953 con il poema “Grande canto della cosmica tragedia”. Alla fine degli anni ’50 fu ricoverato nell’ ospizio di Conversano e qui visse circondato dall’ affetto e dalla stima di alcuni giovani amici.

Morì a Bari nel 1962 e qui è sepolto grazie all’ intervento di altri esuli armeni, i  Timurian, che impedirono che le spoglie fossero disperse. Lasciò invece a Conversano tutto quello che aveva: libri, manoscritti, epistolario.

Inutile sottolineare che la vicenda umana e culturale di Nazariantz costituisce un eccezionale elemento di incontro fra Puglia ed Armenia.

Hrand Nazariantz fu sicuramente un uomo di frontiera esule in una terra di frontiera come la Puglia. Le linee teoretiche della sua ricerca poetica sono assai complesse: dal simbolismo francese di tipo ermetico, rosacrociano ed occultistico egli  cercò di operare una mediazione verso particolari forme di idealismo auspicando una palingenetica rinascita dell’ uomo che guarda dentro ma anche oltre la realtà, fino agli orizzonti irrazionali dell’ utopia.

Da quanto esposto fino ad ora crediamo sia scontato il rilevante e peculiare  apporto che l’ ingresso dell’ Armenia nella Unione Europea potrà offrirci.

La Puglia, in particolare potrebbe creare una serie di accordi bilaterali in svariati settori considerando che praticamente tutte le infrastrutture industriali, i trasporti, la rete alberghiera, gli ospedali e le strutture didattiche di ogni ordine e grado sono in via di ammodernamento.

Gli scambi culturali riserveranno altresì innumerevoli situazioni di incontro con questo popolo, considerando anche che la diaspora armena fornisce una serie di stimoli propositivi nei campi più diversi fra cui non possiamo non ricordare la medicina e l’ architettura, attività in cui da sempre l’ emigrazione armena si è particolarmente distinta in ogni parte del mondo.

Infine utile segnalare la specificità della posizione della Repubblica d’ Armenia, da sempre crocevia di enorme importanza geopolitica, cuore di una delle zone più importanti per il futuro della pace e dell’ Umanità.

Dott. Luigi Antonio Fino

Società Italiana per la Protezione dei Beni Culturali, SIPBC -  Sezione Puglia

COMITATO PUGLIA - ARMENIA